locazioni e covid-19

Sugli affitti abitativi, Regioni in ordine sparso

Associazioni degli inquilini e movimento consumatori chiedono con sempre maggiore insistenza un provvedimento generale di sostegno al pagamento dei canoni o di rinvio di questi per le famiglie. Che per ora resta un’ipotesi

di Adriano Lovera

(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

L’emergenza affitti non è solo quella delle locazioni brevi, al momento al palo e con l’incognita per il futuro. L’assenza di reddito prolungata sta mettendo in pericolo molte famiglie che vivono in affitto, che sono circa il 25% sul totale (secondo l’ultima edizione de Gli Immobili in Italia dell’Agenzia delle Entrate ). Così anche agenzie immobiliari o associazioni degli inquilini iniziano a ricevere richieste di informazioni. Si può sospendere il pagamento? O chiedere uno scontro al proprietario?

La Camera di Commercio di Milano ha già calcolato che la voce dei consumi domestici (come affitto e utenze quali acqua, elettricità e gas) in un periodo normale pesano per il 35,1% sul totale delle spese famigliari, ma attualmente è salita al 49,8 per cento.

Loading...

Misure a livello territoriale
A livello territoriale sono già stati decisi numerosi provvedimenti. Solo per citarne alcuni, il Comune di Milano, già da metà marzo, ha disposto il differimento del termine di pagamento di canoni e spese degli alloggi popolari del Comune al 30 settembre. La Giunta del Lazio ha deliberato lo stanziamento di 43 milioni di euro, di cui circa 24,5 milioni destinati alla città di Roma e 18,5 agli altri Comuni, per il sostegno all'affitto rivolto alle persone in difficoltà economica. La Sicilia ha addirittura stanziato un fondo da 8 milioni di euro, come “contributo affitto” rivolto nello specifico ai tanti studenti universitari siciliani, sparsi in Italia come fuori sede. Il ministero dei Trasporti ha firmato il decreto che sblocca 46 milioni di euro, distribuiti alle Regioni, per il sostegno a inquilini in difficoltà e a chi ha subito sfratti esecutivi per morosità incolpevole. Risorse, in realtà, slegate dai decreti “anti Covid”, ma già contenuti in un decreto dello scorso 23 dicembre.
Quel che manca è un provvedimento generale di sostegno al pagamento dei canoni o di rinvio di questi, dal momento che il bonus affitti del Decreto di marzo, sotto forma di credito di imposta, vale solo per i locali a uso lavorativo delle partite Iva e dovrebbe essere esteso a livello di codici Ateco, ma una misura ad hoc per le famiglie è solo un’ipotesi.

Il Movimento difesa cittadino, per voce del presidente nazionale Francesco Luongo, ha chiesto al Governo il rinvio di 6 mesi del pagamento dei canoni degli affitti e degli oneri accessori per tutti gli italiani che vivono nelle case comunali, oltre ad avanzare l’ipotesi di una sospensione generale fino al 31 dicembre di Tari, Imu e Tasi. Ma ci sono appigli legali con cui difendersi?

«Va detto subito che non esiste una norma specifica, tanto meno un articolo della legge 392/78 sulle locazioni, che faccia riferimento diretto a una situazione di emergenza sanitaria – spiega Marcello Santamaria, avvocato, Senior partner dello Studio Legale omonimo –. Però il cosiddetto decreto Cura Italia del Governo ha fissato alcuni principi che possono guidare le parti, inquilini e proprietari, a trovare soluzioni ragionevoli in caso di problemi».

Lo stop generale degli sfratti
Intanto, è in vigore uno stop generale degli sfratti, impossibili almeno fino al 30 giugno (Dl. 18 del 17 marzo 2020). Lo stesso decreto, all’art. 91, interviene in generale su tutti i tipi di contratto, in riferimento alle responsabilità del debitore (articolo 1218 del Codice civile). Il testo prevede che le misure di contenimento dal Covid-19 sia sempre da valutare come condizione che esonera il debitore dalle responsabilità come ritardo o mancato pagamento di una prestazione. Nel nostro caso, il debitore sarebbe l’inquilino, la prestazione il pagamento del canone, e una della misure di contenimento che senz’altro sta provocando problemi è l’obbligo di chiusura imposto a molti esercizi commerciali, che di fatto azzera gli introiti. «Certamente sarebbe opportuno che il Governo intervenga a normare nello specifico gli affitti abitativi in relazione all'emergenza. Ma in caso di controversie, già questo principio suggerisce che la via migliore è tentare un accordo ragionevole tra le parti, che nel pratico può consistere nel concedere una dilazione dei tempi di pagamento da parte del proprietario» aggiunge l’avvocato Santamaria. Naturalmente, in una ipotetica causa, è essenziale la buona fede del debitore, che in effetti deve aver subito un calo consistente degli introiti dovuto all’emergenza. «Se questa condizione è verificata, difficilmente un giudice accoglierebbe ricorsi del proprietario, che comunque in questa fase possono al massimo tradursi in solleciti. Nessuna richiesta di sfratto è possibile dopo una sola mensilità saltata – conclude il legale –. Nel caso invece di un lavoratore dipendente, che continui a ricevere il regolare stipendio, la situazione contingente non giustifica in alcun modo la sospensione del pagamento».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter RealEstate+

La newsletter premium dedicata al mondo del mercato immobiliare con inchieste esclusive, notizie, analisi ed approfondimenti

Abbonati