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Sui titoli Ue il beneficio del pressing populista

di Ken Fisher


3' di lettura

Il mese scorso ho parlato dell'impatto rialzista senza precedenti provocato dallo stallo politico statunitense sui rendimenti del mercato azionario mondiale nel 2019. In modo analogo, anche le elezioni europee, previste per maggio, rappresentano un fattore rialzista, in quanto dovrebbero provocare un ulteriore stallo, riducendo ancora di più l'incertezza. Di conseguenza, il calo della preoccupazione che incombe sul mercato dovrebbe incoraggiare un andamento delle performance europee superiore alle aspettative, prolungando ulteriormente il mercato “toro” più lungo della storia.

I mercati azionari guardano al futuro, come ci ha appena dimostrato l'Italia. Adesso sappiamo che la crescita del PIL del primo trimestre ha interrotto la recessione, ma le azioni non ne hanno aspettato la conferma. L'indice MIB ha toccato il punto minimo il 27 dicembre scorso, con oltre un mese di anticipo sull'annuncio ufficiale della recessione. Dal minimo di dicembre al 30 aprile, giorno della pubblicazione dei dati sul PIL, le azioni italiane hanno registrato una crescita del 22,3% mostrando una performance migliore rispetto al mercato azionario globale.

In questa fase, le azioni europee stanno guardando oltre i timori del populismo. Infatti, dalla metà di febbraio, anch'esse hanno visto un rialzo, registrando performance medie e complessive superiori al mercato mondiale. Una volta dissolta l'incertezza elettorale dovrebbero prospettarsi nuovi rialzi.

Come negli Stati Uniti, le elezioni del Parlamento europeo si tengono secondo un calendario fisso, e si può osservare l'impatto ripetuto del voto sui titoli azionari. Dal 1979 a oggi, si sono svolte otto elezioni europee. Nei sei mesi precedenti al voto i titoli azionari dell'UE sono cresciuti con una frequenza minore, registrando una media dei rendimenti inferiore del 3,4%. Perché? Il motivo è da ricercarsi nei timori crescenti legati all'impatto politico delle elezioni. Il voto, però, annulla questi timori perché la realtà spazza via l'incertezza. Infatti, in ciascuno degli otto semestri post-elezioni i titoli azionari hanno subito un rialzo medio del 9,5%, dimostrando che, come succede per la maggior parte degli eventi politici, le previsioni sui mercati azionari si rivelano spesso peggiori rispetto alla realtà. Aspettatevelo anche ora.

I populisti di tutta Europa hanno assorbito parte dell'elettorato dei partiti di centrodestra e centrosinistra storicamente dominanti. La diffusione dei partiti populisti alimenta il timore di un'instabilità dovuta ai “radicalismi”, con possibili conseguenze negative sull'economia e sui mercati azionari. In previsione delle elezioni di maggio, sono in molti a temere che il populismo possa insinuarsi nel Parlamento europeo. Ma si perde di vista la realtà, perché l'ascesa dei populisti non ha introdotto nessuna politica radicale. Semmai ha generato una nuova forma di stallo parlamentare e il voto europeo non fa eccezione.

Immaginate lo spettro dell'ideologia politica come una curva a campana: il centro storico rappresenta la sommità al centro, e il populismo, con la sua pressione, spinge la curva verso il basso, schiacciandola alle estremità. I membri del Parlamento rispecchiano un ventaglio molto ampio di ideologie, e oggi l'unione di compagini ideologicamente opposte è alla base della formazione di qualunque coalizione. Quella attuale tra Lega e 5 Stelle ne è un ottimo esempio. Allo stesso modo, in Svezia, l'astensione dell'ex partito comunista è stata una condizione essenziale per consentire il governo della coalizione multipartitica. In Spagna, i socialisti dovranno probabilmente ricorrere al sostegno dei separatisti.

Quindi, aspettatevi lo stesso stallo dopo le elezioni europee. Infatti, stando ai sondaggi elettorali, il numero di seggi dei partiti populisti non sarà molto elevato, ma comunque sufficiente a provocare lo stallo. Inoltre, i gruppi parlamentari di Bruxelles non sono mai stati ideologicamente omogenei, e questa situazione viene ulteriormente esasperata dai populisti, dato che spingerà i partiti minoritari a unirsi alle tradizionali compagini centriste. Le divisioni interne cresceranno, l'unione dei diversi blocchi necessaria alle coalizioni farà nascere ulteriori frizioni.

Il Parlamento europeo si ritroverà schiacciato in una condizione di stallo politico, senza sgretolarsi ma anche senza essere in grado di portare a termine alcuna iniziativa rilevante.

Molto presto gli investitori se ne renderanno conto, innescando un rimbalzo post elettorale maggiore del solito, che si andrà a sommare alla spinta dei mercati globali. Questo mercato rialzista di lunga durata dovrebbe quindi prolungarsi ulteriormente, favorendo i mercati europei.

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