dopo zuma

Sudafrica, le sfide dell’eterna promessa

di Valerio Castronovo

(Ap)

2' di lettura

Sino a qualche giorno fa il Sudafrica, il principale Paese del Continente africano, rischiava una grave spaccatura politica e una pesante retrocessione economica, se il presidente Jacob Zuma, travolto da reiterate accuse di corruzione, non fosse stato costretto alle dimissioni. Un’importante svolta a distanza di 20 anni, da quando Nelson Mandela lasciò la neonata repubblica sudafricana in consegna al suo successore, Thabo Mbeki, dopo aver posto le basi di un sistema democratico e multirazziale. Il leader dell’African National Congress era riuscito non solo a far valere la voce della ragione e della moderazione (grazie anche all’opera dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu) per ricucire i profondi squarci provocati in passato da un regime obbrobrioso come l’apartheid, aveva anche avviato la nuova compagine sorta intorno a Città del Capo sulla strada della modernizzazione.

A sbalzare di sella Mbeki fu la sconfitta subita nel dicembre 2007, al congresso dell’Anc, per mano di Zuma venuto su “dalla strada” e passato così alla guida del partito. Adesso, dopo nove anni ininterrotti di leadership, anche Zuma ha concluso anzitempo il suo mandato presidenziale, in quanto macchiatosi di gravi episodi di corruzione e prevaricazione, e perciò incalzato dal vicepresidente Cyril Ramaphosa, che non intendeva aspettare le nuove elezioni in agenda l’anno prossimo. D’altronde, nell’ultimo decennio il Sudafrica non aveva corrisposto alle diffuse aspettative su un balzo in avanti della sua economia, tale da portarlo a figurare fra le nuove potenze emergenti, accanto alla Cina e all’India, malgrado il suo eccezionale patrimonio di materie prime (alcune delle quali di carattere strategico, a cominciare dall’uranio). Anzi, il suo percorso è stato accidentato: mentre il tasso di disoccupazione è rimasto elevato e la crescita del Pil ha accusato in più d’una congiuntura bruschi rallentamenti, il divario fra i più ricchi (appartenenti in gran parte alla minoranza bianca) e i più indigenti (che vivono per il 40 per cento sotto la soglia della povertà) ha continuato ad aumentare.

Loading...

È vero che durante la gestione di Zuma era migliorato il trattamento di una piaga come l’Aids con farmaci anti-retrovirali e avevano visto la luce sia un sistema di assicurazione sanitaria nazionale sia alcuni provvedimenti legislativi volti a garantire ai cittadini di colore l’acquisizione di determinate quote azionarie nelle imprese. Ma notevoli erano ancora le questioni di fondo da affrontare: da una riforma agraria che ridimensionasse la preminenza delle famiglie eredi degli ex coloni nel possesso della terra, a un’adeguata tutela dell’identità delle diverse etnie ma anche a un allentamento dei loro reciproci antagonismi.

È perciò una sfida impegnativa quella che ora attende il nuovo presidente Ramaphosa: anche se l’ex sindacalista e poi uomo d’affari di successo ha intanto riscosso, fin dal suo abile discoro tenuto in gennaio a Davos, la fiducia dei mercati e quella dell’establishment internazionale.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti