il negoziato

M5S-Pd, la mossa di Zingaretti: «Via i vicepremier». Martedì il voto su Rousseau

«Un altro contributo del Pd per aiutare il Governo a decollare», lo definisce il segretario democratico. Se il confronto sul programma procede spedito, quello sui nodi politici, a partire dal vicepremierato a Di Maio, sono ancora irrisolti


Governo, incontro Conte-M5s-Pd: "Passi avanti" sul programma

4' di lettura

Mercoledì resta la data cerchiata in rosso a Palazzo Chigi: entro tre giorni Giuseppe Conte vuole tornare al Colle per sciogliere la riserva. Le nubi che si erano di nuovo addensate sul Governo giallorosso dopo la prova di forza di Luigi Di Maio al termine delle consultazioni con il premier incaricato si sono in parte schiarite. Ma se il confronto sul programma procede spedito, quello sui nodi politici, a partire dal vicepremierato a Di Maio, sono ancora irrisolti. Non c’è ancora stato neppure il vertice a tre (Conte, Di Maio e il segretario dem Nicola Zingaretti) atteso per domenica, così come manca all’appello anche il chiarimento chiesto dal Pd dopo le uscite di Di Maio. E l’altro nodo riguarda, ovviamente, la consultazione sulla piattaforma Rousseau, fissata per martedì. Negli stessi giorni, potrebbe essere convocata la direzione del Pd, per il via libera definitivo all'accordo.

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La posizione del premier resta ferma: preferirebbe due vice, ma senza intesa tra i partiti ne farà a meno, scegliendo un sottosegretario alla presidenza del Consiglio “tecnico” di sua fiducia. Proprio sul tema spinoso dei vicepremier arriva la proposta via twitter di Dario Franceschini:
«Per una volta Beppe Grillo è stato convincente (sul suo blog aveva invitato ad andare oltre il tema delle poltrone, ndr). Una sfida così importante per il futuro di tutti non si blocca per un problema di “posti”. Serve generosità.Per riuscire a andare avanti allora cominciamo a eliminare entrambi i posti da vicepremier», dice l’esponente dem. «Un altro contributo del Pd per sbloccare la situazione e aiutare il Governo a decollare», lodefinisce Nicola Zingaretti. La proposta è stata poi rilanciata su Twitter anche da Andrea Orlando, vicesegretario vicario del Pd, e da Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato e da Maria Elena Boschi. Ma respinta al mittente dal senatore pentastellato Gianluigi Paragone, tra i più scettici sull'accordo. «Luigi Di Maio non piace al Pd perché sta difendendo quello che di buono avevamo fatto nel precedente governo. Luigi deve rimanere centrale. Anche a Chigi! (E lo dice uno che con Luigi ci ha fatto pure sane litigate)».

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I democratici vorrebbero «un nuovo governo per riaccendere l'economia italiana, per unire il nord e il sud del Paese, riprendere la stagione di investimenti, far crescere il lavoro, riaprire il capitolo dell'innovazione nella scuola, nell'Università, nella ricerca cioè quello che serve all'Italia per cambiare. In pochi giorni già con le aste dei Bot abbiamo recuperato 600 milioni e c'è chi parla di miliardi se continuiamo così», insiste nel video pubblicato su Facebook il segretario Zingaretti. «È difficile dunque, ma vale la pena di provarci per il bene dell'Italia». Non senza pungolare l'esecutivo in carica su uno dei dossier più controversi. «La vicenda #MareJonio conferma che in Italia sull'immigrazione bisogna cambiare tutto», ammonisce. «Coinvolgere con autorevolezza l'Europa, unire sicurezza, legalità e umanità è possibile. Il Governo non faccia finta di niente, stiamo parlando di esseri umani».

Tornando a Conte, oggi il clima sembra ben più sereno, come dimostra l’intervento a distanza alla festa del Fatto Quotidiano , ma ieri per il premier incaricato si era reso necessario un colloquio con il presidente Mattarella. Un punto indispensabile dopo il rialzo dei toni, che è stato accompagnato dal sospetto, rivelato da fonti parlamentari, che il premier incaricato fosse pronto anche a rinunciare al mandato. La drammatizzazione è stata seguita da un’accelerazione sul programma, anche per pressare le due forze politiche: l’incontro di tre ore tra Conte e le delegazioni M5S e Pd, salutato con soddisfazione da entrambe. Di «ulteriori passi avanti» ha parlato il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio. «La ricognizione sui temi va bene», ha certificato il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli. Malumori soltanto da Leu, con Pietro Grasso che ha lamentato l’esclusione dai tavoli e distribuito un proprio documento a Pd e M5S.

Ma la mossa di Conte, che non aveva affatto gradito la rievocazione della possibilità del voto da parte di Di Maio, è stata anche un messaggio ai Cinque Stelle. Nella casa romana di Vito Crimi si sono riuniti Di Maio, i capigruppo, Fraccaro, Bonafede, Morra, Taverna e in collegamento Casaleggio e Di Battista, autore di un nuovo post contro il Pd. Un tentativo di allontanare l’immagine di un capo politico roso dalle ambizioni personali e sempre più isolato, assediato dall’asse Conte-Fico-Grillo, appunto. «I big del Movimento vogliono Di Maio vicepremier», è il messaggio lanciato. Il rapporto di fiducia reciproca tra il premier e Di Maio non si discute, fanno sapere dal M5S. «Non mi interessa parlare di poltrone, decide Conte», ha ribadito il capo politico ai suoi. «Dobbiamo essere responsabili verso il Paese in questo momento di difficoltà».

Salvini: porte Lega aperte a delusi M5S
«Le porte della Lega sono e saranno sempre più aperte». Così il leader della Lega Matteo Salvini ha risposto a chi gli ha chiesto se “imbarcherebbe” nel partito i grillini delusi. E nel corso di un comizio in provincia di Bergamo ha anche definito Di Maio «vittima di Conte» il quale si sarebbe il risultato della volontà di «Merkel e Macron». La Merkel, ha aggiunto Salvini, perde a casa sua e vuole dettare le regole in Italia.

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