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Sulle intercettazioni primo sì alla miniriforma

Un decreto legge approvato a inizio agosto ha voluto scongiurare le conseguenze sui processi di mafia

di Giovanni Negri

Intercettazioni, Di Sisto: "Battaglia sul Trojan è solo rinviata"

2' di lettura

Passa alla Camera con il voto di fiducia la miniriforma delle intercettazioni. Nel testo del decreto legge approvato a inizio agosto per scongiurare le conseguenze sui processi di mafia di una recente sentenza della Cassazione è stata collocata, in sede di conversione, una serie di modifiche alla disciplina attuale che rendono l’intervento ben più che una semplice e circoscritta anticipazione della riforma complessiva degli ascolti più volte annunciata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Di segno diverso anche tra loro peraltro le misure approvate ieri, che ora passano al Senato per il via libera definitivo che non potrà rivedere i contenuti del provvedimento visti i tempi ristretti per la conversione in legge.

Alla norma che ha esteso le più snelle modalità di autorizzazione previste per le intercettazioni contro la mafia alle indagini su reati realizzati avvalendosi di metodo mafioso, si sono aggiunte con emendamenti approvati nelle commissioni misure indirizzate a renderne meno agevole l’uso e a rafforzare la tutela della privacy. Si concentra su quest’ultimo punto la limitazione della trascrizione nel verbale “soltanto” al contenuto delle intercettazioni, rilevante per le indagini, anche a favore dell’indagato. Si precisa inoltre che il contenuto non rilevante ai fini delle indagini non può essere trascritto neppure sommariamente e nessun riferimento può essere riportato nei verbali e nelle annotazioni della polizia giudiziaria. In queste ultime allora deve essere apposta la dicitura «La conversazione omessa non è utile alle indagini».

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Modificata poi la disciplina del decreto di autorizzazione a svolgere intercettazioni tra presenti attraverso trojan, prevedendo che il gip deve esporre, non appiattendosi sulle ragioni esposte dal pm, con «autonoma valutazione» le specifiche ragioni che rendono necessaria «in concreto» questa modalità per lo svolgimento delle indagini.

Si interviene poi, per limitarla, sull’utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni in un procedimento diverso da quello nel quale l’autorizzazione è stata data dal gip. A venire ripristinata è la disciplina antecedente il decreto legge 161/19, ammettendo che i risultati delle intercettazioni possano essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali l’intercettazione è stata disposta, soltanto se risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

La rendicontazione dei costi

Infine, sempre agli emendamenti va ascritto l’obbligo di rendicontazione dei costi delle operazioni di ascolto, stabilendo che nel foglio notizie sia dettagliatamente indicato l’importo sostenuto per lo svolgimento delle intercettazioni.

Sul piano invece organizzativo con le disposizoni approvate ieri sera vengono istituite le infrastrutture digitali centralizzate per le intercettazioni, con l’obiettivo di elevare gli standard di sicurezza e assicurare il massimo aggiornamento tecnologico. La disposizione traccia un graduale percorso, segnato dall’emanazione di una serie di decreti ministeriali, per consentire di localizzare presso le infrastrutture digitali l’archivio digitale previsto dalle norme attuali presso ogni singola procura e, successivamente, di effettuare le stesse intercettazioni attraverso le nuove infrastrutture. Resta inalterato il principio per cui le attività di intercettazione sono di competenza di ogni singola Procura.

Del provvedimento fanno poi parte una stretta sui reati ambientali, con l’estensione della confisca allargata, l’inserimento nel decreto 231 di reati a garanzia della trasparenza delle gare pubbliche, la conservazione di un ruolo significativo per i giudici non togati nel processo minorile.

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