Monitoraggio

Sul maxi deficit da 100 miliardi risparmi possibili fino al 15-20%

Sulle risorse parte la corsa della maggioranza in vista della manovra: destinat a restare in cassa almeno 5 dei 40 miliardi del capitolo lavoro. Congedi e Rem sovrastimati

di Marco Rogari

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(Imagoeconomica)

Sulle risorse parte la corsa della maggioranza in vista della manovra: destinat a restare in cassa almeno 5 dei 40 miliardi del capitolo lavoro. Congedi e Rem sovrastimati


3' di lettura

Le riunioni e gli incroci di dati si susseguono. Con i tecnici del ministero dell'Economia, a cominciare da quelli della Ragioneria generale dello Stato, impegnati a confrontarsi con i colleghi dell’Inps e di numerosi ministeri, primi fra tutti quelli del Lavoro e del Mise, non senza i consueti passaggi quasi obbligati con l’Agenzia delle Entrate. Un’intensa azione di monitoraggio, che con il trascorrere dei giorni sta diventando particolarmente attenta. Anche perché la posta è molto alta: l’effettivo utilizzo dei 100 miliardi di deficit, ai quali, con tre scostamenti consecutivi, è ricorso il governo per arginare la crisi innescata dalla pandemia.

A eventuali risorse inutilizzate o in eccesso guarda il Mef anzitutto con l’obiettivo di dirottarle su misure che hanno già esaurito i fondi iniziali facendo leva sul meccanismo dei “vasi comunicanti” previsto dai decreti Covid con un preventivo un passaggio parlamentare. E se a fine anno si dovesse proprio arrivare alla “contabilizzazione” di una minor spesa, questo passaggio potrebbe essere sfruttato per contenere l’impennata di deficit e debito nel 2020 andando in aiuto ai conti pubblici. A questa dote potenziale guarda però anche una parte della maggioranza, che punta a recuperare una fetta delle coperture per i due interventi chiave della manovra autunnale per i quali è necessario un “chip” iniziale di almeno 15-20 miliardi: l’avvio della riforma fiscale e l’assegno unico per la famiglia. Una soluzione che per ora non sembra essere presa in considerazione a via XX Settembre. Ma l’esito della partita non può essere considerato scontato.

Fin dal varo del primo scostamento, necessario per il Dl marzo, non sono mancate le incognite su stanziamenti sovradimensionati per alcune misure e insufficienti per altre e su eventuali rallentamenti del flusso di spesa. Nell’audizione di martedì in Parlamento sul Recovery fund il ministro Roberto Gualtieri ha assicurato che «a fine anno i 100 miliardi saranno in larghissima parte arrivati a terra». Ma i tecnici, sulla base delle prime verifiche, non escludono del tutto che un 10-15%, e forse fino a un 20%, della dote possa risultare non spesa. E l’attuale andamento del capitolo lavoro, al quale sono stati destinati oltre 40 miliardi, suona come una conferma indiretta di questa ipotesi: dagli ultimi focus emergerebbe che almeno il 10% delle risorse stanziate potrebbe rimanere in cassa.

La fetta più cospicua di questo capitolo è dedicata alla Cig d’emergenza che, con il Dl Agosto, si è allungata sostanzialmente fino a fine anno. Da giugno in poi però, in base agli ultimi dati dell’Inps, il tiraggio, vale a dire l’effettivo utilizzo delle ore richieste dalle aziende, si è attestato tra il 50 e il 60%. Un dato legato anche alle prime ripartenze delle attività. Di qui, spiegano fonti di governo, la possibilità di ottenere un risparmio intorno al 10% dei fondi stanziati. Le somme esatte si conosceranno solo a fine anno: una stima prudenziale che circola all’interno dell’esecutivo parla di possibili risparmi pari a non oltre 5 miliardi. Anche in questo caso, d’altra parte, non tutte le misure messe in campo da marzo hanno prodotto gli stessi “risultati”. Ad esempio, il bonus autonomi (600 euro poi saliti a maggio a mille, solo per alcune categorie) ha un tiraggio pressoché totale, intorno al 90%. Anche il bonus baby sitter, da luglio esteso ai nonni, ha avuto un bel tiraggio con oltre 1,3 milioni di domande presentate. Non sembra aver inciso molto invece il congedo straordinario al 50% della retribuzione. In base agli ultimi dati Inps ne hanno fatto richiesta appena in 319mila. Non sta decollando neppure il Rem, il Reddito d’emergenza: dei 954 milioni stanziati finora ne è stato speso meno del 25%.

A parlare di “sovrastime” per la Cig è stato anche l’Ufficio parlamentare di bilancio in audizione al Senato. Ma anche su altri capitoli, come quelli collegati al funzionamento della Pa, e non solo, la spesa finale potrebbe rivelarsi più contenuta. Il voucher-vacanze, ad esempio, marcia a un’andatura non troppo spedita. Le misure di sostegno alle imprese, invece, hanno di fatto esaurito il plafond di partenza. È il caso dei contributi a fondo perduto per i quali già attorno al 20 agosto risultava speso circa il 90% dei 6,2 miliardi stanziati. Con Gualtieri che ha già annunciato che si accinge a utilizzare il meccanismo previsto dai decreti per irrobustire di alcune centinaia di milioni la dote attingendo da altre misure meno “gettonate”.

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