GEOGRAFIA ALCOLICA

Sulle strade del whisky: dalla Norvegia alle vette dei Grigioni

Non c’è solo la Scozia. Alla patria indiscutibile del distillato più amato all mondo si affiancano nuove produzioni in luoghi spettacolari che uniscono il piacere del viaggio a quello dello spirito

di Maurizio Maestrelli

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Sulla vetta dei Grigioni, a 3.303 sul livello del mare, in Engadina si trova la distilleria di whisky più alta del mondo Orma

4' di lettura

Dalle grandi vetrate della distilleria Bivrost si può scorgere il terreno innevato, il profilo di un drakkar, la nave resa celebre dai guerrieri vichinghi, e se si è fortunati godersi lo spettacolo delle luci e dei colori di un’aurora boreale mozzafiato. Il tutto sorseggiando un dram, ossia un bicchiere, del whisky che si produce qui. In Norvegia, chilometri più a nord del circolo polare artico. Già perché è il caso di abituarsi al fatto che pur restando la Scozia la patria indiscutibile del distillato di malto più nobile e, molto probabilmente, più amato al mondo ormai le distillerie di whisky stanno aprendo un po’ dappertutto.

Aurora Spirit negli ex bunker

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In Norvegia, la prima uscita del whisky Bivrost battezzato Aurora Spirit è letteralmente andata a ruba e oggi si può solo sperare di acquistarla in qualche asta. Il fondatore, Tor Christensen, ammette che la sua è stata una bella sfida ma «le condizioni climatiche a Lyngen Alps non sono poi così diverse da quelle scozzesi. Abbiamo buone escursioni termiche durante l’anno, grazie agli effetti della corrente del Golfo, e in virtù di sessanta giorni di luce costante possiamo usare l’orzo coltivato localmente proprio per noi». Il whisky, una volta stoccato nei barili, riposa in quelli che un tempo erano dei bunker della Nato a loro volta ricavati in un’area militarizzata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. «Ci piace l’idea di riutilizzare queste vecchie strutture e dare loro uno scopo diverso e decisamente più pacifico rispetto a quello per il quale erano state costruite», spiega Christensen. «Gli ex bunker sono collocati a ridosso del Mar Artico, ad appena qualche metro di distanza, e le temperature restano abbastanza stabili durante tutto l’anno. Al momento stiamo lavorando con barili di piccole dimensioni, tra i 125 e i 250 litri, per sfruttare meglio l’apporto del legno sul distillato e per quanto giovani come distilleria, possiamo dirci più che soddisfatti per i primi risultati». Tanto, aggiungiamo noi, che è in costruzione un nuovo deposito per le botti, questa volta costruito ex novo nello stile di una tradizionale casa vichinga.

Ad altissima quota in Engadina

E se dalla distilleria più a nord del mondo lo spettacolo è praticamente sempre assicurato, altrettanto può dirsi da quella collocata più in alto di qualsiasi altra. Per trovarla si deve andare in Svizzera a esattamente 3.303 metri di quota. Il Piz Corvatsch fa infatti parte del massiccio del Bernina, in Engadina, e la cima la si raggiunge con la funivia che parte da Silvapiana. Qui si trova la piccola ma perfettamente funzionante distilleria Orma, nata da un’idea di due imprenditori locali, Rinaldo Willy e Pascal Mittner, che l’hanno inaugurata il 10 ottobre scorso. Anche in questo caso, l’effetto scenico lascia a bocca aperta circondati come si è da montagne innevate e cielo quasi sempre di un azzurro terso. Per i due fondatori comunque l’idea della distilleria non è solo, come potrebbe apparire, una suggestiva operazione di marketing; l’altitudine sembra infatti produrre degli effetti particolari sulla maturazione del whisky e nel bicchiere si ritrovano profumo e gusto di grande complessità. Di certo, la possibilità di godersi un sorso di whisky prodotto sul posto al termine di una giornata sugli sci ha un valore aggiunto non indifferente.

A Liegi, nella vecchia fattoria

Se la distilleria norvegese e quella svizzera abbinano ai loro whisky viste e paesaggi esclusivi non è da meno anche una distilleria nata nel 2004 nelle campagne attorno a Liegi. The Owl Distillery è frutto della passione di Etienne Bouillon che ha recuperato una vecchia fattoria circondata da campi d’orzo, ha installato degli alambicchi, posizionato delle barrique e nel giro di qualche anno ottenuto lo stratosferico punteggio di 95,5% nella Whisky Bible di Jim Murray, un autorevole critico del settore.

Dall’Islanda alla Bretagna

Ma il tour europeo sulle strade del whisky va ben oltre, sorso dopo sorso. Si sposta ad esempio in Danimarca, dove si segnalano ormai ben nove distillerie operative, o in Islanda dove, tra vulcani, geyser e terme naturali a cielo aperto, si può andare a visitare la distilleria Flóki, dal nome del leggendario navigatore vichingo che per primo sbarcò sull’isola e perfino in Francia. Paese certamente più famoso per i suoi distillati storici come cognac, armagnac e calvados ma che sul whisky ha iniziato scommettere qualche anno fa con alcune distillerie interessanti. Distillerie ad esempio come la Domaine des Hautes Glaces, una fattoria-distilleria nel cuore delle Alpi che dal 2009 produce un whisky biologico, o la Distillerie des Menhirs, nata nel 2002 in Bretagna e sembra unica al mondo a ricavare un blended whisky che utilizza, oltre al malto d’orzo, anche del grano saraceno.

L’italiana Strada Ferrata

All’elenco infine non poteva mancare l’Italia che, sull’onda crescente del whisky è arrivata forse un po’ in ritardo. Nel 2010 un primo “lampo” con l’apertura della Distilleria Puni in Alto Adige con alambicchi progettati e costruiti in Scozia, poi un decennio di silenzio e oggi invece sulla rampa di lancio ecco la distilleria Strada Ferrata, “figlia” dell’incontro tra due birrai noti come Agostino Arioli, il fondatore del Birrificio Italiano di Limido Comasco, e Benedetto Cannatelli, del Railroad Brewing Company di Seregno. Il loro primo new make spirit, come si definisce in gergo il distillato giovane che deve ancora maturare gli anni previsti in botte, è annunciata proprio per questo inizio 2021.

Certo, quando si parla di whisky per capire i risultati del proprio si deve avere la pazienza di attendere qualche anno, ma questo è un aspetto fondamentale del suo fascino millenario che, dalla Scozia, sta ora conquistando l’intero Vecchio Continente. Per la gioia delle migliaia di turisti che, ogni anno, visitano distillerie e dintorni e che, oggi, possono decisamente diversificare il loro carnet di viaggi.

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