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Superbonus, il governo chiude alle proroghe: lavoriamo solo per sbloccare i crediti

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fazzolari chiude a una proroga indiscriminata dell’agevolazione. Esecutivo al lavoro sulle cessioni: in ballo ci sono 60 miliardi ma pesano i vincoli Eurostat

di Giuseppe Latour

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2' di lettura

«Non proroghiamo» il superbonus anche perché «non è quello il problema. Il problema sono i crediti di imposta, stiamo tentando di trovare su questo una soluzione». Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari chiude così a una proroga indiscriminata del superbonus, chiesta da molti parlamentari nella conversione del decreto Aiuti quater, in discussione in questi giorni al Senato. Non ci sono, insomma, i margini per riaprire senza eccezioni i termini chiusi il 25 novembre scorso.

Fazzolari ha spiegato che «110% o 90% cambia che l'inquilino che deve fare 10mila euro di lavori prima non pagava niente e ora deve pagare 1000 euro, ma per chi è in difficoltà interveniamo con un apposito fondo. Si confondono i due temi che sono diversi».

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Vengono, così, confermati gli spazi strettissimi che il Parlamento ha per risolvere questa partita. La riapertura piena dei termini per le domande, chiesta dalla maggioranza, costerebbe almeno 300 milioni di euro per un solo mese, in base alle stime del Sole 24 Ore. Così, si tiene invece la porta aperta al massimo per una soluzione più soft: consentire a chi ha già approvato una delibera condominiale entro il 24 novembre scorso di presentare una Cilas entro fine anno. La proroga, insomma, sarebbe in versione ridottissima.

Se oggi il governo sembra avere chiuso anche a questa possibilità, resta però alto il pressing dei partiti. Nelle scorse settimane, infatti, si è imposto il fronte di chi chiedeva una riapertura dei termini piena, fino a fine anno, dando spazio a chi non è riuscita a chiudere le pratiche entro la doppia scadenza del 24 e 25 novembre. Il pressing continua ad arrivare da tutti i partiti, dalla Lega al M5S, che hanno presentato emendamenti al decreto Aiuti-quater.

La priorità assoluta per il governo, invece, è il tema della cessione dei crediti: «Dobbiamo trovare un meccanismo - ha detto ancora Fazzolari - per cui le banche possano prendersi questi crediti senza mandare all’aria i conti pubblici. Vale 60 miliardi, non può pagare lo Stato».

Anche su questo punto, però, pesano diversi nodi. Tutte le soluzioni immaginate finora, infatti, comportano il rischio che i crediti di imposta possano essere conteggiati, in base ai criteri Eurostat, come debito pubblico. Il tentativo dell’esecutivo, allora, è consentire alle banche di comprare di nuovi i crediti fiscali legati alle ristrutturazioni senza appesantire i bilanci dello Stato.

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