Settore strategico

Sui porti della Sardegna si gioca una scommessa da 350 milioni

Da Cagliari a Oristano, Portovesme, Porto Torres e Olbia, un sistema che registra in media un milione di passeggeri e una movimentazione merci pari a più di 47 milioni di tonnellate.

di Davide Madeddu


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Lo scalo di Cagliari, per il rilancio del porto canale l'Autorità di sistema portuale e del mare di Sardegna ha a disposizione 94 milioni di euro

3' di lettura

Si punta sui porti in una partita di investimenti, tra risorse pubbliche e private, che supera i 350 milioni di euro. Da Cagliari a Oristano, continuando con Portovesme, Porto Torres e Olbia. Il tutto per rilanciare un settore che spazia dai depositi costieri di Gnl (gas naturale liquefatto) alle crociere, continuando con merci e industrie. Settori strategici per valorizzare il sistema portuale della Sardegna che registra in media mezzo milione di passeggeri nel sistema crocieristico (513.962), 4.784.734 di passeggeri nei traghetti e una movimentazione merci pari a 47.613.784 tonnellate. «Un piano importante» come rimarca Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna, «con investimenti privati e pubblici, finanziati dalla regione e in compartecipazione».

Nel caso delle risorse private, gli investimenti riguardano la costruzione dei depositi costieri per lo stoccaggio del Gnl, il gas naturale liquefatto. Programmi legati anche al processo di metanizzazione dell’intera isola. Attualmente i progetti, in aree differenti, sono portati avanti da Isgas, Higas, Ivi petrolifera e Edison. L’ultimo atto, in ordine di tempo, il 17 dicembre: Edison e l’Autorità di sistema portuale e del mare di Sardegna hanno sottoscritto un accordo per la concessione di beni demaniali, propedeutico alla realizzazione di una banchina per le navi a servizio del deposito di Gnl che la società energetica ha in progetto nell'area. Una partita, quella dei depositi costieri, che complessivamente, come chiarisce Deiana, «vale molto più di 160 milioni di euro» tra Cagliari e Oristano a cui si aggiunge «una manifestazione di interesse che stima opere per 30 milioni di euro a Porto Torres».

I programmi di sviluppo, che in qualche caso devono fare i conti con vincoli stringenti, si giovano di risorse pubbliche o comunitarie «che sfiorano i 200 milioni di euro». Solo per il rilancio del porto canale di Cagliari l’Autorità ha a disposizione 94 milioni di euro. Si tratta di risorse provenienti da finanziamenti europei «spendibili» con cui si prevede lo spostamento sulla parte del porto canale del traffico merci e la trasformazione dell’area utilizzata attualmente per trasformarla in polo per l’accoglienza passeggeri e il traffico crocieristico. Il progetto, rimarca il presidente Deiana, «è ancora appeso a causa dei vincoli che bloccano le autorizzazioni». In questo contesto di valorizzazione rientrano anche le iniziative, adottate recentemente dal Comitato di Gestione, relative alla «modifica della destinazione d’uso di alcune aree del porto storico e della parte di quello industriale destinata alle rinfuse» e alla «fase di armonizzazione delle procedure amministrative e di rilevazione statistica; ma anche anticorruzione, concessioni demaniali, fino al monitoraggio dei livelli occupazionali in banchina».

In itinere anche un piano per controllo e la sicurezza portuale. Senza dimenticare poi la call internazionale per trovare un concessionario cui affidare in gestione «la banchina di 1.500 metri e 40 ettari di area in cui operava la Cict». In mezzo poi ci sono interventi già avviati, come il bunkeraggio di Gnl effettuato da una nave bettolina nella banchina della Saras, e i progetti in fatto di sicurezza marittima e monitoraggio del traffico via mare delle merci pericolose «per scongiurare i disastri ambientali nelle coste del Mediterraneo».

Gli investimenti riguardano anche altri scali che ricadono sotto la competenza dell’Autorità. A Portovesme, nella Sardegna sud occidentale, dove è presente lo scalo industriale utilizzato per approvvigionare l’industria metallurgica e la vicina centrale elettrica, e quello civile per i collegamenti con Carloforte nell’isola di San Pietro, è previsto un intervento finanziato dalla Regione con 15 milioni e 800 mila euro per il dragaggio del fondale. L’intervento consentirà l’abbassamento del fondale e l’accesso di navi di portata superiore a quelle che transitano e ormeggiano attualmente. A Porto Torres, dove è presente sia lo scalo industriale sia quello civile, «sono previsti interventi per trenta milioni di euro». «Risorse necessarie per rendere competitivo lo scalo - argomenta Deiana - sia per quanto riguarda il settore industriale sia quello crocieristico».

A Olbia dal 1 gennaio, e per i successivi quattro mesi, la Sinergest gestisce il servizio di instradamento per i mezzi in arrivo e partenza dal porto di Olbia – Isola Bianca: si punta su traffico merci, passeggeri e scalo crociere. «Su questo porto ci sono investimenti importanti -prosegue ancora il presidente dell’Autorità portuale - parliamo di circa 20 milioni di euro». Agli importi più rilevanti si aggiungono quelli «che riguardano progetti minori e interventi sugli altri porti e banchine di nostra competenza». In programma per il futuro anche la trasformazione degli scali principali (Cagliari e Olbia) in home port (il porto che una compagnia sceglie come capolinea e punto di partenza delle sue navi) e l’introduzione del multiscalo in un unico itinerario sulla falsariga di quanto avviene a Barcellona o Miami.

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