STUDI LEGALI 2020 - Privacy e cybersecurity

Sui dati una partita senza frontiere

L'arrivo da maggio 2018 del regolamento europeo Gdpr ha portato regole stringenti e sanzioni più severe. L'attività degli studi è cambiata con consulenze più capillari e maggiore contenzioso

di Antonello Cherchi

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L'arrivo da maggio 2018 del regolamento europeo Gdpr ha portato regole stringenti e sanzioni più severe. L'attività degli studi è cambiata con consulenze più capillari e maggiore contenzioso


3' di lettura

Se occorreva una riprova che il tema della privacy sta prendendo sempre più piede, l’emergenza da coronavirus non ha mancato di offrirla. E non c’è solo l’ app di tracciamento dei contagiati, ma pure la gestione dei dati di studenti e insegnanti alle prese con le lezioni online, dei lavoratori che ritornano in azienda, dei pazienti ricoverati o in quarantena. Gli studi legali non avevano certo bisogno di tale drammatica circostanza per rendersi conto dell’importanza, anche come business, della protezione della riservatezza. Il numero degli avvocati che si occupano di privacy è, infatti, cresciuto negli ultimi anni.

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Uno spartiacque l’ha rappresentato l’arrivo sulla scena europea del Gdpr (General data protection regulation), il regolamento Ue 679/2016 sulla tutela dei dati, che ha debuttato il 25 maggio 2018. Molto è cambiato in questi due anni in tema di trattamento delle informazioni personali.

«Siamo diventati consulenti a 360 gradi», sintetizza Rocco Panetta, titolare dello studio romano Panetta e associati. Una valutazione espressa da un osservatorio particolare: Panetta, infatti, è stato dal 2000 al 2008 dirigente nell’ufficio del Garante della privacy. Per la precisione, assistente di Stefano Rodotà, all’epoca presidente dell’Authority. La privacy stava allora facendosi largo nella cultura italiana. «Segretario generale dell’Autorità - aggiunge Panetta - era Giovanni Buttarelli. Nel 2008 ho deciso di mettermi in proprio. “Non hai mercato”, mi è stato risposto da un grande studio legale a cui avevo bussato. Ho iniziato da solo, poi sono arrivati gli associati. Ho sempre privilegiato una dimensione internazionale: su 100 clienti, 80 sono multinazionali, di cui almeno 55 con sede centrale all’estero. Lo studio fa parte di una rete con desk nella Silicon Valley, a Tel Aviv e a Dublino. E sono uno dei due avvocati europei nel board di Iapp ( International association of privacy professionals)».

La proiezione internazionale non può che far parte pure di Dla Piper, law firm multinazionale. E anche la materia della privacy non può non risentirne, sia per la natura europea del Gdpr sia per la sempre più frequente transnazionalità dei dati o della loro gestione. «Delle 28 persone che lavorano nel dipartimento di proprietà intellettuale e tecnologie - spiega l’avvocato Giulio Coraggio, che lo coordina - 12 seguono le problematiche della tutela dei dati e connessi, come l’intelligenza artificiale o la blockchain. Con il Gdpr l’attività di consulenza non solo è cambiata ma è anche aumentata, conseguenza di un diverso atteggiamento delle aziende nei confronti della privacy. Pure il contenzioso è cresciuto. Per dare un’indicazione, dovremo chiudere il fatturato 2020 del dipartimento a 2,9-3 milioni di euro e più del 50% proviene dall’attività relativa alla protezione dei dati». Attività che non contempla le prestazioni come Dpo (Data protection officer), la nuova figura introdotta dal Gdpr: «Non c’è un nostro impegno diretto - spiega Coraggio - perché pensiamo possa ingenerare un conflitto di interessi con la consulenza e il contenzioso».

Al di là delle novità portate dall’emergenza sanitaria («Stiamo lavorando sulle app che raccolgono i dati di chi torna al lavoro»), il futuro della tutela dei dati è aperto: «Si intravede - conclude Coraggio - un’espansione del tema della cybersecurity e del cyberisk».

La sicurezza dei dati, tanto più di dati senza confini, è la prospettiva di lavoro che indicano anche allo studio B erti, il cui titolare, Carlo, è professore di diritto privato all’università di Bologna. «L’attività - afferma Berti - con il Gdpr è aumentata ed è più capillare: mentre prima del regolamento europeo ci si chiedevano orientamenti di carattere generale e la scelta rimaneva al cliente, ora l’assistenza è sul caso concreto e la consulenza è continua». «Resta il problema dell’applicazione “democratica” delle regole - gli fa eco Betty De Paola, la collega esperta di tutela dei dati - perchè il Gdpr vale allo stesso modo per le grandi imprese e le realtà medio-piccole. Le misure di semplificazione per le Pmi dopo due anni non si sono ancora viste».

Tutto questo senza dimenticare le sanzioni più pesanti introdotte dal regolamento europeo. «Gli adempimenti - commenta Monica Mandico, titolare dell’omonimo studio con sedi a Napoli, Roma e Milano - sono più stringenti. E il nostro ruolo si è dovuto adeguare: prima eravamo più dedicati alla divulgazione e formazione, ora si è affiancata l’attività di consulenza e quella stragiudiziale». Un lavoro che lo studio, sulla piazza da 22 anni, affronta con un’organizzazione messa in piedi nel 2018 con la creazione dell’insegna Mandico & Partners. «A quattro avvocati fissi in studio - spiega Mandico - si affianca una rete di collaboratori, non solo legali ma anche dottori commercialisti e consulenti del lavoro, che lavorano prevalentemente in smart working e sono distribuiti su tutta l’Italia».

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