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Sulla Tav primo cedimento del contratto Salvini-Di Maio

di Lina Palmerini


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(ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

2' di lettura

I tempi non sono casuali. Proprio all’indomani del voto in Abruzzo e della disfatta dei 5 Stelle in Regione, il ministro Danilo Toninelli ha annunciato che sarebbe stata resa pubblica l’analisi costi/benefici su Tav. E in effetti da ieri è ufficiale quello che già si sapeva: che i costi superano i benefici. Al di là dei ragionamenti tecnici, il punto è che la Lega ha presentato una sua analisi che diverge da quella commissionata dal Governo e porta un punto di vista opposto pro-Tav. Ed è qui che si apre una questione politica tra i due alleati Salvini-Di Maio perché proprio alla luce dei diversi programmi si era arrivati a sottoscrivere un contratto per dirimere le controversie che invece la Lega sembra non voler rispettare. È la prima volta insomma che uno dei contraenti mette in dubbio quanto firmato a giugno, scavalcando quel patto e mettendo davanti la sua proposta “di parte”.

Per adesso entrambi hanno interesse a non esasperare il caso-Tav e non farne un esempio di rottura del contratto visto che ci sono due date in agenda segnate in rosso, prima delle quali nulla può accadere. La prima è il 23 marzo: entro quella scadenza ci sarà la decisione dell’Aula del Senato sul caso della nave Diciotti e sull’autorizzazione a far processare Salvini. La seconda è quella del 29 marzo, ultimo giorno utile per convertire in legge il decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza, cioè le due bandiere di Lega e 5 Stelle. Insomma, per più di un mese il Governo è blindato per gli interessi dei due vicepremier a passare la boa di quei due passaggi parlamentari. Ma da fine marzo comincia la corsa vera per le elezioni europee, che lo stesso Salvini ha detto avranno un peso politico. E ci sarà pure il voto in Piemonte dove la Lega potrebbe rivendicare un suo candidato nella coalizione di centro-destra.

Così tornerà a galla lo scontro su Tav, come fosse una storia a puntate, ciascuna delle quali va in onda quando è più conveniente. E non solo per l’imminenza delle urne ma soprattutto perché Salvini ha necessità di cambiare la sua agenda politica, consapevole di aver spremuto al massimo l’argomento dell’immigrazione. Presto gli servirà un altro cavallo di battaglia con cui fare propaganda e il tema Tav e infrastrutture segneranno un cambio di registro politico con una virata sull’economia. La frenata della crescita - se le previsioni saranno confermate - esigerà di mettere a fuoco proposte di rilancio e del resto la “macchina” di Salvini per funzionare ha bisogno di muoversi sempre. Di trovare un tema e cavalcarlo, renderlo popolare, farne un tema di scontro politico e quello degli immigrati si sta consumando. Servirà un nuovo fronte e nuovi avversari: sugli sbarchi è stato il Pd, la sinistra e le Ong ma sull’economia e le infrastrutture rischia di essere Di Maio. Soprattutto perché gli avversari da sorpassare alle europee non sono all’opposizione ma in casa. E il fuoco amico sarà su due lati, per i posti all’europarlamento ma anche per la presidenza della Regione Piemonte. A quel punto il contratto di governo sarà vecchio prima di aver compiuto un anno.

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