ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa crisi

Sudan: Onu,700 mila sfollati, raddoppiati in una settimana

Il bilancio delle vittime oscilla fra 500 e oltre 700

di Alberto Magnani

Sudan, proseguono gli scontri nonostante il cessate il fuoco

3' di lettura

Ora c’è lo spiraglio dei colloqui, da quelli in corso a Jeddah all’auto-candidatura della Turchia di Erdogan come sede di nuovi round negoziali. Ma più il conflitto si espande, più si allontana lo scenario di una risoluzione pacifica del conflitto in Sudan: lo scontro esploso il 15 aprile 2023 fra l’esercito regolare e i paramilitari delle Rapid Support Forces, guidati rispettivamente dai generali Abdel Fattah Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo, detto «Hemetti». L’escalation, il culmine di tensioni fra i due ex alleati nel golpe del 2021, sta costando un numero in ascesa di vittime fra i civili e scatenando un’ondata migratoria nei vicini di casa del terzo Paese più esteso dell’Africa. Secondo dati Onu diffusi il 9 maggio, si contano almeno 700mila sfollati, una cifra raddoppiata in una settimana. Ad aver lasciato il Paese sono più di 150mila.

Bilanci dai 500 a 700 vittime

Il sindacato dei medici del Sudan registra almeno 481 decessi e più di 2.500 feriti dagli inizi dei combattimenti, entrati nella quarta settimana e dilagati oltre il perimetro originario della capitale Khartoum. È lo stesso sindacato a riferire che si conterebbero «almeno» 100 vittime nel Darfur, la regione occidentale già martoriata dai quasi due decenni del conflitto che si è chiuso nel 2020 con 300mila morti e milioni di sfollati. Altre fonti stimano più di 700 vittime, dato che potrebbe comunque essere sottostimato rispetto a combattimenti che minacciano di sconfinare in una guerra civile a tutti gli effetti. L’ascesa delle violenze sta alimentando una crisi umanitaria di portata sempre maggiore, complicata dall’isolamento semi-completo del Paese e la difficoltà di consegna degli aiuti che pure iniziano a confluire nello scalo portuale di Port Sudan. .

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I colloqui a Jeddah e la candidatura di Erdogan

Dopo i flop delle varie tregue dichiarate finora, con rimpallo di accuse di violazione fra esercito e paramilitari, le speranze di un cessate il fuoco più rigoroso sono appeso ai «colloqui» iniziati il 6 maggio a Jeddah, in Arabia Saudita, con la mediazione dei padroni di casa e degli Stati Uniti. La posta in palio non sembra essere la fine delle ostilità, vincolata da entrambi le parti alla resa degli avversari, ma una tregua per favorire l’afflusso dei soccorsi umanitari.

Sempre sul fronte negoziale si è fatto avanti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, offrendosi di ospitare i colloqui successivi a quelli che si stanno tentando in Arabia Saudita. Erdogan ha parlato al telefono con il leader dell’esercito e presidente de facto del Sudan, al-Burhan, manifestando «preoccupazione» per la crisi in corso e sottolineando l’apertura della Turchia come sede di un possibile round di «negoziati approfonditi» fra le parti. Erdogan ha ribadito di essere «in contatto con l’Onu per garantire alla popolazione sudanese» l’assistenza umanitaria che fatica a raggiungere Khartoum e le altre aree travolte dal conflitto.

Il timore è il conflitto pregiudichi - ulteriormente - la stabilità della regione, con impatti sul Corno d’Africa e un Sahel già sotto scacco di una delle insorgenze terroristiche più sanguinose su scala africana e globale. Il primo effetto-domino rimane «quello di una crisi umanitaria, con oltre 100mila rifugiati già in fuga dal Sudan» spiega Emanuela Del Re, rappresentante speciale della Ue nel Sahel. Può andare peggio a chi resta. Nel Sudan, a fine gennaio, l’Onu stimava circa 3,8 milioni di sfollati interni. Il bilancio aggiornato non è ancora noto.

Riproduzione riservata ©
  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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