corte di cassazione

Suicida lo schizofrenico dimesso dall’ospedale: arrestato medico

di Silvia Marzialetti

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(Agf)


2' di lettura

Suicida il paziente schizofrenico congedato dall'ospedale: manette per il medico che non ha disposto la presa in carico.

Commette negligenza e imperizia lo psichiatra che si limiti a prescrivere un farmaco al malato affetto da schizofrenia, senza disporre ulteriori accertamenti medici. Una leggerezza costata cara a un medico in servizio nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Caltanissetta, visto l'epilogo tragico del caso: il suicidio della paziente. Quattro mesi di reclusione, più un risarcimento danni nei confronti delle parti civili: un verdetto confermato nei tre gradi di giudizio e argomentato in modo molto dettagliato dalla Cassazione, con la sentenza 43476 depositata ieri (21 settembre).

Corte di cassazione - Sentenza 43476/2017

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Schizofrenia paranoide cronica, con episodi psicotici acuti la patologia della paziente quarantenne, una habituè dell'ospedale (13 le cartelle cliniche recuperate relative a ricoveri), l'ultimo dei quali a distanza di pochi giorni dalla nascita della secondogenita.

Presentatasi per l'ennesima volta in ospedale, dopo aver ingerito un intero flacone di un farmaco aloperidolo, la donna era stata congedata dall'imputato, con l'impegno a risentirsi telefonicamente la mattina seguente, per valutare il da farsi. Nessun accertamento medico (come previsto dai protocolli in caso di sovraddosaggio e intossicazione da farmaco aloperidolo), nessun ricovero: il medico aveva valutato con estrema leggerezza di congedare la donna, nonostante in più riprese, nei mesi precedenti, avesse manifestato propositi autodistruttivi.

Fatale l'errore di valutazione perchè, a poche ore dalla visita, la paziente si è lanciata nel vuoto dal balcone di casa.

Tranchant i giudici della Suprema Corte che, nella sentenza, parlano di violazione dei doveri di diligenza e perizia da parte del medico: atteggiamento in netto contrasto con quel principio di sorveglianza sanitaria richiesto per i pazienti affetti da schizofrenia paranoide, una categoria che, nel 15/20% dei casi, incorre in morte per suicidio.

L'assunzione massiccia di un farmaco - scrivono i giudici - deve costituire un campanello d'allarme per il medico, che deve pertanto attivarsi disponendo un supplemento di indagini anche nel pronto soccorso. Nel caso esaminato, tra l'altro, la donna era stata accompagnata dal marito in ospedale: l'uomo, trafelato e preoccupato - il bambini di un anno in braccio – aveva portato con sè anche gli effetti personali della moglie, certo che occorresse un ricovero.

Ma neanche questo segnale ha indotto il medico a disporre la presa in carico del paziente.

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