ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùconti in bilico

Sudafrica, dopo la sbornia mondiale arriva la bomba del deficit

Il paese è nel mirino di Fmi e agenzie di rating per il deterioramento della sua situazione economica e fiscale. Lo scorso ottobre il governo ha rivelato i numeri da allarme, con deficit in esplosione al 5,9% del Pil e stime di crescita tagliate allo 0,5% . Ma sul riscatto pesano gli anni di Zuma e il fardello delle compagnie pubbliche

di Alberto Magnani


Conte: il futuro dell'Africa è anche il futuro dell'Ue

5' di lettura

La nazionale sudafricana di rugby ha celebrato con una «maratona di festeggiamenti» la vittoria nella coppa del mondo in Giappone, consacrata dal 32 al 12 in finale contro l’Inghilterra. Il trionfo degli Springbok, però, è stato offuscato in fretta da altri numeri. Le istituzioni internazionali e le agenzie di rating stanno mettendo sotto pressione il governo del paese per il deterioramento della sua economia. L’ultimo monito è arrivato dal Fondo monetario internazionale: senza riforme immediate, a partire da una gestione più efficente delle compagnie statali, il Sudafrica si condannerà a un «prolungato periodo di bassa crescita». Lo scenario non è così irrealistico.

Nel suo budget di medio termine, un documento governativo sullo stato di salute delle finanze pubbliche, il ministero del Tesoro sudafricano ha evidenziato dati allarmanti sull’economia nazionale. Il deficit è destinato a lievitare nel 2019 al 5,9% del Pil, il valore più elevato dal 2008. Il debito pubblico, oggi fermo al 60%, sta «crescendo a un ritmo insostenibile» e dovrebbe sfondare il tetto del 70% entro il 2022-2023 e dell’80% entro il 2027-2028.

Le previsioni di crescita per l’anno in corso sono state tagliate allo 0,5%, una sforbiciata di un punto rispetto al +1,5% indicato in febbraio. Cyril Ramaphosa, il manager e militante anti-apartheid approdato alla presidenza nel 2018, aveva parlato di un «nuovo corso» per il paese dopo i nove anni catastrofici di Jacob Zuma. Ora sta cercando di ribaltare i rischi di stagnazione con l'annuncio di un maxi piano di investimenti da 100 miliardi di dollari nell'arco di cinque anni, per attrarre capitali esteri e stimolare la crescita. Ma i sintomi del malessere rimangono dove sono.

Le debolezze croniche del Sudafrica
Il Sudafrica si è affrancato solo l’anno scorso dall’era Zuma e la girandola di scandali che avevano affossato i nove anni in carica del delfino di Mandela. L’ascesa di Ramaphosa, a sua volta uomo fidato del «Madiba», è stata accolta con un segno di rottura rispetto a una presidenza che ha lasciato il paese a crescita zero e con una lunga serie di nodi irrisolti. Il più evidente è quello della corruzione, talmente radicata da essersi trasformata in un buco miliardario per i conti pubblici.

Secondo una stima dichiarata dallo stesso Ramaphosa in una conferenza con il Financial Times, le «ruberie» dell’era Zuma sono costate l’equivalente di 34 miliardi di dollari, mentre lo stesso ex presidente è sotto processo per un accordo illecito di rifornimenti militari da 2,5 miliardi di dollari. Era prevedibile che la battaglia di risanamento di Ramaphosa iniziasse dal risanamento morale della classe politica, anche se l’illegalità che permea i vertici non è il ”solo” problema sulle spalle del paese.

Disoccupazione in salita e crescita al palo
La corruzione è il suggello di un sistema che fa acqua da tutte le parti. La disoccupazione veleggia intorno al 29%. Il paese è spaccato da disuguaglianze sociali profondissime. La crescita arranca,in controtendenza rispetto al ritmo di espansione complessivo ingranato dall’Africa Sub-sahariana (+3,6%, con picchi del 7,5% in Ghana e del 7% in Etiopia). Il gettito fiscale rimarrà sotto le attese nel 2019, con una quota del 4% di entrate in meno (53 miliardi di rand, circa 3,5 miliardi di dollari Usa). In parte pesa lo stesso rallentamento della crescita, con un Pil rimasto piatto nei primi due trimestri dell’anno. In parte incidono volumi imponenti di evasione e un sistema di riscossione a dir poco fallace.

Il debito è gonfiato dai piani di soccorso di compagnie nazionali come Eskom, il servizio pubblico di energia elettrica, destinatario di un intervento di 23 miliardi di rand (circa 1,6 miliardi di dollari Usa) solo fra 2020 e 2022 e di 230 miliardi di rand (circa 16miliardi di dollari) spalmati su un decennio. L’obiettivo del governo è rimettere in sesto un colosso che si è trasformato in una palla al piede per i conti pubblici, “grazie” a costi operativi fuori controllo (230 miliardi di rand, l’equivalente di 8,5 miliardi di dollari solo nel 2017-2018) e un debito di proporzioni monstre (400 miliardi di rand, l’equivalente di circa 27 miliardi di dollari).

Le entrate sono costantemente sotto le attese a causa di un circolo vizioso che si è creato negli anni: visto che i ricavi languono, la proprietà aumenta le tariffe; visto che le tariffe aumentano, i clienti tendono a non pagarle, riducendo così le entrate. I piani di rilancio si sono susseguiti senza lasciare il segno, esasperando - a parole - anche la classe politica che li ha foraggiati. «Non possiamo continuare a buttare soldi in Eskom» ha dichiarato Tito Mboweni, il ministro delle finanze sudafricano.

Johannesburg appesa al giudizio di Moody’s
Nell’attesa di un riscatto di lungo termine, il governo è costretto a rimettere mano con una certa urgenza ai suoi conti pubblici. L’ultimo outlook dell’agenzia di rating Moody’s ha cambiato da stabile a negativo lo scenario del paese, rendendo plausibile la paura che filtra da mesi: un downgrade che farebbe scivolare il giudizio del paese al di sotto dell’attuale livello Baa3, segnando il tracollo nel livello «spazzatura» per la prima volta in 25 anni. Lo stesso standard già assegnato da Standard&Poor’s (BB) e Fitch (BB+).

Ma soprattutto un deterrente in più agli investimenti nel paese, già frenati dalla bassa reputazione in termini di trasparenza e una crescita che non ha mai riagganciato i ritmi antecedenti alla crisi del 2008. Nella sua nota, Moody’s scrive che la revisione al ribasso del rating è stata decisa dal «rischio materiale che il governo non riesca ad arrestare il deterioramento delle sue finanze con una nuova crescita economica e misure di consolidamento fiscale».

Un eventuale taglio del rating oltre alla soglia psicologica del gradino Baa3 viene ritenuta «probabile» per gli stessi motivi. L’esecutivo, da parte sua, sta iniziando a snellire la spesa pubblica con una prima sforbiciata di 50 miliardi di rand (3,4 miliardi di dollari) entro il 2020. Il problema è che mancano all’appello altri 150 miliardi di rand da risparmiare entro febbraio, in occasione della presentazione del budget nazionale del governo. Il budget di medio termine ha tracciato obiettivi un po’ vaghi. Le scadenze per dimostrare un primo aggiustamento dei conti non lo sono. «Il governo sta provando a ridurre la spesa per evitare il downgrade ma, appunto, mancano diverse risorse - dice al Sole 24 Ore Seán Mfundza Muller, economista dell’Università di Johannesburg - Qui si stanno ancora scontando gli effetti dell’era Zuma, e ho la sensazione che sarà così a lungo».

Per approfondire:
Birol (Aie): «Tra energia e clima in Africa è in gioco il futuro del mondo»
Perché l'Africa è la nuova frontiera dei colossi energetici mondiali

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...