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Sul tetto dei Beatles, prima che tutto finisca per sempre

Il libro “The Beatles: Get Back” racconta la realizzazione dell'album Let It Be

di Fernando Rennis

3' di lettura

Un vero e proprio vaso di Pandora: oltre al documentario di Peter Jackson in uscita su Disney+ a fine mese, da qualche settimana è uscito “The Beatles: Get Back”, un libro che racconta la realizzazione dell'album Let It Be.

Sin dal 1963 i Beatles erano soliti registrare per il proprio fan club un album natalizio in cui, tutti e quattro riuniti davanti a un microfono, cantavano, recitavano alcuni sketch e facevano gli auguri ai loro ammiratori speciali. Per il Natale del 1968, però, la registrazione del disco fu realizzata separatamente, un segno tangibile che i rapporti tra i Fab Four cominciavano a complicarsi. Pochi mesi dopo, nel maggio 1969, George, John, Paul e Ringo tennero il più famoso dei loro millequattrocento concerti, ovvero l'esibizione sul tetto della Apple che bloccò di fatto tutta Londra e rappresentò il culmine di quello che al momento era noto come “Progetto Get Back”, un tentativo di tornare alle origini affiatate del quartetto.

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“The Beatles: Get Back”

Get Back racchiude in 240 pagine immagini inedite, tra cui gli scatti da Ethan A. Russell e Linda McCartney, e le trascrizioni, per opera del curatore dei testi John Harris, di molte conversazioni tra i membri della band durante le tre settimane e le 120 ore di registrazione che hanno dato vita al disco e al film Let It Be, entrambi usciti nel 1970. Quello che il libro riesce a fare è restituire lo strano equilibrio tra una situazione di sfaldamento interno al gruppo – Starr e Harrison avevano già lasciato la band per qualche giorno, salvo poi tornare sui loro passi – e momenti di grandissima intesa, come sottolinea il produttore George Martin quando, sul finire del volume, rivolge ai Fab Four un sincero apprezzamento per come stiano lavorando bene insieme.

E poi, i Beatles erano dei comici nati. I siparietti tra Lennon e McCartney sono esilaranti, come gran parte dei reperti sulla band testimoniano. Qui, tra giochi di parole e cinismo made in Liverpool, John si lascia andare anche a qualche battuta sul rapporto da innamorati con Paul, fatto di odio e amore, ma anche di quella sana gelosia che di volta in volta è emersa nelle interviste rilasciate singolarmente dopo il 1970. Anche in Get Back emerge un McCartney factotum: un pozzo di creatività che, dopo la morte del manager Brian Epstein, stava cercando di sopperire personalmente al vuoto gestionale della band più famosa al mondo e del suo marchio multiservizi Apple.

Come per lo scorso volume Anthology del 1996, Get Back è un libro imprescindibile che gli adepti del quartetto britannico non possono ignorare per il resoconto dettagliato delle turbolente sessioni ai Twickenham Studios, di quelle decisamente serene agli Apple Studios e del famoso concerto sul tetto di Londra. Un racconto che scaturisce dalle voci degli stessi protagonisti e da scatti intensi, che garantiscono una completa immersione in quelle settimane incredibilmente avvincenti.

Prefazione di Peter Jackson e introduzione di Hanif Kureishi

Impreziosiscono il libro la prefazione dello stesso Peter Jackson e un'introduzione dello scrittore Hanif Kureishi. Per lui Get Back ci offre il privilegio di poter assistere da vicino ai Beatles in quanto persone e musicisti, captare «quello che di loro conosciamo e ammiriamo», perché, in fondo, è proprio il lato umano e i difetti che rendono i Beatles immortali.


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