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Sulle tracce di Zivago: una storia sulla forza “rivoluzionaria” della letteratura

Arriva in Italia «Non siamo mai stati qui», romanzo d’esordio di Lara Prescott che ripercorre il mito di «Il dottor Zivago». L’opera destinata a diventare un best seller è già stata tradotta in 30 Paesi ed è pronta a essere portata sul grande schermo

di Serena Uccello


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2' di lettura

Si chiama come la protagonista di Il dottor Zivago e non è un caso. A decidere di darle il nome dell'eroina di Boris Pasternak è stato il padre, ignorando forse che ne avrebbe il qualche modo segnato il destinato di narratrice. Lara Prescott è infatti da qualche settimana in libreria con Non siamo mai stati qui, un romanzo che ruota attorno alla nascita e soprattutto alla complessa storia della pubblicazione del capolavoro. In Italia il romanzo della Prescott, in corso di pubblicazione in trenta paesi e già opzionato per la versione cinematografica, è pubblicato da DeA Planeta nella traduzione di Chiara Baffa.

Sulle tracce di Zivago: una nuova appassionante storia sulla forza “rivoluzionaria” della letteratura

«La prima volta che ha letto Il dottor Zivago era al liceo – racconto Lara Prescott – e da allora ogni due anni torno a leggerlo. E ogni volta è una esperienza sempre diversa. Mi ha accompagnata tutta la vita, ma la scintilla che mi ha spinto a scrivere Non siamo mai stati qui è scattata quando mio padre mi ha parlato dei 29 documenti, tra circolari e rapporti sulla missione segreta Zivago, resi pubblici dalla Cia nel 2014, da cui si capisce chiaramente come il romanzo di Pasternak sia stato utilizzato come strumento di propaganda, come arma per far cambiare opinione al mondo intero negli anni della Guerra Fredda».

La trama. È notte fonda quando Olga Ivinskaja viene prelevata dall'angusta cella che divide con altre prigioniere. Quello che gli uomini in nero vogliono sapere – e che Olga rifiuta ostinatamente di confessare – è se davvero il grande Pasternak stia lavorando a un'opera sovversiva in grado di gettare cattiva luce sul regime sovietico. Ma invece di mettere nero su bianco le informazioni che l’interrogatore prova a estorcerle, Irina impugna la penna per raccontare la sua storia. La storia di un amore proibito più tenace persino della prigionia. E di un romanzo, Il dottor Živago, più forte di ogni censura. A Washington, intanto, presso la sede centrale della Cia, la giovane Irina viene arruolata come dattilografa e presto promossa al ruolo di spia. In piena Guerra Fredda, tra i suoi obiettivi c'è quello, delicatissimo, di aggirare il bando che vieta la pubblicazione di Živago in Unione Sovietica, e risvegliare la sete di libertà della popolazione sfruttando l'arma più micidiale e sottovalutata che esista: il potere delle parole.

«Mi ha sempre affascinata la capacità che hanno le parole di cambiare il cuore e il pensiero delle persone. Per me è stato così quando ho letto Tony Morrison e tanti altri. E anche se oggi non vengono utilizzate dal governo come strumenti di propaganda hanno sempre un grande impatto sulla vita».

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