lo scenario dell’industria

Sui sensori la fabbrica corre in millisecondi

Ampiezza di banda e velocità di trasmissione del 5G aprono nuove vie nel dialogo dei macchinari e nella raccolta dati. Una spinta alla manutenzione remota grazie all'azione in tempo reale e alla creazione di video ad altissima definizione

di Luca Orlando


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Un addetto durante una fase di lavorazione presso lo stabilimento Volkswagen di Zwickau, in Germania

3' di lettura

Venti millisecondi, cioè tempo reale. Quasi, in realtà. Perché è proprio qui, nel drastico abbattimento dei tempi di risposta, la dote principale che il 5G offre all’industria, permettendo l’apertura di nuove frontiere, sia nei processi produttivi, sia nel dialogo a valle con i prodotti che finiscono sul mercato.

Passare dal 4 al 5G significa anzitutto poter ridurre i tempi di latenza, tecnicamente l’intervallo tra il momento in cui arriva un input alla rete e quello in cui è disponibile il suo output: i 20 millisecondi attuali potranno diventare così 10, in condizioni ottimali anche meno di cinque, permettendo un controllo diretto e continuo degli apparati connessi. Potenzialità a cui si aggiungono una capacità di banda superiore e la possibilità di poter gestire fino a un milione di oggetti diversi per chilometro quadrato, variabili in grado di abilitare nuovi servizi e applicazioni. Sarà così possibile, ad esempio, far compiere un passo avanti decisivo alla manutenzione assistita con realtà aumentata, fornendo all’operatore un supporto in tempo reale.

Da fine 2017, Vodafone è capofila della sperimentazione 5G a Milano e tra le decine di progetti avviati ve ne sono numerosi proprio nell’orbita dell’industria, in partnership con attori industriali, fornitori di servizi e il Politecnico di Milano. Tra questi, lo sviluppo di droni per ispezioni industriali e infrastrutturali con l’invio di immagini ad altissima definizione, la robotica collaborativa, la logistica dell’ultimo miglio attraverso l’utilizzo di veicoli a guida autonoma, la manutenzione assistita con realtà aumentata, l’automazione dei processi industriali attraverso metodiche di machine learning in grado di riconfigurare le linee sulla base delle necessità.

«Grazie al 5G – spiega Sabrina Baggioni, 5G Program Director di Vodafone – è possibile dotare gli impianti esistenti di una sensoristica evoluta e poco invasiva, in grado di trasmettere dati e persino video ad alta definizione senza dover necessariamente prevedere un ricablaggio completo». Con il vantaggio di poter integrare gli algoritmi non sul software dell’impianto, ma sulla dashboard di controllo, rendendo l’operazione molto meno pesante in termini di programmazione. «In parallelo alla rete altre tecnologie di supporto stanno evolvendo – aggiunge Baggioni – e credo che già dal prossimo anno si potranno vedere le prime soluzione operative sul campo, per poi avere un decollo delle esperienze tra fine 2020 e inizio 2021. I vantaggi per le aziende? Flessibilità, velocità ed efficienza».

Ampiezza di banda, bassa latenza e capacità di gestire una moltitudine di dispositivi connessi rendono dunque il 5G “amico” dell’industria, che può trarre vantaggio dall’impiego di nuove tecnologie in più direzioni. Altro passo avanti è legato all’utilizzo più spinto del cloud in modalità “edge”, avvicinando cioè la capacità computazionale nei nodi a ridosso dello stabilimento, con benefici in termini di velocità.

L’ingresso del 5G, con coperture radio dedicate e bassissima latenza, consentirà però anzitutto di rendere wireless le linee di produzione, oggi cablate con reti ethernet, così come di gestire e controllare da remoto l’intelligenza dei bracci robot programmabili, migliorando in generale l’interazione tra uomo e macchina.

«Insieme a Ericsson e Comau – spiega il responsabile Marketing and Digital Factory Business di Tim, Antonio Cirillo – abbiamo sviluppato una soluzione già operativa che consente di collegare le macchine attraverso i sensori, senza cablaggi. Il che permette ad esempio di poter riconfigurare la linea produttiva in modo rapido ed efficiente. Con benefici non solo per le grandi aziende ma in particolare per le Pmi, che operando su lotti ridotti necessitano di grande flessibilità».

A partire dal 2016, in collaborazione con più partner dell’industria e dell’Ict, Tim ha avviato numerosi programmi di sviluppo, come 5G for Italy e Torino 5G, con l’obiettivo di attrarre l’intero ecosistema di imprese, centri R&D e altri attori interessati all’evoluzione di questa nuova tecnologia. Tra cui alcune start-up, già al lavoro ad esempio sui temi della sicurezza. La capacità di gestire milioni di oggetti in contemporanea abilita infatti anche applicazioni di logistica evoluta, con la possibilità di monitorare in tempo reale ogni flusso di materiali o di persone all’interno della fabbrica.

«Molte di queste soluzioni sono già operative – aggiunge Cirillo – e le ricadute positive sono le più varie, ad esempio in termini di sicurezza, utilizzando algoritmi di riconoscimento e video ad altissima definizione. Ma se pensiamo più in generale a manutenzione remota, logistica e controllo dei processi, vediamo come proprio l’industria sia una delle aree più promettenti in cui questa tecnologia può diffondersi, abilitando nuovi servizi e nuovo business».

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