il seminario a pechino di intesa sanpaolo

Sulla Via della Seta piattaforme logistiche nel Mezzogiorno

I cinesi sono interessati allo sviluppo di infrastrutture e poi nel settore industriale

di Stefano Carrer


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Operatori italiani e cinesi agli incontri B2b organizzati da Intesa Sanpaolo

2' di lettura

Da parte cinese l’interesse per le nascenti Zone economiche speciali del Mezzogiorno al momento riguarda soprattutto la possibilità di contribuire a uno sviluppo infrastrutturale che potenzi il ruolo di piattaforme logistiche inseribili nella direttrice mediterranea della Via della Seta; in un secondo momento, potrà emergere un orientamento a investire anche sul piano industriale, per sfruttare i vantaggi fiscali e doganali in un’ottica di esportazione fuori dalla Ue di un «made in Italy», anche quello a guida cinese. È quanto emerso a Pechino nell’ambito del seminario sulle Zes del Sud Italia promosso a fine ottobre da Intesa Sanpaolo all’Ambasciata d’Italia.

Non è un caso che ad aprire i lavori sia stato il vicepresidente dell’Associazione dei costruttori cinesi (Chinca), Xin Xiuming - che ha raccolto l’invio a visitare l’Italia -, mentre in prima fila era ben rappresentata CCCC (China Communication Construction Company). Xin ha sottolineato che «imprese cinesi e italiane possono sfruttare i rispettivi punti di forza in una complementarietà che può svilupparsi attraverso nuove collaborazioni», in modo da dare contenuto al Memorandum di Intesa sulla Via della Seta firmato in primavera. CCCC è particolarmente interessata allo sviluppo di piattaforme logistiche nei due sensi, come si è evidenziato qualche giorno dopo a margine della China International Import Expo di Shanghai, quando ha firmato un memorandum di intesa con l’Autorità di Sistema portuale del Mar Adriatico Orientale (Trieste) per la creazione di piattaforme logistico-distributive in Cina non solo collegate a Trieste, ma a disposizione dell’intero sistema logistico italiano. In questo caso si tratta di favorire l’export del Made in Italy con la costituzione di piattaforme quasi-dedicate.

Ma ovviamente i cinesi sono ancora più interessati alla direttrice opposta: se è vero che i porti del Nord li attirano come ponte più efficiente verso i mercati del centro-nord europeo, studiano con attenzione le opportunità al Sud , dove vogliono capire in concreto quali spazi e agevolazioni potrebbero ottenere. Lo indica il tenore delle domande fatte ai presidenti delle Autorità portuali legati alle Zes presenti al seminario: Pietro Spirito (Napoli-Salerno), Ugo Patroni Griffi (Adriatico meridionale) e Sergio Prete (Ionio).

Più che in uno sviluppo infrastrutturale dei porti (del resto problematico in ogni caso) , insomma, i cinesi possono avere un ruolo significativo nell’espansione dei retroporti e nell’incremento dei traffici (sia in sinergia con il loro hub di transhipping del Pireo sia come scali per navi dirette poi altrove). A Taranto, comunque, un concreto coinvolgimento cinese potrebbe materializzarsi presto se decollerà l’intesa tra il gruppo turco Yilport (concessionario del molo polisettoriale) e il colosso dello shipping Cosco.   Francesco Guido, direttore regionale di Intesa Sanpaolo per il Mezzogiorno, ha sottolineato che la porta della «prima banca del Sud »(definizione dell’a.d. Carlo Messina) è aperta agli investitori cinesi: per networking e marketing, e anche nel quadro dell’ampio plafond previsto per lo sviluppo delle Zes. In parallelo, l’istituto ha portato a Pechino un gruppo di aziende alimentari meridionali per incontri B2B con potenziali partner. Anche l’export agroalimentare, del resto, potrebbe trovare impulso dal miglioramento dei servizi logistici nelle Zes.

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