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Sui mercati è corsa ai bond, le banche centrali risvegliano il Toro

di Andrea Franceschi

3' di lettura

Le banche centrali si riprendono la scena e la scommessa su nuove politiche espansive torna ad essere il principale “market mover” sui listini. Le scommesse degli investitori su un prossimo taglio dei tassi da parte della Fed si sono di recente intensificate quando, alle aperture in tal senso del numero uno della banca Jerome Powell, hanno fatto seguito dati sul mercato del lavoro molto deludenti: a maggio i nuovi occupati negli Stati Uniti sono stati solo 75mila, quasi la metà di quanto messo in conto dal consensus degli analisti.

Un segnale di debolezza dell’economia che potrebbe spingere la Fed ad agire già dal prossimo mese. Non è solo la banca centrale Usa peraltro a premere sull’acceleratore. Anche altri istituti hanno allentato la loro politica monetaria. In particolare la Bce che, al direttivo di giovedì, ha annunciato l’estensione a metà 2020 dell’orizzonte dei tassi zero e lanciato un nuovo piano di prestiti agevolati (Tltro) al settore bancario.

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A fronte di tutte queste indicazioni non stupisce che il mercato si sia fortemente posizionato sui fondi obbligazionari che, nell’ultima settimana, hanno raccolto la bellezza di 17,5 miliardi di dollari netti di sottoscrizioni stando alle ultime rilevazioni di Epfr Global. Si tratta del secondo maggior flusso settimanale di tutti i tempi per i fondi obbligazionari. Un boom di sottoscrizioni che porta il saldo da inizio anno dei fondi a quota 183 miliardi di dollari a livello globale. Una maxi-rotazione, quella messa in atto da inizio anno, che ha finito col penalizzare i fondi azionari che hanno subito riscatti netti per ben 155 miliardi di dollari netti.

Secondo Andrew Formica, amministratore delegato di Jupiter Asset Management, «questa ondata di riscatti sui fondi azionari è con ogni probabilità frutto della forte volatilità che si è abbattuta sulle Borse nell’ultimo trimestre del 2018 (quando Wall Street è arrivata a perdere il 20% dai massimi ai minimi ndr.). Un ribasso brusco che ha spinto molti investitori a prendere profitto in questa prima parte dell’anno». Nonostante questi deflussi, e al netto dello storno di maggio, il mercato azionario si mantiene in netto rialzo da inizio anno (+11,7% la performance dell’indice Msci World) «anche perché - sottolinea Formica - i risultati societari si sono confermati molto positivi. Soprattutto a Wall Street».

Indice di Wall Street Standard and Poor’s 500
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Per il momento non pare che la maxi-rotazione da azioni a bond stia penalizzando più di tanto il mercato azionario mentre i benefici sul mercato del reddito fisso sono sotto gli occhi di tutti.

A traino dei Treasury, i cui tassi a 10 anni sono scesi dal 3,2% di novembre al 2% attuale, i rendimenti dei principali titoli governativi delle economie sviluppate sono scesi in maniera marcata. In particolare nell’Eurozona dove, con l’eccezione di Grecia e Italia, i rendimenti sono negativi fino alla scadenza di 5 anni. La novità dei tassi negativi fino a 5 anni riguarda in particolare Spagna e Portogallo i cui tassi viaggiano attualmente sui minimi storici e che, sulla scadenza quinquennale, sono scesi sotto zero.

Solo due Paesi nell’Eurozona attualmente non beneficiano dei tassi negativi sulle scadenze medie: Grecia e l’Italia. Il caso della Grecia è anomalo perché il Paese è tornato solo di recente a emettere bond dopo essere stata tagliata fuori dai mercati per anni per via del piano di salvataggio. Nel caso dell’Italia invece l’andamento dei tassi è correlato alla percezione del “rischio Paese” tornata ai massimi livelli con l’insediamento dell’attuale esecutivo Lega-5 stelle.

Le ricette di politica economica del governo, che hanno portato alla minaccia di una procedura di infrazione, e le ambiguità riguardo l’adesione all’euro (recentemente intensificatesi con la controversa mozione sui mini-BoT) contribuiscono a mantenere elevato il costo del debito per il nostro Paese. Pur in un contesto di politica monetaria che dovrebbe, in linea di principio essere più favorevole. E così, mentre tutti gli altri Paesi dell’area euro si rifinanziano a tassi negativi fino a 5 anni, l’Italia si trova a pagare oggi un tasso dell’1,6 per cento. Che è all’incirca quello che la Spagna paga per rifinanziare il suo debito con scadenza trentennale.

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