ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCOVID&fINANZA

Sulle banche UK un macigno da 7,5 miliardi (ed è solo l’inizio)

Da HSBC a Virgin Money, gli istituti fanno i conti con l’impatto del lockdown. L’allarme della BoE e la forza di un sistema non bancocentrico

di Simone Filippetti

4' di lettura

Londra - Pall Mall, il solenne viale che porta a Buckingham Palace, ogni anno a fine aprile si trasforma in una mega tribuna addobbata di rosso: è l’arrivo della London Marathon, la maratona di Londra, una delle più prestigiose gare sportive al mondo. Il rosso è perché l’evento è sponsorizzato Virgin Money: il logo della banca è ovunque. Quest’anno però niente maratona, niente Pall Mall tappezzata di pubblicità della banca. È chiusa anche la filiale di Virgin Money, arredata come un hotel a 5 stelle, di Piccadilly Circus a poche centinaia di metri dall’arrivo della maratona. Alcune persone con mascherina vorrebbero entrare ma sono costrette a fare marcia indietro. In realtà Virgin Money è una banca digitale, non ha praticamente sportelli. In tutta Londra ha solo 3 filiali che si chiamano lounge (salette): dunque la banca è aperta e operativa, on line, come sempre. Il problema è che tutto il resto di Londra e dell’Inghilterra è fermo.

Da Northern Rock a Richard Branson

Loading...

Il lockdown sta mettendo in ginocchio tutti. E la settimana scorsa, causa Covid, Virgin Money, la banca del magnate Richard Branson, il miliardario che spazia dalle compagnie aeree alla musica alla banda larga, ha dovuto accantonare 200 milioni di sterline. Il baronetto Branson è diventato anche banchiere nel 2011 quando ha salvato Northern Rock e l’ha ribattezzata Virgin Money. Northern Rock è stata l’emblema in Europa della grande crisi finanziaria del 2008. Oggi una nuova crisi si abbatte sulle banche. Non è finanziaria, è sanitaria, ma l’impatto è persino peggiore. Il CoronaVirus è l’ennesima tegola ad abbattersi sulla martoriata industria delle banche del Vecchio Continente dopo i subprime, i mutui spazzatura, dopo Lehman Brothers, dopo l’EuroCrisi del 2011.

Il conto del CoronaVirus
Alla data contabile del 31 marzo, il sistema banche Uk ha dovuto accantonare oltre 7,5 miliardi di sterline in vista di default di clienti e prestiti nei prossimi mesi. Con Londra che ha abbassato le saracinesche solo il 20 di marzo in Uk, e dunque l’impatto del Covid sull'economia è stato solo di 10 giorni nei bilanci del primo trimestre delle banche, la cifra dà idea delle dimensioni ciclopiche della crisi. E si teme sia solo l'inizio: 2 milioni di posti di lavoro andranno in fumo e 6 milioni di persone finiranno in “furlough” (la versione inglese della CIG a zero ore), stima la Bank of England. Con queste terribili previsioni, le insolvenze sulle carte di credito, gli scoperti di conto corrente e l’impossibilità di pagare le rate dei mutui sono destinati a esplodere. Gli accantonamenti delle banche, sebbene prudenziali e ancora precoci, sono una cartina di tornasole indiretta per capire l’impatto della crisi sul Regno Unito.

Un sistema esposto sulla clientela retail

L’esplosione degli accantonamenti è figlia dello sbilanciamento delle banche Uk verso la clientela al dettaglio. A differenza delle banche italiane, storicamente più esposte su grandi clienti-imprese, quelle britanniche pescano di più nel bacino del retail, correntisti e risparmiatori. Ma proprio la clientela retail è improvvisamente diventata un problema: sono persone oggi più colpite dal lockdown. La conseguenza è che la banca inglese più colpita dal Covid è quella con il più alto numero di correntisti e presenza commerciale: il colosso anglo-asiatico HSBC ha dovuto sopportare un macigno da 3 miliardi, che da solo è quasi la metà di tutti gli accantonamenti del sistema. A seguire Barclays, con una tegola da 2,1 miliardi. Lloyds Bank è la terza nel paese per accantonamenti con 1,4 miliardi. Il colosso statale RBS è tra le big del credito quella con meno impatto: appena, si fa per dire, 800 milioni. Ma non perché sia stata più virtuosa delle altre, quanto piuttosto perché partiva da un livello molto basso (l’anno scorso aveva in pancia solo 80 milioni di accantonamenti). Anzi, la banca scozzese finita in dissesto 10 anni fa, è stata quella con la performance peggiore: ha visto gli accantonamenti moltiplicarsi per 10.

La buona notizia è che nonostante la valanga Covid, tutte le banche inglese sono riuscite comunque a chiudere i bilanci senza perdite: «La grande capacità del sistema bancario e finanziario anglosassone è la sua dinamicità di reazione, così come dimostrata nelle passate crisi sistemiche ove vi è stata una ripresa in tempi relativamente brevi» osserva Marco Gubitosi, London Managing Partner dello studio d’avvocati d’affari Legance. È un effetto anche della struttura economica del paese: l’Italia è bancocentrica, e questo comporta che tutte le tensioni si scarichino sugli istituti che fanno da collettore.

«Il Regno Unito è una economia basata principalmente su mercati di capitali diretti e del debito alternativo molto sviluppati». Le grandi aziende si finanziano con Borsa (azioni, bond) o private equity; le banche sono invece il polmone di Pmi e clientela al dettaglio; sono solo uno dei canali che porta ossigeno al tessuto economico. E questo garantisce una maggiore tenuta in caso di crisi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti