sentenza attesa in autunno

Sulla videoregistrazione da remoto deciderà la Corte Ue

di Francesca Milano

(Monkey Business - Fotolia)

2' di lettura

È atteso per luglio il parere dell’avvocato generale sul caso della videoregistrazione da remoto relativo alla società Vcast. Poi, in autunno, arriverà finalmente la sentenza della Corte Ue che dovrà decidere sulla legittimità del servizio di registrazione dei programmi televisivi.

Mercoledì scorso si è tenuta l’udienza davanti alla Corte Ue e hanno espresso il loro parere l’Italia, la Francia, il Portogallo e la Commissione europea. Adesso bisognerà attendere la decisione che metterà fine alla vicenda.

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Vicenda che era iniziata quando la Vcast, diffidata da Rti dallo svolgere l’attività di videoregistrazione da remoto, si era rivolta al Tribunale di Torino per chiedere l’accertamento della piena legittimità del proprio lavoro. Il giudice di Torino ha rimesso la questione alla Corte Ue, sospendendo provvisoriamente l’attività della Vcast. In particolare, alla società è stata vietata l’erogazione del servizio di videoregistrazione da remoto e l’ulteriore riproduzione, messa a disposizione delle emissioni televisive di Rti e in particolare delle emissioni di Canale5, Rete4, Italia1, La5, Iris.

Vcast è un servizio web di network-Pvr (personal video recording) che, in estrema sintesi, consente la videoregistrazione dei programmi tv in chiaro del digitale terrestre e li rende disponibili su un area di private cloud storage dell’utente (al momento Google Drive, Microsoft OneDrive, pCloud e Dropbox). In pratica, una sorta di Vhs declinato in chiave tecnologica moderna.
«Vcast - spiega l’amministratore delegato, Massimiliano Grasso - consente di registrare i programmi che ogni spettatore tv potrebbe registrare con un normale Pvr hardware da pochi euro, ma ha introdotto una significativa innovazione spostando tutto l’hardware nel cloud: sia l’apparato di videoregistrazione che il supporto fisico su cui le registrazioni vengono effettuate». È sempre l’utente a effettuare la registrazione e il risultato che ottiene è un file mp4.
«Ecco perché - continua Grasso - non c’è sostanziale ragione per cui sia dichiarato illegittimo, se non per l’atavico ritardo del quadro normativo a prendere atto dell’evoluzione della tecnologia».

La decisione di sospensiva del Tribunale «è stata assunta valorizzando il dato per cui tra il servizio offerto da Vcast e il noleggio di apparecchiature di videoregistrazione (a cui Vcast vorrebbe assimilarsi) sussiste un elemento differenziatore, rappresentato dall’intervento e dall’apporto operativo della società fornitrice Vcast nella riproduzione dell’opera, a differenza del venditore o noleggiatore di un videoregistratore, che non riproduce alcunché e non partecipa all’atto di formazione della copia», si legge in una nota della Corte Ue.

La decisione attesa per l’autunno dovrà quindi chiarire se l’attività di videoregistrazione da remoto è legittima o meno: come in altre situazioni, la giurisprudenza di trova in ritardo rispetto alla velocità della tecnologia. Lo stesso accadde negli anni ’80, quando le major dell’audiovisivo si opposero ai videoregistratori Sony.


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