Famiglie e studenti

Sul piatto 183 nuove lauree: boom di digital, green e sanità

di Eu.B.

2' di lettura

Le aspiranti matricole si trovano a fare i conti con un’offerta formativa sempre più vasta e composita: sono 183 le lauree che hanno passato il vaglio del Consiglio universitario nazionale (Cun) prima e dell’Agenzia di valutazione (Anvur) poi. E che portano il conto totale dei corsi ben sopra le 4.900 unità. Con un’attenzione crescente, da un lato, alla transizione digitale ed ecologica in atto e, dall’altro, agli effetti che la pandemia sta continuando a provocare. Come testimonia l’aumento delle opportunità di lavoro (e, a cascata, di studio) in materia sanitaria.

I settori più gettonati

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Numero più numero meno, il quadro che esce dalla lista finale dei nuovi corsi accreditati per l’anno accademico 2021/22 ricalca quello anticipato sul Sole 24 Ore di lunedì 19 aprile: le parole d’ordine più ricorrenti continuano a essere sia le competenze e l’innovazione digitale (data science, intelligenza articiale eccetera) sia il trittico “ambiente-eco-sostenibilità”. A cui si aggiunge la sanità, testimoniata sia dalle 4 nuove facoltà di medicina attivate quest’anno a Casamassima, Lecce, Potenza e Rende (che diventano 6 se consideriamo anche Trento ed Enna partite l’anno scorso) sia dallo spazio attribuito, nel bouquet confenzionato dagli atenei, alle altre professioni sanitarie: due nuovi corsi di terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (alla Cattolica e alla Politecnica delle Marche), Infermieristica a Catanzaro, Tecniche audioprotesiche a Siena, Fisioterapia a Campobasso, Logopedia a Sassari, assistenza sanitaria a Trieste per restare alle triennali. Confermate poi le 26 attivazioni di altrettante lauree professionalizzanti (di cui 14 risistemazioni di corsi precedenti alla luce della riorganizzazione voluta dall’ex ministro Gaetano Manfredi).

Gli atenei più attivi

Tra le statali in testa alle università più prolifiche troviamo un terzetto composto da Bologna, Padova e Palermo. In comune hanno i 12 corsi al debutto quest’anno ma le scelte alla base sembrano differenti: l’ateneo siciliano preferisce ingegneria in 4 diverse declinazioni (elettronica e delle comunicazioni, gestionale, dei sistemi ciber-fisici per l’industria più la triennale in tecnologie per il mare); l’Alma Mater bolognese scommette su meccatronica, fisica della particelle, economia circolare e food oltre che sulle sempreverdi diritto ed economia; l’università patavina punta a rafforzarsi sul green (con la professionalizzante su produzioni biologiche vegetali e la magistrale in chimica e tecnologie sostenibili per l’economia circolare) e sul sociale (con la triennale in giurista del terzo settore e le magistrali in pedagogia e in psicologia clinica, sociale e interculturale). Alle loro spalle due atenei piccoli (Foggia e Calabria), con 8 nuovi corsi, e due maxi (Sapienza di Roma e Federico II di Napoli), con sei proposte aggiuntive.

Più composito il fronte delle non statali, con 17 nuove lauree distribuite tra 9 diverse realtà, telematiche e fisiche. Tra queste ultime spiccano la Cattolica con 3 nuovi corsi (dove alla triennale in terapia della neuro e psicomotricità citata poc’anzi si sommano le due magistrali in innovazione e imprenditorialità digitale e innovazione zootecnica e agro-ambientale) e la Luiss Guido Carli di Roma con due proposte ad arricchire l’offerta formativa del 2020/21. La prima (la triennale in politica: filosofia ed economia) che conferma la sua tradizione consolidata negli studi sociali, la seconda (la magistrale in data science e management) che cavalca le nuove frontiere volute dal rettore Andrea Prencipe.

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