IL Focus

Sulla riduzione per tutti pesa il nodo-Iva

di Gianni Trovati

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(Fotogramma)


3' di lettura

Su l’Iva, e giù il cuneo fiscale. La doppia mossa per far andare d’accordo i nostri conti pubblici con le ambizioni programmatiche rilanciate dal premier Paolo Gentiloni troverebbe la strada spianata in Europa, dove da tempo si rilancia la dottrina dello spostamento delle tasse dalla produzione ai consumi per rilanciare la competitività. Più complicata sarebbe la sua accoglienza nel dibattito italiano, dove la parola d’ordine del «no» a qualsiasi ritocco di aliquote ha già agitato le acque intorno alla correzione da 3,4 miliardi è destinata a risuonare ancora più forte in vista della manovra vera alla vigilia delle elezioni.

Fatto sta che l’idea è nel ventaglio di ipotesi tecniche allo studio per dare gambe al taglio del cuneo fiscale, e non potrebbe non esserci visti i numeri in gioco. Il Def a cui il governo lavora in queste settimane darà gli indirizzi, in linea con il piano nazionale delle riforme basato sui quattro assi di produttività (qui rientra l’intervento sul cuneo), concorrenza, privatizzazioni e Pa, ma sarà inevitabile indicare obiettivi “sfidanti” su deficit/Pil e debito che poi la manovra dovrà tradurre in misure. Si parte, come si sa, da 19,5 miliardi di clausole Iva da sminare, a cui vanno aggiunti almeno 1,5 miliardi per il cuneo fiscale e una somma equivalente per i contratti degli statali (se si vuole dar corso all’accordo con i sindacati del 30 novembre. C’è poi il percorso di riduzione del deficit scritto nel Def dello scorso anno, che nel 2018 punta a tagliare l’indebitamento netto all’1,2% del Pil contro il 2,1% che sarà realizzato quest’anno una volta realizzata la mini-correzione (ora viaggiamo al 2,3%). In valore assoluto, nove decimali di Pil fanno altri 15 miliardi.

Naturalmente una spinta alla crescita e un’inflazione più vivace possono aiutare nell’impresa, alleggerendo un conto complessivo che per una quota sarà a carico anche della spending review strutturale prevista dalla riforma del bilancio. Un’altra puntata nella saga dei confronti con Bruxelles, poi, può portare a limare un po’ l’obiettivo sul deficit del prossimo anno. Non troppo, però, per due ragioni: l’obiettivo del «pareggio di bilancio sostanziale» non può essere spostato ancora oltre al 2019, e soprattutto bisogna far invertire la marcia a un debito pubblico che rimane sotto i riflettori in Europa. Le privatizzazioni, anch’esse tornate in discussione, possono portare cinque decimali di Pil, ma l’obiettivo ufficiale del 2018 parla di una riduzione da 2,4 punti.

In questo quadro, l’Iva offre strumenti importanti per sostenere il taglio delle tasse sul lavoro, e una spinta potrebbe arrivare dalle misure anti-evasione come l’allargamento dello split payment alle controllate già chiesto a Bruxelles o un nuovo impulso alla fatturazione elettronica nei rapporti fra imprese. Per un taglio strutturale per tutti serve però una copertura altrettanto strutturale, e in questo quadro sarebbe utile poter contare su una frazione dei 19,5 miliardi che si genererebbero con l’aumento dal 10 al 13% dell’aliquota agevolata e dal 22 al 25% di quella ordinaria. Sul tavolo, poi, c’è sempre il tema delle tax expenditures, ma oltre ai conti occorre far quadrare le ambizioni fiscali con le esigenze della politica, e giusto ieri l’ex premier Matteo Renzi ha promosso nella sua e-news la proposta-Gentiloni per «continuare sulla strada della riduzione fiscale». Una strada che non contemplerebbe aumenti Iva e nemmeno interventi importanti sulle agevolazioni.

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