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Sul deficit «monetizzato» Tria è ministro o professore?

di Guido Gentili


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Giovanni Tria (Ansa)

2' di lettura

«Io credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione». Però. E chi vuole rompere questo tabù? Il professor Giovanni Tria, economista e ministro dell’Economia del governo gialloverde M5Stelle-Lega nel quale Tria gioca una difficile partita tra disincanto realista, senso dell’equilibrio e riformismo necessario.

Monetizzazione. Per stare al concetto sviluppato da Tria qualche giorno fa in un convegno alla Luiss, finanziamento in moneta del deficit attraverso l’intervento diretto della Banca Centrale Europea sul terreno delle emissioni. Con l’obiettivo, mentre si mette l'accento sul “sovranismo nordico” che attanaglia l'Europa, di «recuperare appieno gli strumenti di politica macro-economica per assicurare un coordinamento non risolto, certamente in Europa, tra politica monetaria e bilancio».

Le parole pesano, tanto più sul crinale degli annunci per una questione che può mettere un Paese come l’Italia, ad altissimo debito pubblico, crescita zero e deficit in aumento, nella condizione di osservato ancora più speciale sui mercati. E Tria sa benissimo che cambiare le “regole” della Bce è operazione in tutti sensi complicatissima, a cominciare dal fatto che serve l’unanimità dei Paesi votanti. Cosa che appare impossibile.

L’INTERVISTA / Tria al Sole 24 Ore: «No a nuovo deficit per tagliare le tasse»

Il sentiero di rottura del tabù, poi, in qualche modo richiama alla memoria un punto di una bozza (subito cancellata) del contratto del governo gialloverde che ipotizzava la richiesta alla Bce di tagliare il debito per 250 miliardi. Per non dire della sempreverde discussione sul divorzio tra il Tesoro e la Banca d'Italia costretta fino a quel momento a sottoscrivere tutti i titoli pubblici per finanziare la dilagante spesa pubblica.

Insomma Tria, che è uomo prudente, dovrebbe chiarire un po' meglio, perché la questione che ha sollevato lo merita. E per cominciare sarebbe utile che spiegasse fino a che punto ha parlato da economista o da ministro dell'Economia. Come economista, ha scritto assieme a Renato Brunetta sul Sole 24 Ore l’8 marzo 2017 un articolo nel quale si osserva: «L’unica strategia possibile e necessaria è quella di un stimolo fiscale finanziato attraverso la creazione di moneta, ciò che si propone è la monetizzazione di una parte dei deficit pubblici, destinata a finanziare, senza creazione di debito aggiuntivo, un ampio e generalizzato programma di investimenti pubblici». Con l’obiettivo di «ridurre il debito/Pil stimolando la crescita del Pil reale e determinare al contempo la diminuzione del debito nominale stabilizzando l'avanzo primario, al netto del finanziamento monetario».

Parole del marzo 2017. Sono le stesse che valgono, a maggio 2019, da ministro dell'Economia?

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