ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa richiesta portoghese

Sul tavolo l’ipotesi di allungare i tempi del Recovery

La modifica non riguarda il cronoprogramma delle riforme previste dai piani nazionali, ma solo il tempo limite entro cui realizzare la spesa

di Giuseppe Chiellino

 Il primo ministro António Costa

3' di lettura

La corsa dei prezzi che si è scatenata in Europa dall’inizio dell’anno ha cambiato in modo radicale il contesto economico complessivo in cui era stato concepito il Recovery Fund. Gli investimenti previsti dai piani nazionali (Pnrr) sono diventati molto più costosi di quanto programmato inizialmente e più difficili da realizzare, anche a causa della rottura delle catene di approvvigionamento, della carenza di materie prime e dell’aumento dei costi per l’energia. Inoltre, la concentrazione in così poco tempo (entro il 2026) di investimenti così ingenti rischia di amplificare la spinta inflazionistica. Con queste argomentazioni il Portogallo nelle scorse settimane ha chiesto alla Commissione europea un «aggiustamento dell’RRF all’attuale contesto economico».

La richiesta è contenuta nella lettera che il governo di António Costa ha inviato a Bruxelles per indicare quelle che ritiene debbano essere le priorità nel programma di lavoro della Commissione nel 2023. La rimodulazione del Recovery è quasi in cima alla lista, dopo la riforma del Patto di Stabilità e l’interconnessione delle reti energetiche.

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Va precisata subito una cosa: Lisbona non chiede di modificare i tempi delle riforme, milestones e target, ma solo di rendere flessibile la scadenza per la realizzazione della spesa, andando oltre il 2026.

«Senza modificare la tabella di marcia fissata per le riforme previste nei Piani di ripresa e resilienza nazionali (Pnrr), né le milestones o gli obiettivi - si legge nel documento portoghese - il calendario per l’attuazione degli investimenti dovrebbe essere reso più flessibile, sia per quanto riguarda i ritmi di attuazione che per le relative scadenze per il completamento. Questo comporta implicitamente che gli investimenti finanziati dal Recovery (non le riforme) possano finire dopo il 2026». Secondo il governo portoghese, si tratta di una modifica «resa necessaria dalle nuove circostanze economiche, che non potevano essere prevedibili al momento dell’approvazione del Recovery».

Il tema è emerso per la prima volta pubblicamente a Praga, il 9 settembre scorso, in occasione del Consiglio Ecofin. A parlarne con i giornalisti era stato il ministro delle Finanze, Fernando Medina e, sempre in quella occasione, il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, aveva definito la proposta «molto interessante». Ma poi era calata la sordina e nella conferenza stampa finale il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe si era limitato a sottolineare la necessità di evitare che la spesa pubblica, per quanto necessaria, finisca per alimentare l’inflazione.

La presidente Ursula von der Leyen non ne ha fatto cenno, pochi giorni dopo, nel discorso sullo stato dell’Unione, ma la questione è sul tavolo della Commissione europea e altri Stati membri potrebbero essere interessati, Italia compresa. Tuttavia «per il momento» è in stand-by. L’ostacolo principale ad una proposta che appare di buon senso è la necessità di modificare il regolamento del Recovery Fund, intervento per il quale serve l’unanimità dei 27. È vero che prolungare la scadenza non costringe nessuno a rinviare gli investimenti e prima o poi potrebbe far comodo a tutti, ma per ora la Commissione non sembra intenzionata a prendere l’iniziativa, senza la certezza di avere il consenso di tutti in Consiglio e con il rischio di aprire un altro fronte nei rapporti con gli Stati membri. È probabile, dunque, che l’argomento venga affrontato nelle prossime riunioni del Consiglio.

Serve l’unanimità

Necessario modificare il regolamento
Per prorogare, come ha chiesto il Portogallo, oltre il 2026 la scadenza prevista per gli investimenti del Recovery Fund è necessario modificare il relativo regolamento. Altri Stati membri sembrano interessati alla proposta portoghese ma non sarà semplice arrivare ad un accordo: per cambiare il regolamento, infatti, serve l’unanimità dei 27.

Più facile la proroga dei piani nazionali
Le deadlines dei singoli piani nazionali (i Pnrr) possono essere prorogate ma i ritardi degli investimenti devono essere giustificati da motivi oggettivi.

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