decaduto il dg bevere

Sullo spoil system di Speranza all’Agenas l’ombra del voto in Emilia

Il minsitro Speranza ha revocato il dg di Agenas Francesco Bevere. Sullo sfondo di questa vicenda c’è la partita delle elezioni di gennaio in Emilia Romagna. A prendere il posto di Bevere all'Agenas dovrebbe essere infatti la direttrice della sanità emiliano romagnola Kyriakoula Petropulacos

di Barbara Gobbi


Speranza:la stagione dei tagli in sanità è definitivamente chiusa

3' di lettura

Braccio di ferro aperto tra ministro della Salute e Regioni: il casus belli è lo spoils system con cui il ministro della Salute Roberto Speranza travolge, dopo aver revocato il direttore generale dell’Agenzia del farmaco (Aifa) Luca Li Bassi, il direttore dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali Francesco Bevere, che era stato confermato con Intesa solo quattro mesi fa.

La questione condiziona la firma del nuovo Patto per la salute in scadenza a dicembre ed è tutta politica: gli assessori, che per il momento «prendono atto» e rinviano la decisione alla Conferenza dei presidenti guidata da Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), non ci stanno al “neo-centralismo” manifestato dalla Salute che, afferma il coordinatore Luigi Icardi, «nega anni di regionalismo sanitario ed è in pieno contrasto con le scelte autonomistiche».

Sullo sfondo di questa vicenda c’è la partita delle elezioni di gennaio in Emilia Romagna, dove Bonaccini corre sfidato dalla leghista Lucia Bergonzoni. A prendere il posto di Bevere all'Agenas dovrebbe essere infatti la direttrice della sanità emiliano romagnola Kyriakoula Petropulacos.

La vicenda
«Gli assessori alla Sanità prendono atto della lettera inviata dal ministro Speranza, che revoca il mandato al presidente di Agenas». Al termine di una commissione Salute «molto produttiva, in cui abbiamo esaminato tante questioni importanti», il coordinatore Luigi Icardi (Piemonte) liquida così - apparentemente - la questione del secondo spoils system, dopo quello sul Dg Aifa Luca Li Bassi, avviato dal ministro della Salute Roberto Speranza. Ma la patata bollente del congedo formalizzato oggi e senza mezzi termini di Francesco Bevere, che solo una manciata di mesi fa era stato confermato alla guida dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, passa semplicemente alla sede più appropriata per affrontarla: la conferenza dei presidenti che «ha la titolarità piena - ricorda Icardi - per prendere una posizione politica. Tanto più che le Regioni sulla questione sono spaccate. Personalmente preciso però che per me la “scheda 5” del Patto salute nell'ultima versione da noi inviata al ministero e su cui ancora aspettiamo risposta, resta valida. Si tratta di decidere quale indirizzo dare alla politica sanitaria: se affermare un centralismo a mio avviso del tutto superato o valorizzare le istanze autonomistiche delle Regioni, avallate dai cittadini». Non è questione di nomi, precisano gli assessori, ma di trovare un punto di accordo sull'imprinting da dare ai rapporti tra ministero e Regioni.

L’ombra del voto in Emilia.
Superato lo “Scilla e Cariddi” dei commissariamenti per mancati adempimenti sui Lea, la trattativa sul Patto inciampa di nuovo. L'oggetto del contendere è cambiato, ma il nodo restano sempre i rapporti di forza. Su cui probabilmente si incuneano questioni che con la sanità hanno poco a che fare e che attengono invece molto alla posta in gioco delle elezioni del 26 gennaio in Emilia Romagna. A prendere il posto di Bevere potrebbe essere la direttrice della sanità emiliano-romagnola Kyriakoula Petropulacos e inevitabilmente si pensa a uno schieramento di tutte le forze in campo per sostenere la posizione - già forte ma non inattaccabile - dell'attuale governatore e presidente della Stato-Regioni Stefano Bonaccini davanti alla sfidante leghista. Non a caso nei giorni scorsi era arrivata una levata di scudi contro lo spoils system su Bevere dagli assessori di centro-destra: non solo Icardi ma anche Luca Coletto (Umbria), Mario Nieddu (Sardegna), Manuela Lanzarin (Veneto). E proprio quest'ultima ieri aveva sintetizzato il “mood”: «Ci troviamo di fronte a un possibile atto d'imperio, senza mai essere stati consultati e senza aver capito a cosa sia dovuta l'ostilità del Ministro. Conto – conclude la Lanzarin – in un gesto distensivo da parte del ministro. In caso contrario, i rapporti con le Regioni farebbero molti passi indietro in una sola volta». Il gesto distensivo non è arrivato. Anzi. E intanto la scadenza del Patto salute al 31 dicembre si avvicina così come il rischio, se le Regioni non firmeranno, di veder sfumare il bottino da 3,5 miliardi di euro di aumento del Fondo sanitario nazionale per 2020 e 2021. Ai presidenti, giovedì prossimo, l'ardua sentenza.

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