MIGRANTI

Sullo ius soli voti in bilico al Senato. Frontex, tavolo per rivedere Triton

di Marco Ludovico

(AP)

3' di lettura

Una corsa in velocità su tre corsie in contemporanea: lo ius soli, il dialogo con Bruxelles, le intese con la Libia. In piena attività operativa, sono i tre fronti dell’azione di governo sull’immigrazione. Ieri una delegazione italiana è andata a Varsavia nella sede di Frontex: ha ottenuto l’ok alla formazione di un gruppo di lavoro per discutere le regole di Triton. Domani una missione di tecnici di governo sarà nel palazzo della Commissione europea per mettere a punto il testo del codice per le unità Ong (organizzazioni non governative) in navigazione nel Mediterraneo. Minniti invece sarà a Tripoli per incontrare i sindaci della costa e del confine sud della Libia. Ma diventa delicato anche il processo di approvazione dello ius soli: i numeri al Senato potrebbero essere insufficienti. La prospettiva più probabile, al momento, appare quella di finire in un parcheggio parlamentare. Salvo improvvise inversioni di rotta. Non manca chi sostiene che gli ultimi numerosi sbarchi siano stati dettati anche dall’accelerazione impressa al provvedimento. Adesso però c’è un rischio politico alto. Al Senato il Pd fa calcoli sui numeri e studia strategie mentre dal governo si rassicura che alla fine la fiducia sarà posta. Dopo che Palazzo Madama avrà votato il decreto vaccini, il distacco di Sappada dal Veneto per il Friuli e il dl banche. «Lo ius soli rimane una precedenza assoluta per il Pd – assicura il capogruppo dem Luigi Zanda - come mi hanno confermato nelle ultime ore sia Gentiloni sia il segretario Pd Renzi». La finestra temporale sarebbe dal 23 luglio ed è lì che il Pd spera di tornare alla carica. «A differenza di Salvini dico sì allo ius soli, è un dovere» incalza Renzi che ribadisce anche «il numero chiuso» per l’accoglienza dei migranti.

Sul fronte europeo si segnano i primi passi avanti. La riunione a Varsavia nella sede di Frontex sollecitata proprio dall’Italia ha portato all’apertura della discussione sulle regole di Triton. Da qui alla certezza che saranno cambiate c’è ancora da lavorare molto e a lungo. Ma ieri «tutti i partecipanti hanno riconosciuto che l’Italia sta affrontando straordinarie pressioni e necessita di ulteriore sostegno da parte dell’Ue e di Frontex» recita il comunicato finale dopo l’incontro. «L’Italia ha indicato che, in caso di afflusso massiccio di migranti, vorrebbe essere in grado di sbarcare i migranti nei porti di altri Stati membri» aggiunge la nota. E rende noto: «È stato concordato che sarà istituito senza indugio un gruppo di lavoro per individuare ed elaborare ulteriormente ciò che deve essere rivisto nel concetto operativo di Triton in vista delle decisioni già raggiunte a livello politico». Dietro i toni burocratici e in apparenza concilianti del comunicato – sollecitato dal commissario Dimitri Avramopoulos al direttore di Frontex, Fabrice Leggeri – ci sono non poche tensioni. La delegazione italiana a Varsavia era composta da dirigenti della Polizia di Stato, Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Al capo delegazione, prefetto Giovanni Pinto, direttore centrale Polizia delle Frontiere del dipartimento di Ps guidato da Franco Gabrielli, alcuni rappresentanti esteri hanno chiesto di entrare nel merito della discussione. Pinto non ha dato seguito, il mandato politico ricevuto dal ministro Minniti era ottenere la formazione di un gruppo di lavoro su Triton e l’obiettivo, raggiunto, era solo quello. Spagna, Malta e Grecia hanno rumoreggiato davanti alla prospettiva di un coinvolgimento nel soccorso dei flussi di migranti dalla Libia. E si è agitato anche il rappresentante tedesco davanti alla prospettiva del varo di un codice di condotta per le Ong. Non sarà un caso ma quelle tedesche sono molto attive nel Mediteraneo.

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