le tensioni lega-m5s

Sull’autonomia regionale la maggioranza è a rischio

di Barbara Fiammeri


Autonomia, Zaia: sono inguaribile ottimista. Troveremo un accordo

2' di lettura

Per Silvio Berlusconi «il governo potrebbe cadere sull’Autonomia». Quella dell’ex premier è certo una speranza. Ma che poggia su dati reali. La levata di scudi proveniente dal Sud contro le intese di Lombardia e Veneto ma anche Emilia Romagna sta mettendo a dura prova la tenuta dell’Esecutivo. Per Matteo Salvini il via libera all’Autonomia è una conditio sine qua non per andare avanti. E non tanto e non solo perché - come dice il ministro dell’Agricoltura, il leghista Gianmarco Centinaio - «è nel contratto di Governo». Ma soprattutto perché a chiederla sono le regioni più importanti, elettoralmente parlando, del Carroccio, che pur ampliando la sua platea in modo significativo nel centro Sud (vedi il risultato in Abruzzo) ha sempre nel Nord lo zoccolo duro più significativo sia in valori assoluti che per fedeltà.

A parti invertite lo stesso si può dire al Sud per il M5s. Tra una settimana si vota in Sardegna e se il verdetto degli elettori sarà simile a quello abruzzese di domenica scorsa per Luigi Di Maio si farà ancora più dura. E allo scontro sulla Tav, sulle nomine e sugli emendamenti al reddito di cittadinanza ora si aggiunge anche quello sull’Autonomia differenziata. Nel frattempo c’è anche il caso Diciotti. Per togliersi dall’impaccio il vertice pentastellato ha preferito che a esprimersi sia la base M5s attraverso il voto on line sulla piattaforma Rousseau. Si dà per scontata la prevalenza dei «no» e quindi i commissari M5S della Giunta per le Immunità potranno martedì dichiararsi contro il processo al leader della Lega.

Ma quello è solo il primo passaggio. L’appuntamento clou sarà il voto in Aula tra circa un mese e bisognerà vedere come il M5S ci arriverà. Il tema dell’Autonomia sarà certo protagonista. E non solo nel Governo, visto il duro botta e risposta nel Pd tra Matteo Renzi e l’ex sottosgretario Gianclaudio Bressa (l’ex premier ha accusato il governo Gentiloni di aver dato il via libera al processo).

Salvini intanto ha dato ordine ai suoi di mantenere i toni bassi. A farsene carico è stata ieri la ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, spiegando che dal punto di vista finanziario non cambierà nulla perchè si «permette alle regioni di acquistare competenze utilizzando risorse che già lo Stato sta destinando allo stesso scopo». Insomma, si tratterebbe solo di rendere più efficiente la spesa pubblica .

Una ricostruzione che però non convince quella parte dei grillini che puntano ad aprire in Parlamento il confronto sulle intese. Il presidente della Camera Roberto Fico lo ha detto apertamente. Di Maio invece continua a tenersi defilato. Salvini «ha il dovere di occuparsi di tutti gli italiani» attacca il sottosegretario M5s Manlio Di Stefano che poi però assicura che il governo «non creerà mai regioni di serie A o di serie B».

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