Smurfit Kappa multinazionale del cartone ondulato

Sui banchi con gli schermi colorati riciclabili

Nei quattro siti emiliani nascono i separatori tutti biodegradabili e di design

di Ilaria Vesentini

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Al vertice. Gianluca Castellini, ceo di Smurfit Kappa Italia, 26 stabilimenti nel Paese, 2mila dipendenti e 680 milioni di fatturato

Nei quattro siti emiliani nascono i separatori tutti biodegradabili e di design


3' di lettura

Sono tutti designed & made in Italy e al 100% riciclabili e biodegradabili i nuovi separatori e distanziatori sociali in cartone ondulato firmati Smurfit Kappa. C’è lo schermo colorato e personalizzabile per i banchi di scuola, il divisorio anti droplet da tavolo con il menu del giorno per i ristoranti, il totem verticale spiritoso con indicazioni per uffici e luoghi pubblici, il pannello-parete divisorio per i reparti produttivi. «Tutte soluzioni economiche, creative e sostenibili con cui cerchiamo di dare una mano al Paese in piena pandemia Covid, sfruttando la nostra leadership negli imballaggi in carta e cartone e la nostra capacità e flessibilità nell’adattare i prodotti alle esigenze del singolo cliente. I prodotti che lanciamo oggi sono soluzioni che noi per primi abbiamo utilizzato in azienda fin dall’inizio dell’emergenza, testandone l’efficacia sul campo», spiega Gianluca Castellini, ceo di Smurfit Kappa Italia, 26 stabilimenti nel Paese, oltre 2mila dipendenti e 680 milioni di euro di fatturato, all’interno di un gruppo – Smurfit Kappa è la multinazionale leader in Europa nella produzione di packaging in cartone ondulato - che in giro per il mondo ha 350 stabilimenti, 46mila addetti e quasi 9 miliardi di euro di ricavi.

Le più coinvolte dalla nuova sfida dei distanziatori per il Covid-19 sono le quattro fabbriche emiliane, in particolare il plant di Massa Lombarda specializzato in imballi per l'ortofrutta e al centro del progetto Safe&Green, lanciato lo scorso anno dalla casamadre per la realizzazione di vaschette in carta per uso alimentare con cui sostituire le diffusissime vaschette in plastica per frutta e verdura. «Il business di tutti i nostri stabilimenti è lavorare carta e cartone ondulato per farne scatole ed espositori, produciamo più di un miliardo di metri quadrati di cartone ondulato in Italia ogni anno di tutte le forme e misure, non è complicato convertirci in tempo reale a schermi e totem, è stata più una sfida per i nostri designer. I numeri sono ancora piccoli, ma sia i clienti che hanno visto le installazioni nelle nostre fabbriche sia alcuni dirigenti scolastici e imprenditori hanno iniziato a contattarci», precisa Castellini. L’aspetto più rilevante, spesso dimenticato in questa pandemia, è quello della sostenibilità delle soluzioni Smurfit Kappa: «Non solo i dati scientifici, per quello che possono valere – aggiunge il ceo – dimostrano che il virus ha vita più breve sul cartone ondulato rispetto ad altri materiali come acciaio e plastica, ma i nostri distanziatori anche se non correttamente smaltiti nel giro di tre settimane si decompongono, mentre il plexiglas così come le vaschette di polistirolo e plastica rimangono tal quali cent’anni se dispersi nell’ambiente».

La nuova serie di prodotti per il distanziamento e la sicurezza sociale, tutti in cartone 100% riciclabile, biodegradabile, personalizzabile, comprende tra l’altro i separatori ecologici “SafeShield” per scrivanie e banchi di scuola, in diversi formati (e sagome divertenti come automobiline per il comfort dei bambini), che garantiscono la giusta visibilità a seconda dell’altezza di chi li usa e sono trattati con colori lavabili e disinfettabili, se si rompono non feriscono e si rimontano in un attimo.

«Il versatile mondo del cartone ondulato è il futuro – conclude Castellini – perché il trend della sostenibilità ambientale è inesorabile tanto quanto quello della sicurezza e della salute. In Italia chiuderemo il 2020 con un calo dei volumi del 10% per l'effetto Covid, in linea con il trend del Pil, ma gli impianti emiliano-romagnoli focalizzati sull’agroalimentare sono in ottima salute e hanno compensato le flessioni in settori non food come l’automotive e l’arredo».

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