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Sugar tax, Coca Cola emigra: dalla Sicilia in Albania

La catanese Sibeg pronta a imbottigliare a Tirana a causa della tassa contenuta nella manovra 2020

di Micaela Cappellini

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La catanese Sibeg pronta a imbottigliare a Tirana a causa della tassa contenuta nella manovra 2020


3' di lettura

Nei giorni delle proteste dell’industria delle bevande zuccherate si è arrivati a parlare di blocco dei nuovi investimenti in Italia, oppure di riduzione della produzione, per colpa della sugar tax. Ma di delocalizzazione “vecchia maniera”, in un Paese emergente, è la prima volta. Eppure, è proprio questo che si sono sentiti dire i 350 lavoratori della Sibeg di Catania, di proprietà della famiglia Busi, che da oltre cinquant’anni produce, imbottiglia e distribuisce le bibite del marchio Coca Cola. 

Allo stabilimento i sindacati sono stati convocati prima di Natale, racconta Tonino Russo, segretario generale della Flai Cgil Sicilia: «Inizialmente la proprietà ci ha quantificato in una ventina di milioni di euro l’aggravio dei costi dovuti alla nuova tassa e per questo motivo ha avanzato una richiesta di esuberi pari al 40% dei lavoratori, cioè 151 persone». Gli annunci successivi, però, hanno preso una piega ancora peggiore, con il management che minacciava di spostare in Albania tutti gli investimenti che erano stati pianificati per Catania. Non solo gli esuberi, dunque, ma anche il trasferimento all’estero di una parte della produzione.

A Tirana, in verità, la Sibeg possiede già da tempo uno stabilimento per l’imbottigliamento della Coca Cola. Il che rende la minaccia della delocalizzazione ancora più concretamente attuabile. La famiglia Busi, proprietaria del gruppo, lo ha fondato 25 anni fa e le sue linee oggi sfornano circa 10 milioni di casse all’anno - contro i 27 milioni di casse prodotte a Catania - per un fatturato di 35 milioni di euro all’anno. Le due realtà, quella catanese e quella di Tirana, sono talmente legate che la presidentessa della Sibeg, Maria Cristina Elmi Busi, è allo stesso tempo vicepresidentessa di Confindustria Catania e di Confindustria Albania.

Finite le feste, in Sicilia le parti sociali si sono incontrate di nuovo. E ieri, in un comunicato congiunto, sindacati e azienda hanno chiesto un tavolo al premier Giuseppe Conte per vedere se esistono compensazioni in grado di attutire il colpo. Un abbassamento dell’Iva, per esempio, che sulle bevande gassate è al 22% anziché al 10. Ma qualsiasi rimodulazione del piano industriale, fanno sapere dalla Sibeg, non potrà prescindere dal riposizionamento dei costi alla luce delle nuove imposte. Che a conti fatti incidono ben 18 milioni di euro, su un fatturato dell’azienda pari a 115 milioni di euro: 16 milioni in più all’anno calcolati per la sugar tax, e 2 milioni per la plastic tax.

In Albania, oggi, il gruppo Sibeg impiega 330 dipendenti, più o meno lo stesso numero di quelli di Catania. «Con una differenza - spiega l’amministratore delegato Luca Busi - che a Tirana paghiamo soltanto una flat tax del 15%, mentre in Italia la tassazione complessiva sulle aziende ormai supera il 60%. Per questo ho deciso di spostare a Tirana i due investimenti che avevo previsto di fare sullo stabilimento siciliano da qui a tre anni: quello per la linea di produzione dei formati piccoli e quello per l’imbottigliamento asettico». Significa che, per questi due segmenti di prodotto, quando le linee saranno pronte anche l’Italia verrà servita dall’Albania. «L’impianto di Catania rimarrà, certo, ma depotenziato - dice Busi - e per questo dobbiamo ringraziare la sugar e la plastic tax».

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