l’ACCORDO

Sudan, il 17 agosto la firma della nuova dichiarazione costituzionale

La giunta militare e l’opposizione civile del Sudan firmeranno il 17 agosto una dichiarazione costituzionale che traghetti il paese verso un processo di democratizzazione e libertà elettorale. L’intesa è stata raggiunta il 3 agosto, dopo mesi di trattative fra il Consiglio militare di transizione e le Forze per la libertà e il cambiamento

Sudan, dopo proteste e centinaia di morti raggiunto accordo

2' di lettura

La giunta militare e l’opposizione civile del Sudan firmeranno il 17 agosto una dichiarazione costituzionale che traghetti il paese verso un processo di democratizzazione e libertà elettorale. L’intesa è stata raggiunta il 3 agosto, dopo mesi di trattative fra il Consiglio militare di transizione (un organismo in rappresentanza dell’esercito) e le Forze per la libertà e il cambiamento, il gruppo che riunisce le principali sigle di opposizione e società civile sudanesi.

Le trattative, mediate da Unione africana e Unione europea, sono iniziate dopo che i militari hanno rovesciato lo scorso aprile il potere trentennale di Omar al-Bashir , un generale dell’esercito salito al potere nel 1989 e rimasto in carica da allora. Secondo quanto scrivono le agenzie internazionali, già il 18 agosto dovrebbe essere annunciata la formazione di «consiglio sovrano» che guiderà il paese per un periodo di tre anni, culminante con l’indizione di elezioni nazionali. È prevista nomina del primo ministro il 20 agosto e di una squadra di governo il 28 agosto. Il primo settembre dovrebbe svolgersi una riunione per dare il via ai lavori sulla costruzione di un’assemblea legislativa nell’arco di tre mesi.

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Come funzionerà l’assemblea
L’assemblea «di transizione» sarà composta da 300 membri, secondo un accordo sostanziale di spartizione del potere con i militari. Il gruppo della Forze per la libertà e il cambiamento deterrà il 67% dei seggi, mentre il resto sarà assegnato a sigle politiche senza connessioni con Bashir. I militari potranno esprimersi sul governo, indicando il ministro degli Interni e della Difesa, anche se hanno dovuto recedere sulla richiesta di rientrare nell’assemblea formata da civili. La notizia dell’accordo era stata salutata già il 3 agosto con caroselli e festeggiamenti per le strade di Khartum, la capitale del paese che è stata teatro di proteste di massa dopo la destituzione del generale Bashir. Sono state le prime mobilitazioni di massa del 2018 , innescate dalla pesante crisi economica del paese, a scatenare il processo di contestazione e rovesciamento del generale.

Il massacro di Khartum
La rimozione di Bashir, uffiacializzata l’11 aprile, ha dato il via a un dialogo turbolento fra le due fazioni dell’esercito e della società civile. La richiesta della popolazione, spesso sopresse nel sangue, era di accelerare il processo di transizione a uno stato democratico, rimuovendo le eredità istituzionali dei 30 anni di potere di Bashir. Solo a giugno, nel cosiddetto massacro di Khartum, le forze di sicurezza hanno ucciso un totale di 117 manifestanti, scaricando i corpi delle vittime nel fiume Nilo. La strage ha scatenato scioperi e dimostrazioni di massa di disobbedienza civile , ma è stata seguita da repressioni simili nelle settimane successiva. Ora i paramilitari delle Rapid support forces (Rfs), responsabili materiali delle uccisioni, verranno inglobati nell’esercito regolare. Quanto all’ex despota, Bashir, sarà processato in patria per i crimini commessi durante il suo mandato. Su di lui penderebbe la richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale dell'Aja per «crimini di guerra e contro l'umanità» per la repressione nella regione del Darfur, costata la vita a 300mila persone dal suo inizio del 2003. Al momento le autorità sudesi dichiarano che il generale non sarà estradato.

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