Processo penale

Sulla prescrizione il Pd ha già (s)offerto molto

Il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera fa il punto sul contrasto con il ministero Alfonso Bonafede

di Alfredo Bazoli*


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3' di lettura

In queste settimane la maggioranza sta cercando di trovare un terreno di intesa sulla riforma della giustizia, nella comune consapevolezza che le lungaggini processuali sono una zavorra che il paese non può più permettersi.
Il confronto puntuale avviato agli inizi di ottobre ha dato risultati a mio avviso incoraggianti: si sono trovate convergenze sulla riforma del processo civile, larghe condivisioni anche sul processo penale, e di certo ben avviata è anche la discussione sulla riforma del Csm.

Dunque un’intesa giunta a buon punto, come si è constatato anche nelle recenti riunioni a palazzo Chigi, favorita dalla predisposizione di interessanti testi di partenza di cui occorre dare atto, e merito, al ministro Bonafede. Rimane uno scoglio su cui le posizioni non si sono ancora avvicinate, e che rischia di assumere un rilievo politico sproporzionato a fronte delle soluzioni possibili, costituito dalla riforma della prescrizione votata da Lega e M5S destinata a entrare in vigore il prossimo 1 gennaio.

Al riguardo, le posizioni di partenza sono note. Il partito democratico è contrario a tale riforma, avendo già approvato nella scorsa legislatura una riforma di cui ancora non si sono verificati gli effetti, e condividendo le preoccupazioni sul rischio di un allungamento dei tempi processuali paventati della grande maggioranza degli operatori del diritto (avvocati e accademia compatti, ma anche la maggioranza dei magistrati).
Il M5S ritiene invece che tali rischi non siano condivisibili, che in realtà l'approvazione della riforma della giustizia snellirà i tempi, e che in ogni caso ci sarà eventualmente tempo e modo di intervenire successivamente laddove necessario.

Ora, a fronte di queste divergenti e apparentemente inconciliabili posizioni di partenza, io penso che compito della politica sia di tentare di individuare tutte le strade di incontro possibili, facendo un sforzo di fantasia se necessario, e nella consapevolezza che un piccolo passo indietro su qualche propria convinzione può essere di aiuto a comporre un quadro più grande, sia esso rappresentato da una riforma complessiva e coraggiosa della giustizia, oppure dalla ritrovata compattezza di una maggioranza politica e di un governo che ha ancora molto lavoro da fare.
In questa direzione ha cercato di muoversi il partito democratico.
Anzitutto senza mettere in discussione una riforma che pure non condivide.

Per consentire cioè di arrivare ad un punto di equilibrio, non si è partiti dalla richiesta di tornare alla riforma Orlando, come pure sarebbe stato comprensibile, ma si è accettato di ragionare attorno alla nuova prescrizione, chiedendo però alcuni accorgimenti, variamente combinabili o anche alternativi tra loro. Anzitutto si è chiesto il rinvio della sua entrata in vigore sul presupposto, difficilmente confutabile dal punto di vista logico, che se il rischio di un allungamento dei processi dovuto alla nuova prescrizione verrà scongiurato dalla riforma della giustizia, allora è bene attendere che essa venga approvata e misurarne gli effetti, prima che la nuova disciplina sulla prescrizione entri in vigore.

Si sono poi chiesti alcuni accorgimenti di natura processuale, con l'idea di introdurre norme di garanzia contro la durata eccessiva dei processi compatibili con la riforma della prescrizione in discussione.
In particolare, si è chiesto di introdurre un termine di durata massima del processo di appello, che può essere commisurato ad una durata manifestamente irragionevole, eventualmente combinato con una riduzione della pena nel caso in cui la durata, pur non intollerabile, violi comunque i criteri previsti dalla legge Pinto e dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).

Due rimedi, non per caso, previsti dal professor Viganò, oggi giudice della corte costituzionale, uno dei più citati sostenitori della interruzione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio.

Ora, a fronte di queste aperture, di questa flessibilità, a me pare davvero difficile chiedere di più al partito democratico, che accetta di giocare sul terreno di una riforma che pure non condivide, e si limita a chiedere il rinvio della sua entrata in vigore ovvero l'introduzione di alcuni accorgimenti di garanzia.
Mi auguro pertanto possa ancora prevalere la ragionevolezza e il senso politico, che significa prendere atto delle condizioni possibili nel contesto dato, in vista di un traguardo ben più rilevante come la riforma complessiva della giustizia.

* Pd - Capogruppo in commissione Giustizia della Camera

Per approfondire:
Giustizia, nuova fumata nera sulla prescrizione. Ok alla riforma civile

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