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Superbonus: «Costo netto per lo Stato molto più basso grazie all’effetto moltiplicatore»

Il Consiglio nazionale dei commercialisti pubblica uno studio che ritocca le stime fatte dalle relazioni tecniche di Governo e Parlamento sul 110%

di Giuseppe Latour

(ANSA)

3' di lettura

Le relazioni tecniche che hanno accompagnato il lancio del superbonus 110% hanno fortemente sottostimato gli effetti finanziari della misura. È questo il cuore della ricerca appena pubblicata dal Consiglio e dalla Fondazione nazionali dei commercialisti. Dai dati effettivamente rilevati, la misura, nonostante sia risultata molto più costosa di quanto previsto, ha un ritorno finanziario per le casse pubbliche molto più alto di quanto stimato, a cui vanno aggiunti i rilevanti effetti positivi sull’occupazione e sul reddito di famiglie e imprese.

Secondo la ricerca, che prende in esame il biennio 2020-2021, a fronte di un euro di uscita finanziaria pubblica in termini di crediti o detrazioni fiscali riconosciuti ai contribuenti, grazie agli effetti moltiplicativi in termini economici, ritornano 43,3 centesimi. Il costo netto per lo Stato è, quindi, pari a 56,7 centesimi.

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Modello alternativo

Il documento, di fatto, presenta un modello alternativo per valutare gli effetti positivi che sono derivati dal superbonus in termini di maggiori entrate fiscali. L’ipotesi chiave, alla base del modello, è che per il calcolo del maggior reddito prodotto dall’economia e, di conseguenza, le maggiori entrate incassate dallo Stato, bisogna tenere conto dell’intero effetto moltiplicativo della spesa aggiuntiva generata dal superbonus 110% e, soprattutto, dalla possibilità di optare per lo sconto sul corrispettivo e la cessione del credito, in alternativa alla detrazione in dichiarazione.

L’effetto espansivo

Partendo da questo punto, è stato possibile stimare una spesa agevolata totale per tutto il 2021 pari a poco più di 55 miliardi di euro, di cui circa 27 miliardi imputabili ai bonus ordinari e 28,3 miliardi al superbonus 110%. La ricerca dimostra che il costo lordo per lo Stato, solo per il 2021, è stato, in realtà, più alto di oltre 21 miliardi di euro rispetto alle previsioni, mentre l’effetto fiscale indotto, che simula le maggiori entrate per lo Stato, è stato pari a quasi 12 miliardi di euro, determinando in tal modo un costo netto aggiuntivo per lo Stato di circa 9,5 miliardi di euro.

Lo straordinario effetto espansivo generato dal superbonus 110% nel 2021 – effetto che ha inciso per il 15% sulla crescita complessiva – si è tradotto in un altrettanto straordinario effetto propulsivo sul gettito fiscale che, al netto della spesa base, cioè della spesa in bonus edilizi che sarebbe stata comunque effettuata anche senza il superbonus 110%, ha generato maggiori entrate stimate pari a 43,3 centesimi di euro per ogni euro speso dallo Stato. I dati relativi al 2022 sembrerebbero indicare un’espansione fino a un triplo di quanto accaduto nel 2021.

Agevolazione da rendere strutturale

«Questo documento – afferma Salvatore Regalbuto, tesoriere del Consiglio nazionale dei commercialisti con delega all’area fiscale che ha coordinato il gruppo di ricercatori estensori del documento – offre dati e considerazioni tecniche che potranno essere d’ausilio al decisore politico per individuare in modo obiettivo un credibile punto di caduta nel dibattito sul futuro del superbonus e permettere valutazioni adeguate».

L’auspicio – conclude Regalbuto – «è che si possa rendere strutturale il superbonus, e in quest’ambito sono da accogliere favorevolmente gli interventi tesi a ridurre la percentuale di detrazione che, oltre a rendere più sostenibile la misura, innescano anche il necessario contrasto di interessi tra imprese e committenti, evitando così ingiustificati rialzi dei prezzi nel comparto dell’edilizia».

Altrettanto importante, infine, è che «si giunga ad una profonda semplificazione del quadro normativo di riferimento, preservando e valorizzando l’importante ruolo di garanzia dell’interesse pubblico svolto dai professionisti in varia misura coinvolti nel processo stesso», conclude Regalbuto.


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