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Russiagate, Trump vuol trasformare in un’arma il rapporto Mueller

di Riccardo Barlaam


(REUTERS)

4' di lettura

NEW YORK - Sparite le nuvole del Russiagate Donald Trump è sereno, dicono i suoi. Ne ha approfittato per firmare il riconoscimento della sovranità di Israele sulle Alture del Golan, preannunciato da un tweet, in occasione della visita di Netanyahu alla Casa Bianca: territorio della Siria occupato da Israele dal 1967 dopo la guerra dei sei giorni e annesso unilateralmente nel 1981, in violazione delle Risoluzioni Onu. Non solo. All’indomani del riassunto di quattro pagine sul Rapporto Mueller inviato dal ministro della Giustizia William Barr ha cambiato opinione sul Consigliere speciale, dopo che per 22 mesi ha definito la sua indagine la più grande “caccia alle streghe” della storia.

Per Trump, Robert Mueller, simbolo bipartisan di civil servant, “ha agito con onore”. E il presidente non ha niente in contrario se il segretario della Giustizia, seguendo gli inviti dell’opposizione, deciderà di rendere pubblico interamente il suo Rapporto. «Nessuna collusione, nessuna ostruzione e assoluzione piena», lo slogan rilanciato subito dopo la lettera di Barr dal presidente su Twitter.
La notizia è stata una doccia fredda per i democratici che per due anni hanno basato la loro opposizione sul teorema della collusione con i russi. E si rende più difficile la corsa dei candidati democratici per batterlo alle prossime presidenziali del 2020. Trump ne esce rafforzato enormemente agli occhi dei suoi sostenitori.

Il Rapporto Mueller diventerà per il presidente una clava, un’arma elettorale da brandire contro i democratici in campagna elettorale. Quello che doveva essere l’inizio della fine per il presidente miliardario diventa paradossalmente uno strumento che favorisce le probabilità di una sua rielezione. Almeno agli occhi dei più, della retorica e della macchina mediatica presidenziale.
Per questo Trump ieri, nonostante la giornata nuvolosa su Washington, vedeva solo cieli sereni davanti a sé. I democratici cercheranno di rilanciare le inchieste su Trump – non hanno i numeri per far passare l’impeachment al Senato, ma ci proveranno. Il Rapporto darà impulso a nuove investigazioni da parte del Congresso oltre a offrire linfa alla dozzina di procedimenti giudiziari in corso su Trump, sui suoi familiari (figlio e genero), sulle tasse non pagate, i flussi finanziari verso la Russia dal suo conto in Deutsche Bank, la Fondazione Trump, chiusa in fretta e furia.

Tuttavia l’assoluzione di Trump, a una più attenta lettura delle carte, è una assoluzione a metà. Barr nel “summary” inviato a Congresso e Casa Bianca scrive che Mueller ha utilizzato 19 avvocati e altre 40 persone tra agenti Fbi, analisti d’intelligence, consulenti legali e contabili per portare a termine la sua inchiesta sul Russiagate. Il super procuratore ha emesso 2.800 citazioni, 500 avvisi di garanzia, 13 richieste di rogatoria internazionale e sentito circa 500 testimoni. «Ha ottenuto un numero di incriminazioni e condanne per persone e società con la sua investigazione (…) e non ci saranno nuove incriminazioni», scrive il ministro della Giustizia. Dal Rapporto Mueller, durante le indagini però sono già uscite incriminazioni per 34 persone, 25 cittadini russi (12 agenti d’intelligence e 13 hacker) legati al Cremlino, che non concederà mai l’estradizione, e per 3 società russe. Cinque persone vicine a Trump sono state condannate in vari procedimenti collegati: Paul Manafort, Michael Cohen, Michael Flynn, Rick Gates e George Papadopoulos.

Una sesta persona, Roger Stone, potrebbe essere condannata in un altro procedimento per la vicenda delle 30mila mail di Hillary Clinton trafugate al Comitato elettorale democratico (che sarebbero state passate dai russi a WikiLeaks, scrive Barr).
Il Rapporto Mueller, spiega la lettera del ministro, è diviso in due parti. Nella prima parte «sulle investigazioni relative alle interferenze della Russia nelle elezioni americane del 2016, il Consigliere speciale non ha trovato le prove di una cospirazione» con i russi di Trump e dei suoi.
Mueller sostiene che ci sono stati due tentativi da parte della Russia per influenzare le elezioni 2016.

Il primo coinvolge l’Internet Research Agency (Ira) russa che avrebbe condotto «operazioni di disinformazione sui social media negli Stati Uniti per creare divisioni , allo scopo eventualmente di interferire con le elezioni», afferma Barr.
Il secondo tentativo riguarda, appunto, il furto delle mail di Hillary che sarebbe «opera di hacker legati al governo russo».
In poche parole il gioco sporco di Mosca c’è stato eccome. Ma secondo le conclusioni del Rapporto non ci sono prove sufficienti per collegare le azioni alla campagna elettorale di Trump.

Meno netta invece l’assoluzione di Trump per la seconda parte delle indagini del Rapporto Mueller sul reato di ostruzione della giustizia da parte del candidato Trump una volta diventato presidente – a partire dalla immediata defenestrazione del direttore del Fbi James Comey – reato passibile della procedura di impeachment come successo con Nixon e Clinton, seppur con esiti diversi. Mueller scrive, e Barr riporta il virgolettato nella lettera: «Questo rapporto non sostiene che il presidente abbia commesso un crimine, ma non lo esonera neanche». Modo sibillino e un po’ pilatesco per passare la palla al Parlamento. I democratici lotteranno per avere accesso integrale al Rapporto Mueller. Trump sembra non avere niente in contrario, almeno a parole. Non ci dovrebbe essere uno scontro costituzionale per avere accesso al Rapporto dunque, che finirebbe diritto alla Corte Suprema a maggioranza conservatrice. La seconda parte del Rapporto Mueller sull’ostruzionismo - ha scritto Barr nella sua lettera - verrà inviata al Congresso.

La battaglia ora diventa politica. «Andremo avanti con le nostre indagini sull’ostruzione di giustizia, l’abuso di potere e la corruzione», dice il democratico Jerrold Nadler, presidente della Commissione giustizia della Camera. Una battaglia che però rischia di stancare gli americani, divisi in due su questa storia, al 50% come è per la politica. Il Russiagate è stato l'incubo della presidenza Trump per 22 mesi. Il più sollevato di tutti, dopo aver terminato il suo incarico, appare il Consigliere Speciale Robert Mueller che continua il suo voto del silenzio, ma nelle fotografie delle ultime ore appare come ringiovanito, solare e sorridente. In pochi ci avrebbero scommesso.

Lo stesso Rudy Giuliani, primo avvocato di Trump, che alla vigilia della presentazione del Rapporto Mueller aveva detto che si sentiva in ansia come quando arriva un figlio, ha rivelato che neanche lui si aspettava un esito così favorevole. E chissà se, come aveva promesso di fare in un’intervista, si sarà bevuto la sua birra per festeggiare.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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