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Sul futuro di Esselunga, fondi e Cdp alla finestra

di Carlo Festa

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(Ansa)


2' di lettura

Fondi di private equity, gruppi industriali e Cdp in attesa. Il dossier di Esselunga resta sempre sotto osservazione negli ambienti finanziari milanesi, ma la situazione attuale del colosso lombardo della grande distribuzione non sembra essere preludio a possibili cambi di azionariato. C’è infatti, prima, da rendere più stabile il tema ereditario, che a distanza di cinque mesi dalla scomparsa di Bernardo Caprotti non è ancora totalmente digerito da alcuni dei protagonisti della vicenda. E strettamente collegata c’è la visione sugli assetti futuri che dovranno trovare d’accordo i diversi componenti della famiglia.

L’apertura del testamento nell’ottobre dello scorso anno, custodito dal notaio Piergaetano Marchetti, è infatti stata una sorpresa perché, ancora in vita, Bernardo Caprotti ha donato circa il 70% delle azioni della holding Supermarkets Italiani alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina, mentre ai due figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, il lascito è stato del 15% ciascuno.

La decisione non ha lasciato certo contenti Giuseppe e Violetta e l’esito ha aperto all’ipotesi di un’impugnativa del testamento soprattutto per far luce su beni immobiliari al di fuori del perimetro.

Ma questa opzione sembra improbabile, al momento, così i legali delle due parti (cioè lo studio Casati e BonelliErede per i figli di primo letto e Lombardi e Mariconda per la vedova e la figlia Marina) sembrano più concentrati a lavorare sugli assetti futuri del gruppo anche per massimizzare la valorizzazione dell’azienda.

Il testamento Caprotti

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Nel frattempo, il gruppo, da perfetta macchina di generazione di utili quale è stata creata da Bernardo Caprotti, continua a macinare risultati e punta a svilupparsi ancora di più in Italia. La figlia Marina, in questa fase, è coinvolta in maggior misura in azienda.

Ecco perché i compratori potenziali sono in attesa di conoscere ql’esito delle consultazioni tra i rami familiali e i loro legali. Di sicuro, secondo alcune fonti, non ci sarà alcun riassetto azionario quest’anno. Prova ne è che il mandato informale che aveva Citigroup è stato sospeso.

L’obiettivo è rafforzare il business. Così alla finestra sono i private equity che lo scorso anno sono arrivati a un passo dall’acquisto del gruppo: cioè Cvc e Blackstone. Non è un mistero che anche colossi come l’americana Walmart stanno osservando il dossier, come pure la Cassa Depositi e Prestiti ,che già lo scorso anno aveva provato a giocare la carta dell’italianità del brand della grande distribuzione, e la Tip del banchiere Gianni Tamburi.

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