Il ddl dopo la sentenza di dj Fabo

Suicidio assistito, il centrodestra blocca il testo base alla Camera. Ecco cosa prevede

Il testo, in linea con la sentenza della Corte costituzionale su dj Fabo, prevede la non punibilità se ricorrono alcuni requisiti

di N.Co.

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3' di lettura

L’ostruzionismo del centrodestra ha bloccato il deposito del testo base della legge sul suicidio assistito che le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera, avevano deciso fosse presentato oggi. Il testo base predisposto dai relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5S), riprende i criteri della sentenza della Corte costituzionale sulla vicenda del Dj Fabo e di Marco Cappato, del 22 novembre 2019, che prevede la non punibilità se ricorrono alcuni requisiti. La seduta è stata aggiornata alla prossima settimana.

Il quesito referendario

Sull’eutanasia è stato depositato il 20 aprile, promosso dall'associazione Luca Coscioni, il quesito referendario per la legalizzazione dell'eutanasia. Il quesito chiede la parziale abrogazione dell'articolo 579 del codice penale (”omicidio del consenziente”) e prevede che siano invece mantenute le aggravanti nel caso in cui siano coinvolte persone fragili.

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La Consulta aveva sollecitato il Parlamento a legiferare

La Consulta aveva sollecitato il Parlamento a legiferare già nell'ottobre 2018, ma la maggioranza giallo-verde non aveva trovato la quadra su un tema così delicato. Il 22 novembre 2019 la Corte ha emesso una sentenza che formalizzava i requisiti di non punibilità. Nella seduta odierna Bazoli e Provenza avrebbero dovuto presentare il testo base, ma il centrodestra ha contestato che i relatori fossero di Pd e di M5s, cioè della vecchia maggioranza giallorossa che aveva iniziato a lavorare al testo. «Mi spiace per l'ostruzionismo del centrodestra - dice Bazoli all’Ansa - perché quello che presentavamo era appunto il testo base, un testo su cui confrontarci insieme e non certo un testo da votare».

Cosa si intende per morte colontaria medicalmente assistita

«Si intende per morte volontaria medicalmente assistita - afferma l'articolo 2 del testo base elaborato da Bazoli e Provenza - il decesso cagionato da un atto autonomo con il quale, in esito al percorso disciplinato dalle norme della presente legge, si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e la supervisione del Servizio Sanitario Nazionale».

Le condizioni per l’accesso al suicidio assistito

Il testo riprende le condizioni indicate dalla Corte per accedere al suicidio assistito. Il primo requisito è essere «persona maggiore di età, capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed affetta da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili». La persona «deve altresì trovarsi nelle seguenti condizioni: 1. essere affetta da una patologia irreversibile o a prognosi infausta oppure portatrice di una condizione clinica irreversibile; 2. essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale; 3. essere assistita dalla rete di cure palliative o abbia espressamente rifiutato tale percorso assistenziale».

La domanda al medico

La domanda va presentata al proprio medico di medicina generale o a un medico di fiducia che «redige un rapporto sulle condizioni cliniche del richiedente e sulle motivazioni che l'hanno determinata e lo inoltra al Comitato per l'etica nella clinica territorialmente competente». Il Comitato «entro sette giorni dal ricevimento della richiesta, esprime un parere motivato sulla esistenza dei presupposti e dei requisiti a supporto della richiesta di morte volontaria medicalmente assistita, e lo trasmette al medico richiedente ed alla persona interessata». Il medico a sua volta trasmette la documentazione alla Asl di riferimento o all'Ospedale che si occupa del paziente e «che dovrà attivare le verifiche necessarie a garantire che il decesso avvenga presso il domicilio del paziente o, laddove ciò non sia possibile, presso una struttura ospedaliera o residenziale pubblica».

Decesso equiparato a quello per cause naturali

«Il decesso a seguito di morte volontaria medicalmente assistita è equiparato al decesso per cause naturali a tutti gli effetti di legge». Il testo esplicita che le disposizioni penali che puniscono l'istigazione al suicidio «non si applicano al medico e al personale sanitario e amministrativo che abbiano dato corso alla procedura di morte volontaria medicalmente assistita nonché a tutti coloro che abbiano agevolato in qualsiasi modo la persona malata ad attivare, istruire e portare a termine la predetta procedura, qualora essa sia eseguita nel rispetto delle disposizioni di cui alla presente legge».

Non punibile chi agevola la morte volontaria

Un ulteriore comma dichiara «non è punibile chiunque sia stato condannato, anche con sentenza passata in giudicato, per aver agevolato in qualsiasi modo la morte volontaria medicalmente assistita di una persona prima della entrata in vigore della presente legge» e che abbia agito seguendo i criteri della legge .

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