In parlamento

Sulle tutele serve uno scatto delle Camere

In questo primo anno e mezzo di legislatura hanno sonnecchiato, non andando più in là dell’assegnazione alle commissioni di competenza. I 18 progetti di legge in materia di libere professioni confidano ora in un cambio di passo dettato dal nuovo Governo e dalla nuova maggioranza

di Antonello Cherchi e Valeria Uva


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3' di lettura

In questo primo anno e mezzo di legislatura hanno sonnecchiato, non andando più in là dell’assegnazione alle commissioni di competenza. I 18 progetti di legge in materia di libere professioni confidano ora in un cambio di passo dettato dal nuovo Governo e dalla nuova maggioranza. Anche perché alcuni si concentrano su temi caldi, come l’applicazione dell’equo compenso, su cui sta lavorando anche il ministro della Giustizia Bonafede insieme alle categorie (la riforma è stata inserita tra le priorità del nuovo Esecutivo) e sul numero chiuso per l’accesso ai corsi di laurea per le professioni sanitarie, medici in testa.

Il raggio d’azione dei disegni di legge - distribuiti tra Camera (otto) e Senato (dieci) - è ampio. Già la misura dell’equo compenso è trasversale, perché è stata studiata per gli avvocati ma poi è stata estesa a tutti gli altri Ordini. Ci sono, poi, proposte mirate - come quelle sulle competenze dei commercialisti o sul nuovo profilo da dare ai geometri - e altre più generali sul welfare, sulla formazione, sull’ampliamento del regime della flat tax, sui rapporti tra professionisti e pubblica amministrazione.

IN LISTA D’ATTESA

I progetti di legge in materia di libere professioni depositati in Parlamento nel corso dell'attuale legislatura

IN LISTA D’ATTESA

Al Senato

«Ho ripreso i contatti per fare in modo che il Ddl trovi il suo cammino parlamentare. Già prima della caduta del Governo avevo raccolto in commissione Giustizia, dove la proposta è incardinata, indicazioni positive sul suo contenuto. E si trattava di un sostegno trasversale». A parlare è Tiziana Drago, senatrice dei 5 Stelle prima firmataria del disegno di legge sulla riforma dell’equo compenso, in particolare sulla revisione delle clausole vessatorie. Il tema, anche dopo la costituzione del tavolo tecnico con le professioni presso il ministero della Giustizia e la firma del protocollo tra Giustizia e Consiglio nazionale forense, è particolarmente sentito. «Così com’è il sistema, che ha la stessa ratio del salario minimo, non funziona - aggiunge Drago -. Le clausole vessatorie ne limitano l’applicazione. Occorre eliminarle».

Sempre in materia di equo compenso c’è la proposta - questa, però, assegnata alla commissione Lavoro - presentata dalla forzista Roberta Toffanin.

Particolare attenzione i senatori hanno riservato alla questione dell’accesso contingentato alle professioni sanitarie, con tre disegni di legge - tutti e tre assegnati alla commissione Istruzione, ma ancora fermi al palo - ora ascrivibili all’opposizione: due sono infatti di matrice forzista e uno leghista.

Più trasversale, invece, il tema della rivisitazione della professione di geometra, che può contare su due Ddl, uno che ha come primo firmatario il leghista Mario Pittoni e l’altro a firma Simona Malpezzi. Comunanza di obiettivi accentuata dal fatto che il testo delle proposte è pressoché identico.

Alla Camera

«La crisi economica continua a colpire i professionisti - ricorda Chiara Gribaudo, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera e prima firmataria di alcuni dei Ddl relativi alle professioni - credo quindi si debba ripartire dal sostegno ai lavoratori autonomi». Alla commissione Lavoro è assegnato un suo Ddl sul welfare, che “istituzionalizza” alcune misure già previste in via spontanea da alcune Casse (sanità integrativa, sostegno ai giovani e alla genitorialità) ma che, al pari degli altri, deve ancora iniziare l’esame. «Per finanziare gli interventi - continua - è ormai tempo di agire sulla doppia tassazione dei rendimenti finanziari degli enti previdenziali: con una progressiva riduzione di questa anomalia unica in Europa si libererebbero risorse per rafforzare il welfare». Gribaudo non esclude un intervento in questa direzione nella prossima manovra per il 2020. Sempre la deputata Pd ha depositato un altro Ddl relativo ai soli avvocati che guarda soprattutto ai giovani con rapporti esclusivi con un solo studio e punta a far cadere l’incompatibilità tra professione e lavoro dipendente. Anche questo, però, fermo al palo.

Sempre alla Camera giace un Ddl di correzione della flat tax (A.c. 1532)che vorrebbe eliminare alcuni dei vincoli all’ingresso nel regime forfettario al 15%, aprendo ai professionisti soci di Srl e alle nuove partite Iva con rapporto prevalente con un precedente datore di lavoro, categorie oggi escluse dall’agevolazione.

Anche i deputati si sono esercitati sulla scottante questione dell’allargamento delle competenze. Ad esempio Vitiello (Misto) chiede di ammettere i commercialisti al patrocino in Cassazione sulle liti tributarie e di permettergli di autenticare le scritture per la cessione di ramo d’azienda.

Tutti spunti, idee e sollecitazioni che arrivano dai quasi 2 milioni di partite Iva italiani e che sono stati raccolti e messi su carta anche in questa legislatura. Ma a due anni dal varo del Jobs act degli autonomi, a giudicare dal (non) cammino fin qui svolto, le istanze sono, di fatto, scomparse dal radar parlamentare.

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