La sentenza

Suicidio Trentini, assolti Mina Welby e Marco Cappato

La corte di assise di Massa ha deliberato: il fatto non sussiste

Dj Fabo: assolto Cappato. I giudici: "Il fatto non sussiste"

La corte di assise di Massa ha deliberato: il fatto non sussiste


2' di lettura

Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti dalla corte di assise di Massa perché il fatto non sussiste dall'accusa di aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, il 53enne malato di Sla deceduto il 13 aprile 2017 in una clinica svizzera. In precedenza il pm Marco Mansi, dopo che era stata respinta dai giudici la sua richiesta di rinvio del processo ai sensi dell'articolo 507 del codice di procedura penale, ammissione di nuove prove, aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi per Welby e Cappato. «Chiedo la condanna - aveva spiegato - ma con tutte le attenuanti generiche e ai minimi di legge. Il reato di aiuto al suicidio sussiste, ma credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell'interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito. Colpevoli sì ma meritevoli di alcune attenuanti che in coscienza non mi sento di negare».

Welby e Cappato: le dichiarazioni prima della sentenza

«Sono serena, ieri notte ho pensato alla mamma di Davide Trentini, la mia battaglia è per lei. Se verrò condannata voglio andare in carcere. Ma temo siccome ho 80 anni che mi diano i domiciliari. Allora protesterò perché se sono pericolosa voglio essere messa in condizione di non nuocere. Tornerei in Svizzera anche domani». Così Mina Welby all'ingresso del palazzo di giustizia di Massa poco prima dell'inizio dell'ultima udienza. Davanti al palazzo di giustizia ci sono anche con striscioni e bandiere rappresentanti dell''Unione Ateo e agnostici, del Popolo della Famiglia e dell'associazione Luca Coscioni di cui Welby è copresidente e Cappato tesoriere.

«Ci stiamo preparando al rispetto di qualsiasi decisione che uscirà da questa corte che non è l'obiettivo nè tanto meno il bersaglio della nostra azione di disobbedienza civile», aveva detto Marco Cappato poco prima dell'inizio dell'udienza. «Il nostro interlocutore - conclude Cappato - prima e dopo questa sentenza resterà sempre unicamente il Parlamento, grande assente politico sul tema dell'eutanasia».

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