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Sulcis, per l’ex miniera di carbone arriva l’interesse degli americani

Sotto la lente i pozzi del sito e il nuovo progetto di produzione di gas rari

di Davide Madeddu

Sotto la lente i pozzi del sito e il nuovo progetto di produzione di gas rari


3' di lettura

La stagione del carbone è ormai terminata. Ma per l’ultima miniera d’Italia se ne apre un’altra. Fatta di ricerca scientifica con la produzione di gas rari, economia circolare e di investimenti stranieri. Perché il futuro del complesso industriale presente nel Sulcis Iglesiente, per la precisione a Nuraxi Figus (comune di Gonnesa) composto da 30 chilometri di gallerie camionabili e 4 pozzi che si spingono sino a mezzo chilometro di profondità e connessi con le piste carrabili, passa per il progetto denominato Aria. Iniziativa che mira a produrre gas rari (ossigeno 18 e argon 40 e isotopi stabili) portata avanti dall’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) sotto la guida del professor Cristian Galbiati, dalla Carbosulcis, azienda controllata dalla Regione e titolare della concessione mineraria, assieme all’università di Cagliari.

Un progetto in grado di dare vita al sito minerario in cui l’estrazione del carbone è cessata lo scorso anno, e sostenuto dalla Regione che ha stanziato 12 milioni di euro. Il programma, avviato alcuni anni fa, quando è iniziato il programma di dismissione, comincia ora a delinearsi. E si cominciano a vedere i primi risultati. Sia nei cantieri sia negli spazi minerari veri e propri. «Le settimane scorse è arrivata la prima manifestazione di interesse da parte di un gruppo americano - dice Francesco Lippi, amministratore unico di Carbosulcis - che vorrebbe utilizzare i pozzi e le gallerie per avviare proprio la produzione di gas rari». Ossia trasformare la sperimentazione in produzione. Punto di forza del sito minerario (nel sottosuolo ci sono riserve di carbone per un miliardo e mezzo di tonnellate) il sistema di infrastrutture che vale diverse centinaia di milioni di euro, fatto di sensori alle pareti delle gallerie, un impianto di comunicazione con l’esterno e un sistema di monitoraggio che dall’esterno consente di conoscere ciò che avviene in sottosuolo.

«Il progetto Aria nasce in questo sito minerario perché siamo davanti a un complesso altamente infrastrutturato, con professionalità e specializzazioni importanti - chiarisce Gian Matteo Sabiu, ingegnere Carbosulcis - questo ha permesso l’avvio della fase sperimentale cui seguirà, poi, quella della produzione. Realizzare un pozzo ex novo avrebbe comportato costi elevatissimi». Il programma dei lavori prevede la costruzione di una torre criogenica alta 350 metri lungo la verticale del pozzo denominato “Seruci 1”. «Attraverso un processo di distillazione molto simile a quello utilizzato per la grappa - spiega Federico Gabriele, ingegnere Infn impegnato a seguire tutte le fasi del progetto - si potranno ricavare i gas rari». Dall’isotopo stabile argon 40 all’ossigeno 18. L’argon 40 permetterà lo sviluppo di una innovativa tecnica per la ricerca della materia oscura. Poi altri isotopi stabili e gas utilizzati sia in ambito medico sia in ambito farmaceutico. La fase del processo di riconversione della miniera, l’estrazione del carbone è cessata un anno fa, è ormai avviata. Non a caso è già è stato realizzato un prototipo della torre criogenica, all’interno di una struttura coperta, che verrà poi trasferito nella colonna del pozzo.

«L’interesse del gruppo americano è per l’utilizzo degli altri tre pozzi - argomenta l’amministratore di Carbosulcis - perché nel primo, dove sarà sistemato l’alambicco, si andrà avanti con la ricerca e la sperimentazione. Contiamo di procedere con l’avvio dei lavori nella colonna del pozzo entro il 2020». Da qualche tempo, inoltre, l’azienda mineraria, che ha visto ridursi il numero dei dipendenti da 600 a 140, ha avviato anche una serie di altre iniziative che puntano sia a riutilizzare i residui della lavorazione del carbone sia con la produzione di attività alternative come la sperimentazione per la produzione dell’alga Spirulina utilizzando l’acqua che risale dal sottosuolo. «Ora si guarda al futuro con i nuovi progetti - conclude l’amministratore - è chiaro che il punto di forza saranno le professionalità altamente qualificate che qui si sono formate e lavorano. È chiaro che se il progetto Aria andrà avanti con gli altri investimenti in futuro serviranno ancora minatori».

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