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Superbonus frenato dalla stretta sulla cessione dei crediti

Per i tecnici del Servizio bilancio del Senato la revisione delle norme potrebbe anche «dar luogo a ricadute in ordine all'entità degli investimenti futuri nel settore»

di Marco Mobili

Bonus edilizi, la frode sulla cessione dei crediti d’imposta tra fatture false e riciclaggio

3' di lettura

La nuova stretta sulle cessioni multiple dei bonus edilizi e di quelli Covid potrebbe produrre una perdita di gettito che il governo ha stimato e messo a copertura, ad esempio, dei costi del 110% da sostenere per i prossimi anni.

A sottolinearlo sono i tecnici del servizio Bilancio passando in rassegna le misure del decreto Sostegni ter all’esame di Palazzo Madama. Lo stop alle cessioni successive alla prima, secondo i tecnici, «potrebbe costituire una misura efficace per il contrasto alle frodi nel settore», ma «la restrizione introdotta appare altresì suscettibile di ridurre in modo significativo - per la sua portata rispetto alla disciplina previgente - le concrete possibilità di accesso al finanziamento degli interventi agevolati, attraverso lo strumento delle cessioni del credito».

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Ricadute sugli investimenti futuri

In sostanza la stretta «potrebbe dar luogo a ricadute in ordine all'entità degli investimenti futuri nel settore». E con il calo degli interventi verrebbero a ridursi anche le stime degli effetti finanziari che il Governo ha da sempre associato alle detrazioni fiscali in materia edilizia (come ad esempio il 110 per cento). Come sottolinea il servizio Bilancio nei saldi di finanza pubblica sono sempre state contabilizzate «le maggiori entrate a titolo di Iva, Irpef/Ires e Irap che sono state ipotizzate come ascrivibili all'effetto correlato alla spesa indotta (ossia i maggiori investimenti nel settore)». E sul punto, chiosano i tecnici, «appare opportuno acquisire la valutazione». Occorre in sostanza «un approfondimento in ordine al profilo evidenziato al fine di poter riscontrare l'affermazione che si legge in relazione tecnica per cui le disposizioni in commento non recano maggiori oneri per la finanza pubblica».

Gli effetti dei comportamenti illeciti

Ma per bilanciare il saldo, è stato fatto notare, andrebbero comunque conteggiati i miliardi ormai andati in fumo con le frodi. Il contatore dei comportamenti illeciti continua a correre: dai 4 miliardi denunciati dal Governo a inizio anno si è già saliti di oltre un miliardo e le procure coinvolte vanno da Nord a Sud. Le frodi, poi, sulle operazioni inesistenti drenano soltanto denaro pubblico ed escono ovviamente da qualsiasi calcolo o stima di copertura.

E che le frodi siano comunque un problema per il destino dei bonus edilizi lo sottolineano tutte le forze di maggioranza, le quali però chiedono al Governo di rivedere le modalità di intervento e all’agenzia delle Entrate di procedere insieme a un’analisi tecnica e qualitativa dei comportamenti illeciti, così da poter assumere le giuste contromisure. Per il Movimento 5 Stelle, infatti, il sistema di prevenzione delle frodi da realizzare, in modo da consentire la libera circolazione dei crediti d'imposta, dovrebbe passare per l'introduzione di sanzioni più severe per i comportamenti illeciti e l’uso indebito dei credito e per controlli quanto più possibile automatizzati. La limitazione a una sola cessione - sottolineano i pentastellati - metterà in crisi l'intera filiera dei bonus.

Pressioni per rivedere la norma

Tra le forze di maggioranza, dunque, aumentano le pressioni sul Governo per cambiare da subito la norma. Raccogliendo anche la richiesta delle imprese, i Cinque stelle chiedono un decreto correttivo immediato perché attendere i 60 giorni di conversione potrebbe portare danni irreparabili a migliaia di imprese e cittadini. Come i Dem anche Forza Italia e M5S chiedono di consentire la cessione multipla a banche e intermediari vigilati secondo le regole dell’articolo 106 del Testo unico bancario.

A questa richieste andrebbe affiancata anche la possibilità di una cessione ad almeno tre stadi per non cancellare del tutto le pratiche commerciali ormai in atto e consolidate soprattutto tra le imprese più piccole e i loro fornitori. Sul tavolo, poi, anche la gestione di un periodo transitorio più adeguato rispetto a quello attualmente stabilito e su cui l’Agenzia ha già aperto per una finestra più ampia. Con una Faq del 3 febbraio ha specificato che la disciplina transitoria recata del Dl 4/2022 «si applica ai crediti ceduti per i quali la relativa comunicazione» alle Entrate «sia validamente trasmessa prima del 17 febbraio 2022 (ossia entro il 16 febbraio 2022)».

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