gli esami sulla popolazione

Sui tamponi Regioni in ordine sparso: ecco la mappa

Si va dal Veneto di Luca Zaia che annuncia test on the road e che già ne ha eseguiti 35.500 al Piemonte di Alberto Cirio, che ne ha effettuati appena 6.500

di Manuela Perrone

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(Alessandro Serranò / AGF)

Si va dal Veneto di Luca Zaia che annuncia test on the road e che già ne ha eseguiti 35.500 al Piemonte di Alberto Cirio, che ne ha effettuati appena 6.500


5' di lettura

Non si ferma il fai-da-te delle Regioni di fronte all'epidemia di coronavirus. Se nelle prime fasi dell’emergenza l’autonomia si sostanziava in ordinanze diverse di “chiusura” e distanziamento sociale, adesso i governatori si muovono da soli su tamponi e contact tracing. Forti dell’appello del direttore generale Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus: «Test, test, test». Anche se i nostri esperti hanno chiarito che non è arrivata una raccomandazione a effettuare screening di massa.



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Zaia: "Bene Oms, continuiamo con 'tamponi, tamponi, tamponi'"

Se lo Stato latita, le Regioni procedono
Il meccanismo appare però sempre lo stesso: laddove lo Stato centrale arranca o latita nel prendere decisioni, le Regioni intervengono. È nel loro potere, che i presidenti non rinunciano affatto a esercitare. Il risultato è una geografia differenziata della lotta al virus, una sorta di “impronta” di ciascun governatore. Tutta però da verificare: aumentare i test implica uno sforzo organizzativo non indifferente, laboratori attrezzati con forniture e personale specializzato.

Il metodo Zaia in Veneto
L’impronta più marcata è sicuramente quella di Luca Zaia in Veneto. Il leghista non ha esitato sin dall’inizio, il 22 febbraio, a imboccare una strada diversa dal suo collega lombardo Attilio Fontana: nel comune di Vo’ Euganeo, tra gli undici della zona rossa originaria (gli altri dieci erano in Lombardia), è stato effettuato il doppio tampone a tutti i 4mila abitanti, anche se asintomatici. La procedura di massa (inutile, secondo gli esperti) ha permesso, grazie a uno studio epidemiologico coordinato dalla Asl di Padova, di scoprire che tra il 50 e il 75% degli infetti non mostrava alcun sintomo. E ha consentito di isolarli per 14 giorni, arginando i contagi.

Tamponi a campione on the road
Ora Zaia vuole estendere il metodo all’intera Regione, con il progetto “tamponi on the road” che dovrebbe decollare dal 23 marzo: la somministrazione di test a campione per cercare di controllare il più possibile i 5 milioni di veneti. La capacità veneta, secondo Zaia, è di 20-25mila tamponi al giorno, con risultati in quattro ore.

Le difficoltà della Lombardia
La Regione più colpita d’Italia, con 16.220 casi su 31.506 complessivi e 1.640 vittime su 2.503 nazionali, è quella che appare più in difficoltà anche sul fronte della rilevazione dei contagi. Ormai, anche per questioni organizzative (tutta la sanità regionale è di fatto convertita alle cure per il Covid-19), i tamponi (dall’inizio dell’epidemia ne sono stati eseguiti 46.449) vengono effettuati ormai sui sintomatici gravi, che richiedono il ricovero in ospedale, e questo non solo fa impennare la percentuale di letalità ma impedisce anche di mettere in isolamento gli infetti con sintomi lievi e di conoscere l'effettiva platea degli asintomatici.

Il caso Piemonte: solo 6mila tamponi
La linea è la stessa adottata dalla Regione di Alberto Cirio, che però fa discutere: i contagi crescono (1.897, con 133 morti), ma i test effettuati sono appena 6.543 (in Veneto, per fare un paragone, sono 35.478). Cirio, sollecitato da sindacati come l'Anaao, ha chiesto adesso di estendere i tamponi a medici e operatori sanitari. Almeno per evitare che diventino “grandi diffusori” inconsapevoli.

500mila test sierologici in Toscana
Dove le cifre non sono ancora oltre il livello di guardia, le Regioni si stanno attrezzando diversamente. Martedì 17 marzo il governatore Enrico Rossi ha annunciato lo screening di massa: la Toscana, che già aveva deciso tamponi per tutti quelli che si recano in ospedale, anche asintomatici, e che finora ne ha eseguiti 6.727, acquisterà 500mila test seriologici (del sangue) che saranno somministrati in via prioritaria alla popolazione più esposta, ovvero i 60mila medici e operatori sanitari del servizio sanitario regionale, e poi messi a disposizione su richiesta di medici di famiglia e pediatri ed effettuati da unità speciali ogni 30mila abitanti. Con quarantena per tutti i positivi.

Un milione di kit rapidi in Campania
Sempre il 17 marzo anche il governatore Pd della Campania, Vincenzo De Luca, ha reso noto di aver comprato un milione “Antibody Determination Kit”, test rapidi usati anche in Cina che saranno somministrati sui pazienti sintomatici, in particolare nella fase pre-triage. I risultati non sono certi al 100%, ma “altamente probabili” e considerati utili nella gestione dell'emergenza. Che nella regione comincia a preoccupare: i positivi al coronavirus sono arrivati a 554, secondo i dati comunicati dalla Regione la sera del 17 marzo.

Le Marche pronte al check degli asintomatici
Il governatore dem marchigiano, Luca Ceriscioli, è orientato a testare, ove si può, anche gli asintomatici. «Ci stiamo attrezzando nella zona di Ascoli Piceno - ha affermato - con una macchina capace di processare 800 tamponi al giorno per fare un salto di qualità importante. Riusciremo a quadruplicare la capacità produttiva di oggi». I tamponi effettuati sinora sono 3.225.

E. Romagna, Piemonte, Puglia, Sardegna: più tamponi ai medici
La promessa di estendere i test è giunta anche dal presidente Pd dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che intende privilegiare medici e operatori sanitari, i più esposti al rischio, come la Lombardia sta drammaticamente testimoniando. Una strategia condivisa anche dalla Puglia di Michele Emiliano, che però respinge l’idea di tamponi a tappeto: «La rigidità è data dal numero di laboratori che analizzano. L'idea di fare tamponi a due milioni di pugliesi non sta in piedi». Anche la Sardegna di Christian Solinas potrebbe sottoporre a tampone tutti i 21mila dipendenti del sistema sanitario regionale.

Nel Lazio aumento test ai sintomatici
Nella Regione guidata dal segretario dem Nicola Zingaretti, positivo al coronavirus e in terapia antivirale, si è scelto di effettuare i tamponi soltanto ai sintomatici che riferiscono contatti con persone contagiate. Finora ne sono stati effettuati 9.436. Ma stanno entrando in funzione tre nuovi laboratori (al San Filippo Neri, al Pertini e a Frosinone) a supporto dei quattro Covid Hospital, gli ultimi due in via di completamento: lo Spallanzani, il Columbus del Gemelli, il presidio di Casal Palocco e Tor Vergata. L'intenzione è di incrementare i test su chi presenta sintomi.

Sicilia verso i test a chi è rientrato dal Nord
La Sicilia di Nello Musumeci, nella riunione del 17 marzo dei 14 esperti scelti dal governatore, ha deciso di effettuare tamponi a tutti i sintomatici sospetti, a tutela dei sanitari, ma non ha sciolto la riserva sulla proposta di test a tappeto su tutti i medici e gli infermieri, anche asintomatici. Si ragiona per ora sulla possibilità di somministrarli soltanto a quelli che lavorano nei reparti Covid. Dovrebbe invece essere testato chi è rientrato nelle scorse settimane dalle zone rosse del Nord (si sono registrati in 35mila), insieme ai propri familiari.

I timori in Calabria
In Calabria le persone arrivate negli ultimi 14 giorni sono circa 8.500, secondo l’ultimo bollettino della Regione. Finora i tamponi effettuati sono 1.293, i positivi 114. La crescita degli infetti spaventa: la Regione guidata da Jole Santelli (Forza Italia) conta appena 107 letti attivi di terapia intensiva, ma ha approvato un piano per attivarne altri 400 e per assumere 300 medici specialisti e specializzandi.

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