Interventi

Sugar tax, il rinvio c’è ma non basta ancora

di Giangiacomo Pierini


3' di lettura

Storicamente, è nei momenti di grave difficoltà che si rinsalda il dialogo tra imprese e Governo, con l'obiettivo di sostenere la crescita del Paese. In quest'anno drammatico, dove all'emergenza sanitaria si accompagna una pesante recessione economica, le nostre aziende si trovano anche con la Sugar Tax che, come una spada di Damocle, incombe sul loro futuro.
Le necessarie misure restrittive hanno determinato un impatto drammatico sulla nostra filiera, con il canale Ho.Re.Ca che più di tutti sta soffrendo: ad oggi, si è registrato un calo del -40% nelle vendite e ci aspettiamo una ulteriore contrazione dei consumi “fuori casa” nel 2021 pari a -25% (sul 2019). La ripresa è lontana…
La nuova tassa voluta dal Governo determina un incremento fiscale medio del 28% a litro di prodotto, scatenando un evitabile effetto recessivo a danno degli operatori della Filiera, colpendo direttamente quel Made in Italy che dichiara invece di voler proteggere in Europa: 100 fabbriche nel Paese, una filiera di 80.000 lavoratori diretti e indiretti che producono cedrate, chinotti, aranciate, acque toniche, tè freddi, cole e bevande per sportivi.
Con questa tassa il Governo colpisce anche le imprese agricole che forniscono materie prime nazionali: solo per le nostre aranciate, ad esempio, acquistiamo il 30% del succo di arance italiane destinato alla trasformazione.
Il buonsenso suggerirebbe di fare il possibile per evitare nuove imposizioni fiscali sui consumi nel 2021, di non colpire una filiera già così provata, con inevitabili ripercussioni sulle imprese e sui lavoratori allo scopo di raggranellare un gettito limitato. I volumi di vendita crollati per gli effetti della pandemia, il ridotto potere d'acquisto delle famiglie e le minori entrate IVA attese rendono concreta una previsione di gettito per lo Stato inferiore a 100 milioni di euro. In sintesi, più danni che benefici, in un momento in cui invece sarebbe indispensabile rafforzare le tutele dei lavoratori e il sistema delle imprese, non colpirle con nuovi e ideologici balzelli.
Forse non è chiaro, ma al di là del nome la tassa penalizza qualsiasi versione di bevanda, con o senza zucchero, senza quindi perseguire reali obiettivi nutrizionali o di incentivo all'innovazione dei prodotti come invece sostenuto dal Governo. Il Ministro Gualtieri dovrebbe spiegare ai nostri imprenditori come possono innovare se il 100% dei loro prodotti è colpito. Quello che è certo, è che la Sugar Tax non combattere l'obesità, dato che si applica in modo discriminatorio ad un solo alimento, anche quando senza calorie, pur introducendo il preoccupante principio per cui “il sapore dolce va tassato”: a quale prodotto alimentare toccherà in futuro?
Infine, le aziende che operano in Italia, penultimo Paese in UE per consumo di soft drink, hanno tagliato il 22% di calorie immesse e continuano nella riduzione -come emerge dai risultati illustrati dal Ministero della Salute nel 2018- senza bisogno di alcuna misura fiscale.
Questo è il momento di sostenere le aziende, per aiutarle a ripartire quando la situazione epidemiologica lo permetterà, non di dare loro il colpo di grazia. Per questo non chiediamo ristori, ma ci appelliamo con forza al Governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche perché la nuova Sugar Tax sia rinviata almeno al 2022 e rivista nella sua logica: il nostro settore è già stato duramente provato dalla contrazione dei consumi e dall'emergenza Covid. Sono a rischio attività, investimenti e 80.000 posti di lavoro: introdurre tasse sui consumi nel bel mezzo di una crisi pandemica ed economica globale mi sembra una scelta pericolosa e superficiale.

Presidente Assobibe

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