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Sul Pnrr i rischi di obiettivi impossibili da raggiungere

Bernabè: il programma ha scarse probabilità di essere realizzato nei tempi previsti. Cecilia Guerra: una borsa elettrica per le sole fonti rinnovabili

Cecilia Guerra sottosegretario al Mef

3' di lettura

Attenzione a non sprecare il Pnrr in ritardi, velleità e veti ideologici. La ricerca di nuovo gas lontano dalla Russia? «Una dipendenza costruita in 40 anni non si sostituisce in 3 anni». L’idrogeno su cui smania mezz’Europa? «Forse solamente nel 2050 avrà uno spazio concreto nell’economia». Le transizioni economica, digitale, ecologica, energetica? «Tutto il Pnrr ha scarse probabilità di essere realizzato nei tempi previsti», è il pessimismo della ragione di Franco Bernabè, dirigente ed economista che ha testimoniato quarant’anni di parabola industriale italiana, ha guidato colossi come l’Eni e la Telecom, oggi presidente di Acciaierie d’Italia. Al Festival dell’Economia di Trento attorno al tema “Costi e opportunità della transizione energetica: come non sprecare il Pnrr” hanno parlato Bernabè con Luigi Paganetto, Maria Cecilia Guerra e Vera Fiorani, coordinati dall’economista dell’energia Davide Tabarelli, per declinare i rischi dati al piano e al percorso di transizione economia, energetica ed ecologica dalle sciabolate dell’attualità. Rischi altissimi.

Cecilia Guerra, sottosegretaria all’Economia e finanze, ricorda le difficoltà di conciliare le politiche strategiche del Pnrr, un’operazione «di medio e lungo periodo», con i bisogni imposti dall’attualità, dal contagio virale, dalla tragedia ucraina, «da accompagnare con interventi urgenti di breve periodo». Vera Fiorani, amministratrice delegata della Rete Ferroviaria Italiana, ha ricordato come il modello tecnologico dell’alta velocità italiana sia unico ed è lo standard che sta venendo adottato anche dagli Usa. L’economista Luigi Paganetto, già presidente dell’Enea, docente a Tor Vergata, ha ammonito sul rischio per l’Italia di perdere competitività e competenze. «Il Pnrr non può essere un piano di mera spesa», ha ricordato.

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Sorridente nella forma ma amarissimo nei contenuti è stato Franco Bernabè. Contesta l’approccio europeo, che gli pare inefficiente e velleitario. Invece di dire quale obiettivo economico, sociale e ambientale conseguire, l’intera politica europea si concentra nel dettare i criteri etici e morali di quale strumenti usare. Il Pnrr di Bruxelles e quello italiano non hanno la neutralità tecnologica di indicare la vita, e per esempio invece di puntare sulla riduzione delle emissioni dicono che dal 2035 i motori dei veicoli dovranno essere esclusivamente elettrici, «danneggiando l’economia senza raggiungere quel risultato che possono dare i biocarburanti»; dice di fare a meno subito del gas russo «ma una dipendenza costruita in 40 anni non si sostituisce in 3 anni».

Per Bernabè, che cita ad esempio la scelta dell’Europa di investire sull’idrogeno “che forse avrà uno spazio nel 2050” sottolinea come «tutto il contesto del Pnrr è orientato a obiettivi molto ambiziosi, quasi irrealistici».

La Russia e il gas

«Se la Russia smettesse di distribuire gas avremmo un problema colossale. È insostituibile il gas russo a breve termine. Ci vogliono tempi lunghi che non sono quelli del REPower Ue», ha detto Bernabè. I contratti del gas fino agli anni ’90 «erano in funzione dei combustibili che il gas andava a sostituire», soprattutto carbone ma anche l’olio combustibile. A questi prodotti veniva parametrato il prezzo del gas. Era un mercato fino a quel momento caratterizzato da un solo venditore, la Gazprom, e da due grandi compratori, l’Eni e la Ruhrgas. I pesi si compensavano.«Attorno al 2010 in Europa è stato deciso di istituire un hub sumile a quello inglese e a quello americano, ed è nato il Ttf olandese». E secondo Bernabè già dall’estate scorsa la Russia, in previsione dell’invasione dell’Ucraina, a cercato di incassare quanto più possibile manovrando sui prezzi del Ttf.

Una borsa elettrica per le sole rinnovabili

Per affrontare il caro energia e le strozzature del mercato «è importante che a livello europeo si parli anche di un Pnrr energetico, valutando di riutilizzare le risorse messe sul Pnrr e che non sono state utilizzate da alcuni Paesi», ha detto la sottosegretaria Guerra. Tra le misure, indica, «l'idea di un price cap, per ora preso come oggetto di studio e vedremo che forma avrà, è utile perchè un grande compratore come l’Europa possa avere potere di mercato e non lasciarlo solo a chi vende». E prosegue: «È poi importante capire se si può davvero disallineare il prezzo dell'energia prodotta da fonti rinnovabili con quelli prodotti da fonti tradizionali».
Il progetto è dibattuto da mesi, e l’aveva proposto anche Chicco Testa: poiché l’eolico, il solare e altre fonti rinnovabili d’energia hanno costi di produzione bassissimi, dovrebbero avere un mercato dedicato a loro in modo da rendere evidenti i prezzi e favorirne il ricorso.

Ferrovie sostenibili

«Il Pnrr per il mondo ferroviario riflette la scelta strategica dell’Europa e dell’Italia di puntare sulla mobilità ferroviaria intesa come mobilità più sostenibile. Si tratta di 24 miliardi di euro da spendere entro il 2026, progetti che potenziano ed estendono l’infrastruttura ferroviaria e, allo stesso tempo, ci chiede di migliorare la nostra infrastruttura. Quindi finanzia un importante piano di innovazione», avverte Vera Fiorani. «Noi abbiamo avviato un processo di trasformazione societaria per diventare sostenibili».

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