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Sui mercati esteri il vino italiano non conosce crisi (per ora?). Prosecco in testa

Uiv: nel primo trimestre crescita del 18,3% a quota 1,7 miliardi. Il segretaio Castelletti: il peso dei costi c’è, evitare i trionfalismi

di Giorgio dell'Orefice

2' di lettura

A squarciare le ombre e le incertezze del momento la crescita “spumeggiante” dell’export di vino italiano, più forte dell'escalation dei costi produttivi e delle tensioni geopolitiche. Nel primo trimestre del 2022 le vendite di vino made in Italy sui mercati esteri hanno raggiunto un fatturato di 1,7 miliardi di euro con una crescita, rispetto allo stesso periodo del 2021 del 18,3%. A sottolinearlo l'Osservatorio dell'Unione italiana vini (Uiv) che ha elaborato i dati Istat.

«Il forte incremento – spiegano all'Uiv – in parte ascrivibile al dollaro forte e soprattutto ai lockdown registrati nel primo trimestre dello scorso anno, è stato trainato da un nuovo record degli spumanti italiani, che in tre mesi sono cresciuti del 35,6%. Un progresso più che doppio rispetto ai vini fermi (+14,8%). Sale anche il prezzo medio (+12,2%)».
In rialzo tutti i principali mercati, fatta eccezione per Germania e Cina, mentre – nel mese di marzo – Russia (-30% nel trimestre) e Ucraina fanno segnare crolli rispettivamente del 65% e del 98%.

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«I numeri messi a segno dal vino italiano – ha commentato il segretario generale dell’Uiv, Paolo Castelletti – ma anche da quello francese che chiude a +24%, sono sorprendenti, ancor più se si tiene conto di un 2021 in doppia cifra. È però troppo presto per capire che direzione prenderà il mercato nei prossimi mesi, con una domanda potenziale sempre più afflitta da una congiuntura negativa e dall'escalation della spirale inflattiva. Se a ciò si aggiunge l'aumento dei costi delle materie prime secche, che per le aziende si traduce in un surplus medio di spesa di oltre il 30%, è importante mantenere cautela ed evitare trionfalismi che potrebbero essere confutati nei prossimi mesi».

A tirare la volata, come accennato, gli sparkling, ovvero gli spumanti, con segni positivi ovunque, a partire dalle piazze chiave: Usa (+18%), Uk (+87%) e Germania (+20%). Il driver principale, come ormai accade da qualche anno, il Prosecco che sta registrando un nuovo boom su scala globale (+40% a valore, +11,7% il prezzo medio). Al Prosecco fa bene la Brexit con volumi quasi raddoppiati in Uk (+93%), ma grandi performance anche in Polonia (+85%) e Canada (+76%), e crescite ben oltre il 30% in aree importanti e mature come Germania, Francia, Belgio, Giappone, Repubblica Ceca e Norvegia. Per gli spumanti un grandissimo rimbalzo con il post Covid e il ritorno alla quasi-normalità con il +26% nelle vendite registrato anche nel 2021, e 7 bottiglie su 10 destinate ai mercati esteri.

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