giro d’italia

Sullo Zoncolan primo Froome. Yates, secondo, conserva la maglia rosa

di Dario Ceccarelli

Chris Froome (Afp)

3' di lettura

Sullo Zoncolan sventola la bandiera di sua maestà britannica. Doveva essere il giorno della verità. E così è stato. La Montagna Sacra di questo Giro d'Italia ha dato la sua sentenza. Una sentenza che porta con sé una sorpresa. Il britannico Chris Froome esce dalla sua personalissima eclissi durata due settimane e ritorna al successo precedendo di sei secondi Simon Yates, l'altro britannico finora quasi padrone del Giro.

La maglia rosa ribadisce la candidatura alla vittoria finale ma avverte per la prima volta un lieve scricchiolio alla sua leadership.
È la prima volta infatti che Yates deve arrendersi al suo rivale. Di poco, certo, ma quel tanto che basta a fargli capire che la strada verso Roma è ancora molto lunga. E che quei 3 minuti e 10 di vantaggio su Froome non sono così tanti da farlo andare a letto tranquillo.

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Felicissimo Froome, che dopo tante amarezze, e tanto scalogna, può finalmente sorridere: “Sono contento, davvero. Questa era una tappa molto importante per me. Vincere qui, su questa salita così famosa, mi dà una carica particolare. Non è stato facile recuperare dopo la prima caduta di Gerusalemme. Per questo voglio ringraziare i miei compagni che hanno sempre avuto fiducia in me. Se posso ancora vincere il Giro?Diciamo che non è ancora finita…”.

Ecco, non è finita. Quel primo scricchiolio di cui parlavamo all'inizio, lo conferma anche Yates: “Sì, non sono del tutto contento. Io volevo vincere anche questa tappa… Invece ha vinto Froome. E i distacchi, già questa domenica a Sappada, aumenteranno. Ci sarà ancora battaglia”. Insomma, Yates ha capito che dovrà sudare ancora parecchio. Che la maglia rosa non è ancora al sicuro nella sua valigia.

Un'altra minaccia viene da Tom Dumoulin, il terzo uomo di questo Giro d'Italia. L'olandese volante, che non è uno scalatore come i due britannici, perde 37 secondi ma non perde il controllo della situazione. Con il suo passo regolare, Dumoulin viene su tranquillo anche sulle terribile rampe dello Zoncolan. Alla fine arriva quinto, senza scomporsi più di tanto. E questo deve far preoccupare sia Yates che Froome. Martedì prossimo con la cronometro di Rovereto la musica cambierà. E quei dieci chili che sulla Montagna Sacra hanno “frenato” l'olandese, nella prova contro il tempo gli daranno, al contrario, la potenza necessaria per strapazzare la concorrenza. E quindi attenzione anche Dumoulin, quanto mai abile nel tenersi qualche passo indietro, ma pronto a mordere quando la strada non è più in salita.

Anche l'anno scorso l'olandese il Giro l'ha vinto così. In difesa in montagna. All'attacco nelle prove a cronometro. Certo, da questa domenica a sabato prossimo ci saranno ancora quattro arrivi in salita a partire subito da Sappada. Però “Tom-Tom”, come lo chiamano i suoi tifosi, ha il navigatore ben centrato su un obiettivo finale: Roma. E non sarà facile toglierselo di torno.

Ultimo responso, questa volta molto amaro: Fabio Aru alza bandiera bianca . Anche sullo Zoncolan, quando dove avrebbe dovuto fare fuoco e fiamme, si becca quasi due minuti e mezzo. Che sommati al resto fanno più di cinque. Insomma, non ci siamo. Game over. Il podio ormai se lo può dimenticare. L'unica cosa che può fare è quella di riposizionarsi puntando a una vittoria di tappa per non uscire da questo Giro con un bilancio totalmente in rosso.

Ma non sarà facile. Questo Giro era la grande occasione per uscire dalla sua lunga adolescenza agonistica e diventare un campione a tutto tondo. Il sardo dovrà capire dove ha sbagliato. E trovare la forza e la lucidità per salvare la stagione. Bene invece Domenico Pozzovivo, terzo al traguardo dopo Yates. Per il lucano un'altra giornata da protagonista. Gli manca ancora l'affondo, il colpo del ko. Ma c'è ancora tempo.

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