analisidopo le europee

Sull’Autonomia di Veneto e Lombardia frenata dalla vittoria leghista nel Centro-Sud

di Barbara Fiammeri

Stefani: su autonomie regionali serve dialogo non solo politico

2' di lettura

Metà dei veneti e oltre il 40% dei lombardi ha scelto la Lega. Ma a decretare il successo di Matteo Salvini, che oggi guarda i suoi avversari dall'alto del 34%, sono stati anche e soprattutto i nuovi arrivati del Sud. Il Carroccio è ormai primo o secondo partito in tutto il Mezzogiorno. Dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, alla Sardegna, all'Abruzzo viaggia ampiamente sopra il 20 per cento. Un risultato ottenuto spingendo sul tema della sicurezza e dell'immigrazione e non certo su quello dell'Autonomia di Veneto e Lombardia.

Finora la responsabilità del mancato passaggio delle intese tra regioni e Governo è stata interamente caricata sulle spalle del M5s. Non che non sia vero: il Sud era e resta la roccaforte grillina. E dare alla Lega, prima del voto, anche l’Autonomia, avrebbe provocato certo un risultato addirittura peggiore del 17% (M5s al Sud è calato ma resta sempre sopra il 30%). Ora però il cerino è passato nelle mani di Salvini. La nazionalizzazione del Carroccio nonché il primato acquisito non consentono più al vicepremier di “coprirsi” dietro le ostilità pentastellate.

Luca Zaia e Attilio Fontana, i due governatori di Veneto e Lombardia, restano in pressing sul loro segretario affinché acceleri. Salvini al momento sembrerebbe invece prediligere temi nazionali a partire dalla flat tax, ossia dalla riduzione di “30 miliardi” del carico fiscale che piace al Nord quanto al Sud. Nel frattempo è probabile che il processo autonomista riesca a superare un primo formale passaggio in Consiglio dei ministri, rinviando il via libera sostanziale alle intese a dopo il confronto parlamentare sul cui esito, a partire dalla durata, nessuno sarebbe pronto a scommettere. Ma Salvini non ha altra strada. Deve tenersi stretto tanto il suo storico elettorato nordista che rassicurare i nuovi arrivati dal Sud.

Un ragionamento che può essere replicato anche per la Capitale. La Lega ha ottenuto in Consiglio dei ministri l'alleggerimento della norma ribattezzata “salva-Roma” sostenuta da M5s, che ora però sarà uno dei punti al centro del confronto/scontro alla Camera sul decreto crescita. Salvini si è aggiudicato il primato anche nel Lazio ma nella Capitale è alle spalle del Pd. E per conquistare domani il Campidoglio, deve cominciare fin d'ora a darsi da fare per i romani. Il leader della Lega ha mostrato di essere abile a districarsi anche nelle contraddizioni. Ma il nuovo ruolo acquisito dal suo partito gli attribuisce responsabilità assai maggiori. L'Autonomia regionale può rappresentare una cartina di tornasole per verificare ora la capacità di Salvini di consolidare quel successo che ha attraversato l'Italia mettendo d'accordo anzitutto i suoi elettori.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...