Il libro

Superare i modelli precedenti per vincere le nuove sfide globali

di Leonardo Becchetti

(denisismagilov - stock.adobe.com)

4' di lettura

In economia stiamo vivendo un cambio di paradigma simile a quello del passaggio dal modello tolemaico a quello copernicano. Siamo perfettamente consapevoli di tutti i limiti e le aporie del vecchio approccio neoclassico e il mondo degli economisti si divide tra coloro che non vogliono uscire da quello steccato e continuano a utilizzare il vecchio modello per cercare di capire la realtà e disegnare proposte di politica economica e, dal’altra, quelli che ne mettono in luce i difetti strutturali e cercano di costruire le loro ricette usando approcci nuovi.

Mauro Gallegati, uno dei protagonisti del dibattito scientifico dei nostri tempi e coautore di Joseph Stiglitz, è sicuramente uno di questi ultimi e il libro in cui raccoglie le sue riflessioni sul tema (Il mercato rende liberi?, pagg. 126, 16 euro, Luiss University Press) è pieno di spunti stimolanti.

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La pars destruens si concentra sul peccato originale del modello di equilibrio economico generale che rappresenta la sintesi dell’approccio tolemaico. Che non sono i meccanismi in parte provvidenziali del mercato come sembrerebbe suggerire il titolo provocatorio ma l’utilizzo delle leggi della vecchia fisica newtoniana per spiegare il funzionamento dell’economia, ignorando che l’oggetto di studio di quest’ultima non sono particelle senza memoria che si muovono sempre secondo le stesse leggi universali e immutabili, ma esseri umani che ragionano e modificano strategicamente i loro comportamenti a seguito delle scelte della politica. L’acqua, ricorda Gallegati, si comporta sempre allo stesso modo e non ha memoria di provenire dal Gange o da neve sciolta mentre nei comportamenti degli agenti economici interazione strategica, storia ed evoluzione giocano un ruolo fondamentale. Altra differenza fondamentale è che in economia il contesto è continuamente modificato dalle innovazioni come se una partita di scacchi si giocasse con regole e pezzi sempre diversi (quattro torri invece di due) e su scacchiere che si modificano continuamente a seguito delle nuove scoperte (l’economia dopo Internet è diversa da quella precedente la rivoluzione digitale). La dinamica dei modelli economici tradizionali inoltre è molto primitiva, un po’ come quella di una freccia lanciata da un arco di cui conosciamo già la traiettoria date le condizioni iniziali a meno di shock che possono accadere lungo il percorso e di cui possiamo calcolare gli effetti sulla traiettoria prevista. Nella realtà dell’economia invece la traiettoria della freccia (può essere la dinamica dei consumi, dei risparmi, della crescita) cambia continuamente perché in ogni istante del tempo una miriade di agenti individuali rivede le proprie scelte sulla base di preferenze e contesto. Le scelte degli agenti economici sono infine influenzate dalle loro preferenze politiche mentre gli atomi non sono né di destra né di sinistra.

La conseguenza del peccato originale dell’approccio tolemaico è che conclusioni di policy fondate su di esso rischiano di essere totalmente fuorvianti perché fondate su un modello che ha conclusioni formalmente eleganti e logicamente coerenti, che discendono però da premesse sbagliate.

Le conseguenze, considera ironicamente l’autore, possono essere quelle di stabilire che fucilate alle cicogne sono la strategia migliore per il controllo delle nascite.

Una prassi tradizionale tra gli economisti tolemaici è quella di distogliere l’attenzione dai problemi legati alle ipotesi iniziali con l’eleganza delle formalizzazioni matematiche. Bellissima a questo proposito la citazione nel libro di Bob Solow che afferma che due economisti “tolemaici” come Lucas e Sargent quando parlano con lui di economia partono dall’assunto di essere Napoleone e iniziano poi a discutere dei dettagli della battaglia di Austerlitz su cui sono ferratissimi. Se ci si fa trascinare su quel terreno dimenticando l’assunto sbagliato iniziale avranno sicuramente partita vinta.

La pars construens dei tolemaici che lavorano sul cambio di paradigma è la parte più interessante del libro.

L’autore descrive l’approccio agent based model che mette al centro le interazioni tra agenti in un processo evolutivo con caratteristiche “emergenti”, ovvero di creazione di nuovi fenomeni che si affermano progressivamente nell’evoluzione di quest’interazione.

Il paradigma dell’economia civile a cui appartengo si muove in parallelo, lavorando innanzitutto per contestare le ipotesi più “riduzioniste” del modello tolemaico come quella di soggetti economici privi di preferenze sociali, di organizzazioni produttive che non guardano oltre la massimizzazione del profitto, di un’orizzonte di benessere che non tenga conto di sostenibilità, generatività e multidimensionalità dei fattori che rendono le nostre vite soddisfacenti e ricche di senso. Su queste nuove basi è possibile identificare circoli virtuosi che possono portarci molto oltre obiettivi angusti, obsoleti e ormai insostenibili e ricette politiche sbagliate. Basta avere gli occhi aperti per vedere che l’economia del presente, e ancor più quella del futuro, già vive di interazioni tra soggetti con preferenze auto ed eterointeressate, tra organizzazioni produttive che guardano a profitto ma anche a impatto sociale e ambientale coinvolte in processi politici ed economici dove si lavora a quattro mani (meccanismi di mercato, istituzioni levatrici delle energie della società civile, cittadinanza attiva, imprese responsabili).

Superando i limiti “irrealistici” delle premesse del modello tolemaico possiamo evitare di andare a sbattere, vincendo sfide globali drammatiche come quelle delle pandemie e della transizione ecologica, trovando la mappa di sentieri in grado di portarci verso il traguardo di una creazione di valore generativa ambientalmente e socialmente sostenibile.

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