LO SCONTRO NELLA MAGGIORANZA

Sul Mes il M5S non arretra, alta tensione nell’esecutivo

Oggi a Bruxelles il ministro Gualtieri punterà a far slittare l'intesa definitiva

di Barbara Fiammeri e Manuela Perrone


Il fondo Mes, ecco le cifre sottoscritte dall'Italia e dagli altri Paesi aderenti

3' di lettura

Il report che Roberto Gualtieri porterà sul tavolo di Palazzo Chigi al suo rientro dall’Eurogruppo sarà decisivo. Non solo per il cammino del Meccanismo europeo di stabilità, ma anche se non soprattutto per le sorti del Governo. I tentativi di rassicurazione fin qui forniti dal premier Giuseppe Conte non sono bastati a disinnescare il “no” del M5S all’approvazione dell’accordo prevista per il 13 dicembre al Consiglio europeo.

Luigi Di Maio martedì è stato netto: «Il M5S continua a essere ago della bilancia. Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes». La prima richiesta è un rinvio: far slittare l’intesa definitiva in agenda per il 13 dicembre. Ed è questo che oggi deve ottenere dai partner europei il ministro dell’Economia, strappando loro la disponibilità ad affrontare il Mes nella «logica di pacchetto» assicurata dallo stesso Conte lo scorso giugno, ovvero assieme all’unione bancaria e allo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza. Un puzzle di difficile composizione per Gualtieri, che dovrà sfoggiare la sua esperienza politica e la conoscenza dei colleghi europei per portare a casa una risposta capace di ricompattare la maggioranza. A sostegno della posizione italiana potrebbe arrivare la Francia, che ha bisogno di tempo per recepire nella propria Costituzione la modifica del trattato.

La deadline per il Governo italiano è l’11 dicembre, quando al Senato dopo le comunicazioni di Conte in vista del Consiglio europeo saranno messe ai voti le risoluzioni parlamentari. Obiettivo, tanto di Di Maio che del Pd, è di arrivare all’appuntamento con una unica risoluzione di maggioranza. Anche se i Cinque Stelle hanno già affidato ai capigruppo Gianluca Perilli e Francesco Silvestri (pro tempore, oggi si vota di nuovo alla Camera ed è probabile una nuova fumata nera) il compito di lavorare al testo.

Il ministro dem degli Affari europei, Enzo Amendola, però avverte: «Se qualcuno dice che sul Mes decido io, sarà ottimo per fare like su Facebook, ma la posizione italiana è quella espressa dal presidente Conte». Chiara replica a Di Maio, che sulla partita vuole rilanciare una leadership traballante in contrapposizione al premier. Contando anche sulla sponda di Alessandro Di Battista, che ha condiviso pubblicamente la trincea di Di Maio: «Così il Mes non conviene all’Italia. Punto».

In serata il capo politico M5S smorza i toni: «Ho sentito Conte e siamo in piena sintonia sia sul Mes sia sul tema della prescrizione». Tentativi di ricucire uno strappo che al momento però resta profondo. Tanto che a DiMartedì dice: «Se sto con Conte o Salvini? Non è una partita di calcio, sto con gli italiani».

Che cos'e' e a che serve il Mes

A soffiare sul fuoco torna lo stesso Matteo Salvini, sia sulla riforma del fondo Salva-Stati («Il trattato per noi è inemendabile, va bloccato») sia sulla tenuta del Governo. Ma soprattutto il leader della Lega punta ancora una volta il mirino dritto sul premier, sostenendo di non essere «mai stato informato sulle modifiche del trattato» e di non aver «mai letto il testo». Anche se era pubblico sul sito del Mes. L’attacco è politico. «Conte ha lo sguardo di chi ha paura e scappa», attacca l’ex vicepremier, che confida nella caduta del Governo e, dopo, vede solo le elezioni. Gli fa gioco il servizio delle Iene sul presunto conflitto d’interessi di Guido Alpa, che faceva parte della commissione esaminatrice di Conte per il concorso a professore ordinario di diritto privato nel 2002, nonostante tra i due, secondo le Iene, ci fosse già un rapporto professionale.

Per approfondire:
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