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Sul ritocco dell’Iva il primo scontro nel Governo: ecco tutti i numeri della manovra

Il rito dei vertici a Palazzo Chigi per provare a mediare fra coalizioni in lite si mantiene più vivo che mai. L'ultimo è andato in scena nella tarda serata di domenica, e si è concentrato sull'ipotesi più spinosa in vista della prossima manovra che oggi sarà delineata dalla Nota di aggiornamento al Def: la rimodulazione dell'Iva, cioè gli interventi su aliquote e misure antievasione studiati al Mef per cercare di quadrare i conti

di Marco Rogari e Gianni Trovati


Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

3' di lettura

Cambiano i governi ma il rito dei vertici a Palazzo Chigi per provare a mediare fra coalizioni in lite si mantiene più vivo che mai. L'ultimo è andato in scena nella tarda serata di domenica, e si è concentrato sull'ipotesi più spinosa in vista della prossima manovra che oggi sarà delineata dalla Nota di aggiornamento al Def attesa in Consiglio dei ministri: la cosiddetta rimodulazione dell'Iva, cioè gli interventi su aliquote e misure antievasione studiati al Mef per cercare di quadrare i conti. Da lì, secondo le ipotesi sul tavolo, potrebbero arrivare fino a 5 miliardi. Ma sul punto sono arrivate le bordate di Movimento 5 Stelle e Italia Viva, che hanno messo in campo direttamente i leader Luigi Di Maio e Matteo Renzi per dire no ai ritocchi dell'Iva. Che per il momento, però, restano sul tavolo.

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La Nota di aggiornamento al Def in realtà non dovrà dire l'ultima parola sulla questione. Ma dovrà indicare i numeri chiave della finanza pubblica, dal debito in leggera discesa all'obiettivo di deficit atteso al 2,2% per il prossimo anno. E alla legge di bilancio, da confezionare entro il 15 ottobre insieme al budget programmatico da inviare a Bruxelles, toccherà il compito di tradurli in misure. E lì l'Iva tornerà al centro della scena, soprattutto alla luce della decisione di non toccare quota 100, ribadita ieri dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri.

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Perché in cottura c'è una manovra "espansiva" da 31-33 miliardi, compatibili con un sentiero di finanza pubblica che resta stretto e insidioso. Un punto fermo resta quello della nuova tranche di flessibilità da cui arriverà un terzo delle coperture della prossima legge di bilancio. La strategia del ministro dell'Economia punta a mantenere sostanzialmente invariato il saldo strutturale facendo con un deficit nominale del 2,2%. Lo stesso Gualtieri ha detto chiaramente che il governo intende percorrere una «saggia via di mezzo» tra il 2%, ovvero il target indicato a luglio per il deficit 2019, e il 2,4% caldeggiato nei giorni scorsi da una parte delle forze politiche che sostengono l'attuale esecutivo.

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Almeno 11 miliardi di flessibilità
L'indebitamento tendenziale il prossimo anno dovrebbe fermarsi a quota 1,5%, anche se le ultime limature alla NaDef potrebbero farlo salire all1,6%. Lo spazio fiscale aggiuntivo, la famosa "flessibilità, sarà dunque pari a 6-7 decimali di Pil, e non inferiore quindi a 11 miliardi.

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La spinta alla crescita
L'effetto sulla crescita dovrebbe tradursi in tre decimali di Pil per lo stop agli aumenti Iva, anche se non in formato integrale, e l'avvio del taglio del cuneo fiscale che il primo anno scatterebbe da giugno con un finanziamento di 2,5 miliardi per poi andare a regime nel 2021 (5 miliardi l'anno). L'obiettivo programmatico in ogni caso non supererà lo 0,6%.

Debito in leggero calo
Nel 2020, dopo due anni di crescita costante, il debito comincerà a scendere seppure in maniera molto contenuta. Un calo sensibile si dovrebbe registrare solo con la piena attuazione del piano pluriennale concordato da Gualtieri con la Ue. Rimaste sulla carta le privatizzazioni per 18 miliardi annunciate dal governo "giallo verde", il nuovo esecutivo è comunque intenzionato a confermare l'obiettivo di dismissioni per 0,3 punti di Pil per il prossimo anno.

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Il mosaico della manovra
Il pacchetto di misure per sterilizzare i 23,1 miliardi di aumenti Iva nel 2020 sarà definito nei prossimi giorni e prenderà forma con la legge di bilancio attesa entro il 20 ottobre e preceduta dal documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles il 15 ottobre. La manovra poggerà anche su una rivitalizzazione della spending review e su una prima potatura delle tax expenditures, a cominciare da un taglio dei bonus dannosi per l'ambiente. Da questo doppio intervento dovrebbero essere ricavati almeno 6 miliardi che si andranno ad aggiungere alle risorse che saranno recuperate dal capitolo anti-evasione. Nella legge di bilancio e nei decreti legge che la accompagneranno troveranno posto anche le misure targate "impresa 4.0", quelle sulla famiglia e sul Sud e il finanziamento da non meno di 2 miliardi delle cosiddette spese indifferibili.

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