ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe modifiche allo studio

Superbonus e imprese, sblocca crediti con garanzia dello Stato

Si delinea una nuova strada a beneficio delle imprese che hanno concesso sconti in fattura ai propri clienti e che adesso non riescono a monetizzarli

di Giuseppe Latour e Marco Mobili

Il superbonus del 110%

3' di lettura

Due strumenti allo studio per raggiungere l’obiettivo di sbloccare la massa dei crediti fiscali rimasti incagliati: una nuova cessione a disposizione delle banche, per rendere più semplici le compensazioni incrociate tra i soli istituti di credito, ma soprattutto una nuova strada a beneficio delle imprese che hanno concesso sconti in fattura ai propri clienti e che adesso non riescono a monetizzarli. Per loro si potrebbe aprire l’alternativa della trasformazione del credito in un finanziamento bancario assistito da garanzia pubblica.

Sono alcune delle soluzioni emerse nel corso del vertice che, nel pomeriggio di ieri (e fino a tarda sera), ha messo attorno a un tavolo rappresentanti di maggioranza e Governo per arrivare a chiudere la partita del superbonus e della cessione dei crediti. Proposte che saranno trasferite in un gruppo di emendamenti da inserire nella legge di conversione del decreto Aiuti quater.

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La cessione dei crediti

Partiamo dalle novità più importanti, maturate sul fronte della cessione dei crediti. Come detto, le soluzioni allo studio sono due. La prima prevede la possibilità di allungare la catena delle cessioni. Attualmente, il primo passaggio è libero, poi ci sono due trasferimenti in ambiente controllato (ad esempio, a banche e assicurazioni) e, poi, la banca può cedere a un proprio correntista che abbia la partita Iva. Quindi, la banca che riceve un credito, di solito, ha a disposizione solo un altro passaggio: un limite che rende questo mercato meno liquido. Allungando la catena delle cessioni, con un passaggio extra per gli istituti di credito, sarebbero favorite le compensazioni tra banche. Aiutando, così, a sfruttare al massimo la capienza fiscale degli istituti.

I crediti rimasti in pancia alle imprese

L’altra misura punta, invece, a intaccare la massa di crediti rimasti in pancia alle imprese: secondo le stime rese note venerdì da Cna, si tratta di 5 miliardi di euro che, attualmente, è impossibile monetizzare. L’ipotesi è di trasformarli in finanziamenti assistiti da garanzia pubblica sulla falsariga delle garanzie concesse in piena emergenza Covid. Lo Stato diventerebbe, così, il garante di ultima istanza per consentire all’anello delle cessioni di chiudersi. Seguendo una strada che era stata indicata nei giorni scorsi da diversi esponenti politici che stanno seguendo il dossier.

Il nodo copertura

Sul punto, però, c’è un problema di copertura. Per tenere sotto controllo gli effetti di questa manovra sul bilancio pubblico, allora, l’idea è di mettere in piedi un’operazione dilazionata nel tempo, durante il quale consentire lo smaltimento dei bonus al ritmo del 20% all’anno per smaltire così tutto l’arretrato. Ipotesi che, comunque, dovrà passare il vaglio della Ragioneria.

Mini proroga per le Cilas

Chiudendo con le conferme, si consolida la mini proroga per le Cilas. Il termine per salvare il superbonus al 110% anche nel 2023 sarà riaperto, ma solo per pochi giorni. Si arriverà, secondo le ipotesi allo studio, fino al 31 dicembre. Scendono le quotazioni dell’emendamento che consentirebbe una riapertura dei termini di quindici giorni dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto: rischia di far lievitare i costi, in una fase nella quale ci sono pochissime risorse a disposizione.

Non sarà riaperto, però, il termine per le delibere condominiali, scaduto il 24 novembre. A scongiurare il rischio di comportamenti fraudolenti (in qualche modo indotti dal blocco del termine) arriverà una dura stretta. Con la previsione di una responsabilità penale in caso di dichiarazione falsa sulla data di adozione della delibera sui lavori per rientrare nel 110% (invece che nel 90 per cento).

Lo «sblocca sequestri»

Resta, infine, in sospeso il tema dello sblocca sequestri. Qui la soluzione ipotizzata nei giorni scorsi prevedeva di separare, attraverso una norma interpretativa ad effetto retroattivo, il destino delle detrazioni da quello dei crediti fiscali. In questo modo, il sequestro della detrazione non potrebbe travolgere il credito di imposta collegato. Sulla norma, però, si registrano molte perplessità, che stanno inducendo Governo e Parlamento a lavorare su altre soluzioni.

Su questo pacchetto di modifiche, comunque, si cercherà una convergenza anche con l’opposizione, che nei giorni scorsi si è mostrata molto sensibile sia sul fronte delle cessioni che su quello del superbonus.

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